"Schlein underdog? No, era favoritissima. Vi spiego il perché"

L'esperto Paolo Borzacchiello: "Il suo successo alle primarie era annunciato. Non hanno vinto le competenze, ma il fatto che serviva una donna come elemento di contrasto alla Meloni"

"Schlein underdog? No, era favoritissima. Vi spiego il perché"

Da quando il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sdoganò in Italia la parola "underdog", ecco che improvvisamente qualcun altro decise di cogliere subito la palla al balzo e prendere ispirazione dal racconto della leader di Fratelli d’Italia per cercare di imitare il suo percorso politico. "Rappresento ciò che gli inglesi chiamerebbero l’underdog. Lo sfavorito, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici. Intendo farlo ancora, stravolgere i pronostici", fu la frase estrapolata dal lungo discorso del capo del governo alla Camera, mentre chiedeva la prima fiducia al suo nuovo esecutivo, con la quale il 25 ottobre scorso lei raccontava in poche parole il suo cursus honorum.

Quattro mesi dopo quell'esordio da premier, anche la nuova leader dell'opposizione si è voluta inserire all’interno della cornice dell'underdog: Elly Schlein diventa la nuova segretaria del Partito Democratico e Boccia, che l'ha sostenuta per tutta la campagna elettorale contro Bonaccini, la incorona subito: "Per uno come me, sempre controcorrente, appoggiarla è stato inevitabile: lei è l'underdog, una forza della natura, rappresenta tutto quel che serve al Pd, la sinistra del futuro. Lei serve al Pd come il pane: va dritta, è radicale, netta, ed è in grado di arrivare alle nuove generazioni, è un gancio straordinario per i ragazzi di oggi, per i 20enni".

L'elemento che si sta configurando adesso in Italia è assolutamente inedito in Europa e, con tutta probabilità, anche nel resto del mondo: il capo del governo nazionale e quello di opposizione parlamentare sono contemporaneamente entrambe donne. In un Paese che fino a pochissimo tempo fa (e in parte anche adesso) veniva additato come profondamente "maschilista" questa non sarebbe esattamente un risultato da poco. Eppure secondo Paolo Borzacchiello, esperto di intelligenza linguistica e direttore di Hcw University, le cose non stanno esattamente in questo modo.

Schlein può essere definita "underdog" come Giorgia Meloni?

"Sicuramente dal punto di vista astratto sì, perché la sua storia in apparenza segue lo stesso schema del presidente del Consiglio. Poi, stando invece più sul contenuto, le due situazioni sono molto diverse".

In che senso?

"La Meloni ha fatto sicuramente un tipo di scalata che si fa quando sei il primo del tuo genere. Nel secondo caso, invece, io vedo più una strategia di marketing utilizzata per contrastare un certo tipo di fenomeno che ha certe caratteristiche e quindi si applica lo stesso tipo di principio che ha usato qualcun altro. Mentre noi sappiamo con sicurezza che la leader di Fratelli d'Italia ha vinto per merito, non sapremo mai se Schlein ha vinto per merito o perché era donna e serviva un elemento di contrasto alla Meloni".

Però anche la nuova segretaria del Pd partiva sfavorita nella sfida delle primarie, no?

"Non sono così sicuro di questo. Lo dico in maniera quasi provocatoria, sempre dal mero punto vista del commento linguistico, che è più in linea con le mie corde: ma se io vado ad analizzare la semantica utilizzata da chiunque l'abbia promossa e sostenuta, sembrava invece una vittoria annunciata. Per me era Bonaccini quello sfavorito. In questo caso non hanno vinto le competenze, ma il fatto di essere donna. In un frame che, a livello europeo prima e italiano dopo, adesso sta privilegiando tantissimo questa cosa".

Nei gazebo, quindi, ha prevalso quindi l'anti-melonismo?

"Se ci si fa caso, proprio anche a fronte di tutti i punti che la stampa aveva elencato, come per esempio "Sarebbe la prima donna leader del Pd", "A destra hanno anticipato la sinistra con la prima donna a capo del governo", "Il Pd parla tanto di inclusione e poi è l'unico partito che non ha una donna al vertice" ecc., io personalmente non l'ho mai vista così tanto sfavorita. Anzi".

Eppure nemmeno i sondaggi avevano capito quello che stava succedendo.

"S'immagini un elettore del Pd che sente ripetere mille volte una frase di questo genere: "L'unico partito che dovrebbe avere un premier donna, perché più di tutti, promuove l'inclusione, non ce l'ha”. A furia di continuare a reiterare questo concetto, come può sentirsi un simpatizzante dem? Ecco perché faccio fatica ad applicare lo stesso tipo di concetto che ha riguardato la Meloni: Schlein partiva favoritissima".

Ora il capo del governo e quello di opposizione sono entrambe donne: come cambierà la battaglia politica tra queste due giovani protagoniste, pur diversissime tra loro?

"Dobbiamo partire dalla constatazione che noi restiamo un Paese patriarcale maschilista. Il fatto che uomini di partito – come ad esempio Franceschini in questo caso – abbiano dato per l'ennesima volta il placet a una donna, e che questa sia una strategia per compensare il ruolo di Giorgia Meloni, dimostra che le cose non siano cambiate molto. È più femminista la leadership della premier, anche se qualcuno sostiene che non lo è. Detto questo, la vittoria della Schlein porterà più svantaggio al Pd. Questo perché ci sarà una polarizzazione dei contenuti solo su alcuni aspetti".

Secondo lei verranno trascurate tematiche rilevanti?

"Che sia molto chiaro: non ci sono argomenti più importanti di altri. Tutte le battaglie che si portano avanti sono ugualmente importanti. Il rischio, però, è che lo spazio del campo dibattito politico venga limitato tantissimo rispetto al potenziale, che è quello che sarebbe necessario. Genere, fluidità, matrimoni gay, adozioni, sono tutti temi sui quale il Pd ha già perso e su cui alla fine non c'è tutto questo grande interesse al di fuori della bolla social. Non vorrei che nei prossimi sei mesi si parlasse dell'utilizzo dello schwa in alternativa ai termini "ministra" o "segretaria".

Il rischio è che si vada a ridurre tantissimo l'agenda setting ad alcuni macro-temi che, di fatto, interessano solo alcune fette di popolazione. Del resto, se questi dibattiti fossero stati di così grande interesse, oggi avremmo un governo di centrosinistra e non di centrodestra".

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