Lo spread risale e la colpa, come al solito, è di Berlusconi

Lo spread torna al centro del dibattito politico. In Italia, come all'estero, c'è chi spera nel rialzo di questo indicatore per scaricare le colpe sul Cav e mantenere lo status quo

Lo spread risale e la colpa, come al solito, è di Berlusconi

Lo spread è tornato protagonista indiscusso del dibattito politico. Ovviamente la "colpa" del rialzo è di Berlusconi: il tonfo della Borsa e la sfiducia dei mercati nell'Italia (misurata dallo spread) sono associati al ritorno in campo del Cavaliere. In effetti è vero, il differenziale tra i Bund tedeschi e i Btp italiani è schizzato oltre 360 punti in appena due giorni, ma non bisogna dimenticare che è stato vicino a quei livelli per quasi tutto il mandato del governo tecnico, prima della svolta di Draghi (con il via libero all'acquisto illimitato di titoli di debito pubblico da parte della Bce) che ha raffreddato la "febbre da spread". Ora però, esattamente come un anno fa, lo spread torna a essere il grimaldello usato ad arte dagli speculatori per tentare di condizionare la politica italiana.

"Siamo nel campo delle opinioni personali. Credo che lo spread sia importante perché impatta direttamente sul costo del nostro debito pubblico", ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, commentando il giudizio di Berlusconi sul differenziale tra i titoli di stato (che il Cavaliere ha definito "un imbroglio").

Il differenziale, ha aggiunto Squinzi, è importante per "la possibilità di destinare fondi per ridurre il cuneo fiscale che è la cosa più importante per rilanciare l’economia del nostro Paese". Squinzi ha però ammesso che "non dobbiamo guardare a reazione isteriche sul mercato perché ci può essere qualcuno che ne trae profitto". Concludendo che "è necessario avere sempre una visione di medio lungo periodo e credo che quel che conta veramente sia che dalle prossime elezioni esca un governo stabile e capace di governare e che faccia una buona politica".

"C’è qualcuno al mondo che può pensare che lo spread non sia importante? - si chiede il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera -. Cioè che i tassi d’interesse non siano importanti? Che la credibilità del Paese non sia importante? Probabilmente non è stato bene inteso". E commenta anche le parole di Berlusconi: "Non è l’unico indicatore (lo spread, ndr) ma è un indicatore importante".

Sul significato e l'importanza dello spread interviene anche il portavoce del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn, Simon O'Connor: "Non sta alla Commissione dare definizioni di spread e rendimenti, sono sentimenti di mercato sul come giudicano" un paese o l’altro. O'Connor ha riconosciuto che anche secondo la Commissione, come del resto anche per la Bce, questi divari tra rendimenti dei titoli di Stato implicano "condizioni di finanziamento più difficili" in alcuni paesi che si ripercuotono sui costi di finanziamento delle imprese, e questo "può essere problematico per il funzionamento dell’area euro".

Intanto in una lettera aperta inviata al premier il deputato del Pdl Renato Brunetta scrive che "la letteratura scientifica dimostra che il 70% dello spread dipende dal rischio di implosione dell’area euro, e solo il 30% dipende dai fondamentali economici di un Paese. Dunque il calo dell’ultimo anno dipende in gran parte dall’intervento della Bce, mentre al contrario le politiche attuate dal governo Monti hanno bloccato la crescita finendo per ridurre la credibilità del paese, la sostenibilità di medio-lungo periodo del suo debito pubblico, e quindi il suo merito di credito".

Sono numeri che, di certo, verranno respinti al mittente dallo staff del Professor Monti. Ma spread o non spread un dato di fatto è incontrovertibile: la crescita è bloccata (molto più che altrove) e il Paese sta andando pericolosamente indietro. Colpa di Berlusconi anche questo?

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