Leggi il settimanale

Tensioni nel Partito sardo di Azione, Acciaro: “Antonio Moro non è l’innovazione"

Il leader storico dei quattromori nel Nord-Ovest della Sardegna: "Ha passato 30 anni tra segreteria, assessorati e da 8 anni come Presidente di quel Partito che oggi vorrebbe stigmatizzare”

Foto Wikipedia
Foto Wikipedia
00:00 00:00

Non usa giri di parole Giancarlo Acciaro, leader storico dei quattromori nel Nord-Ovest della Sardegna. Imprenditore di lungo corso e deputato, Assessore Provinciale e Comunale di Sassari, già Segretario Nazionale del Partito nei primi anni ‘90, è stato uno dei bersagli principali della campagna di delegittimazione avviata da Moro e da alcuni altri iscritti ancora legati alla vecchia minoranza che faceva capo a Giacomo Sanna e che cerca di riprendere il controllo del Partito in vista delle prossime elezioni regionali. “Ho portato io Antonio Moro nel Partito più di trent’anni fa e ne conosco pregi e difetti. In questo caso sta soltanto cercando di coprire il suo ultimo fallimento elettorale con un polverone che risponde alla logica del tanto peggio, tanto meglio”.

Spiega Acciaro che “dietro tutti questi veleni c’è un gruppo che ha governato il Partito per decenni prima di Solinas e mi fa sorridere che oggi si presentino come «l’innovazione contro la conservazione feroce»: Giacomo Sanna, lo stesso Antonio Moro, Efisio Planetta che è stato Consigliere regionale dal 1984 per ben tre legislature, sua moglie Carla, figlia di un altro compianto sardista, l’On. Puligheddu, già Consigliere e Assessore Regionale negli anni ’80, e nominata proprio da Solinas, Garante regionale dell’infanzia. Tutta gente – rincara Acciaro – abituata a gestire il potere e che oggi si trova a disagio nel dover soltanto militare nel Partito senza una prospettiva certa di nuove prebende”.

Solinas divenne Segretario del Partito vincendo il Congresso del 2015 proprio all’insegna del cambiamento e da allora ha riportato i quattromori in Parlamento nel 2018 dopo un quarto di secolo e alla guida della Regione nel 2019 dopo 35 anni dalla Presidenza di Mario Melis del 1984.

Nelle elezioni regionali sotto la sua Segreteria il PSd’Az ha ottenuto le percentuali più alte degli ultimi 70 anni, dopo quelle del “vento sardista”: circa il 10% nel 2019 e il 5,5% nel 2024, nonostante la travagliata vicenda della sua mancata ricandidatura da Presidente uscente per via dell’imposizione di un proprio uomo da parte di FdI, che nel frattempo aveva conquistato la guida del Governo Italiano con Giorgia Meloni e reclamava una redistribuzione delle regioni in seno al centrodestra.

“A me, che non ho niente da chiedere in termini di potere, dispiace che queste persone, alle quali non interessa certo il bene del Partito ma soltanto prendersi il fortino per gestire trattative e incarichi come hanno sempre fatto, cerchino di distorcere la verità fino a questo punto, avvelenando anche tanti nuovi iscritti che si erano avvicinati con le migliori intenzioni e strumentalizzandoli per questa loro battaglia di pura retroguardia” prosegue Acciaro.

E infine conclude amaramente “per la mia storia e per quella di quanti ho conosciuto dare l’anima per questo Partito non posso assistere inerme a questo tentativo squallido di avvelenare i pozzi. Moro è un bravo giornalista e sa usare bene gli strumenti della comunicazione, ma non può pensare che la sua narrazione possa prevalere sulla realtà: se pensa di distruggere il giocattolo perché non glielo si consegna, sta sbagliando. Purtroppo per lui in politica non ha mai avuto successo, lo abbiamo candidato e sostenuto più volte alle regionali e alle parlamentari ma non è mai stato eletto. Nonostante questo gli abbiamo sempre riconosciuto ruoli di nomina: assistente parlamentare, segretario particolare in Regione, assessore regionale.

E nemmeno nel Partito ha mai avuto i numeri per essere eletto, ha sempre usufruito di accordi che gli hanno regalato il ruolo che ha. Non vorrei che questa reazione sia dovuta alla ricerca di un’ennesima nomina, che evidentemente dipende questa volta da altri”.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica