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Sfila la galleria degli errori: dal carcere per "somiglianza" alle tangenti fantasma

Arresti ingiusti e criminali in libertà: quanti sbagli in Procura. Ma la sinistra va in piazza

Sfila la galleria degli errori: dal carcere per "somiglianza" alle tangenti fantasma
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La malagiustizia non è un concetto astratto ma ha volti, nomi e cognomi, storie di vite rovinate e famiglie distrutte da magistrati che poi non pagano per i propri errori. Al Teatro Parenti di Milano, durante l'evento «Sì. Una riforma che fa giustizia» organizzato da Fratelli d'Italia, ieri alcune di queste storie sono state raccontate, così assurde da sembrare finte eppure drammaticamente vere.

Luciano Di Marco una mattina del giugno 2019 si trova la polizia in casa con le luci di un elicottero che entrano dalle finestre e viene arrestato con un mandato di cattura per una presunta rapina effettuata in una gioielleria di Cerignola. Viene tradotto prima nel carcere di Torino e poi di Foggia mentre sua moglie va ai domiciliari.

Dopo quattro mesi di carcere, grazie a uno sciopero della fame, riesce a ottenere una perizia dei tratti somatici che lo scagiona, viene liberato e il suo caso archiviato. Tornato in libertà chiede un risarcimento per l'errore giudiziario ma, a distanza di sei anni, non ha ancora ricevuto nulla.

Giovanni Jacobazzi è stato invece un dirigente esterno del comune di Parma nominato nel 2008 dal sindaco di centrodestra Pietro Vignali. Nel 2011 viene arrestato con l'accusa di aver preso una tangente da 5000 mila euro su un importo di 10mila. Jacobazzi trascorre 40 giorni in carcere, 2 mesi ai domiciliari, e per altri 2 mesi viene sottoposto all'obbligo di dimora. Nel 2025 viene assolto con formula piena, nel mentre vive però un calvario giudiziario nato una lunga attività di intercettazioni avvenute per tutto il 2010 nel suo ufficio con un costo di circa 1,5 milioni di euro.

Ci sono anche casi in cui chi dovrebbe stare in carcere viene scarcerato dai magistrati con permessi premio per poi compiere nuovi reati arrivando a togliere la vita a una persona. È la storia raccontata da Domenico Pagliari, figlio di Mario, un pescatore di Pescara che viene ucciso con due colpi di pistola da un ex camorrista condannato a trent'anni che doveva essere in prigione ma era libero per una licenza. «Voglio dire una cosa al magistrato che lo ha liberato: sono vent'anni che non festeggio la festa del papà, dopo due ore dalla sua morte è nato suo nipote, la mia vita è cambiata. Andrò a votare per il sì» racconta commosso il figlio di Pagliari.

Altre storie sono ancor più tragiche come quella di un padre che piange per la propria figlia di quindici anni uccisa da un assassino che, in quanto minorenne, usufruisce di attenuanti come quella raccontata da Vincenzo Gualzetti, padre di Chiara: «si danno tutte le possibili garanzie a chi ti ammazza la figlia ma le famiglie vengono dimenticate e lasciate sole».

I calvari giudiziari non risparmiano neanche le forze dell'ordine come nel caso di Luciano Masini, il maresciallo dei Carabinieri di Villa Verucchio che la notte di capodanno del 2024 aveva usato l'arma di ordinanza per sparare contro un 23enne egiziano che aveva accoltellato quattro persone. Masini ha dovuto attendere un anno prima di essere archiviato e, nell'istanza di archiviazione, l'egiziano veniva indicato in più passaggi come vittima «ma eravamo noi le vere vittime» afferma Masini dal palco del Teatro Parenti. Come dargli torto, a lui e alle migliaia di italiani finiti nel tritacarne della malagiustizia.

Nonostante queste storie non è

mancato chi anche ieri è riuscito a dare un pessimo spettacolo come i collettivi di Cambiare rotta, Opposizione studentesca alternativa e della Palestina, Potere al popolo che hanno organizzato un presidio contro Giorgia Meloni.

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