C'erano moltissimi lettori in sala ad assistere all'incontro con il direttore de il Giornale Tommaso Cerno alla Festa del Giornale a Montegrotto Terme (Padova). Cerno non si è risparmiato e ha parlato per due ore, rispondendo anche alle domande dei presenti. È stato un confronto franco e aperto, durante il quale il direttore ha tracciato una disamina profonda sullo stato di salute della politica e sulle sfide politiche che attendono il Giornale per non tradire i suoi lettori. "Ci vogliono buttar fuori anche dalla Rai, perché ci può stare solo Ranucci", ha esordito Cerno, raccontando in tempo reale la polemica portata ancora avanti dal M5s, che ormai da settimane polemizza sulla presenza in Rai del direttore.
"Attacca Ranucci, quindi non può stare sulla Rai", è il sunto della situazione fatta da Cerno, che ha immediatamente catturato l'attenzione dei lettori. "I 5Stelle che sono ormai i cani da guardia di Ranucci", ha proseguito il direttore, sottolineando che nella tv pubblica "ii veri intoccabili sono loro" perché oggi in Italia "basta dire che la Meloni è una stronza e tu sei a posto per tutta la vita, nel senso che nessuno ti può più toccare". Chi non lo fa, e smaschera questi giochetti finisce alla gogna: "Io personalmente ricevo ogni giorno ingiunzioni, richieste di soldi, centinaia di migliaia di euro: ogni roba che scrivo mi fanno la richiesta di danni per farmi stare zitto". Ma il direttore va avanti e continua con le inchieste, come quella pubblicata sul quotidiano di oggi che coinvolge anche il M5s proseguendo il filone di Hamas e Hannoun, "che magari non si è mai incontrato con Conte, però, ovviamente, i suoi parlamentari facevano con le associazioni di Hannoun incontri pubblici perfino in Parlamento" ma il presidente del M5s "ha incontrato ed è fotografato con un amico di Hannoun, un altro islamista, che fino a ieri era un libero cittadino italiano amico di Hannoun, da oggi è indagato per i 270 bis, cioè un altro affiliato al terrorismo internazionale, considerato coinvolto nella rete di supporto al finanziamento del terrorismo internazionale, fotografato con il segretario del M5s in incontri pubblici". Quindi, è la conclusione di Cerno, "mi viene il dubbio che Report avrebbe un sacco di lavoro da fare se volesse fare un'inchiesta su come mai il leader che manda i suoi parlamentari ad attaccare i giornali che scrivono di queste cose è in fotografia con un signore che è accusato di sostenere il terrorismo internazionale".
Il direttore ha poi rivelato ai lettori che, oltre che per Report, ha ricevuto critiche per come ha parlato della strage di Crans-Montana: "Vengono a dirci che siamo esagerati a parlare di loro questi termini, non si capisce quali termini. Io gli unici termini ho detto che sono orgoglioso di non essere svizzero". Ma questo, ha ribadito, "lo ripeto per come si sono comportati, l'atteggiamento che hanno avuto. Dopodiché è chiaro che noi ci lamentiamo della giustizia in Italia, poi però ci troviamo un Paese dove per 40 morti bruciati e 110 feriti l'accusa è un incendio colposo". Gli italiani "sono indignati perché la Svizzera è il classico posto che ci ha sempre fatto credere di essere perfetto, non si capiva perché. La prima volta che dovevano fare una cosa... Se succedeva in Italia, cosa stavano dicendo? Se avessimo presentato quella situazione... ". Questo, ha aggiunto Cerno, "per dirvi che io sono molto contento di essere qui con voi perché è una partita difficile questa qua" per "non cedere al conformismo loro, per non sottostare a un tacito accordo per cui io scrivo un po' meno e tu attacchi un po' meno, per non cadere nella trappola della minatoria costante che c'è in questo paese per cui mandano avanti le persone a minacciare, a insinuare".
Spazio anche al referendum sulla separazione delle carriere e sulla riforma della giustizia, "a me piace che la riforma che tutti volevamo, al di là di chi la bloccava, è arrivata grazie al Parlamento, cioè al popolo italiano che l'ha votato e alla Costituzione che gli ha consentito di andare avanti perché non la potevano fermare" e perché "ci dobbiamo mettere le facce dei testimonial? Li mettono gli altri i testimonial, noi abbiamo l'Italia come testimonial". Noi, al referendum di marzo, "non votiamo sì perché abbiamo un processo, noi votiamo sì perché abbiamo capito che certe cose che sono successe non corrispondono alla nostra idea di libertà e di giustizia per tutti" e, ha sottolineato Cerno, "noi stiamo cercando di costruire il dibattito sulla giustizia sui grandi fatti processuali che in qualche modo rappresentano, secondo noi, la malagestio più incredibile". Tra questi anche Garlasco perché, ha sottolineato Cerno, "io non so se è stato Sempio ma ho capito che non è stato Stasi". Ma lui, a un certo punto, "senza prove assolto in primo grado in Appello è stato condannato dalla Cassazione a fare 16 anni di prigione. Che significa anche che la Cassazione lo sapeva che questo era innocente, perché la Cassazione se ritiene che tu hai ucciso la tua fidanzata in maniera efferata entrando in casa e lasciandola sanguinare sulle scale ti dà l'ergastolo".
Si è quindi passati alla politica estera, al caso Groenlandia che è "una bella sveglia l'Europa: pensa alla Danimarca che ha scoperto di avere la Groenlandia grazie a Trump: mica lo sapeva. Adesso Macron che ha il 3% nei sondaggi, ha detto a Trump: 'Vengo in America, faccio io'. Quello gli ha detto: 'Lo champagne costerà 90.000 dollari a bottiglia'. Quello sta già impazzendo". Tornando all'Italia, invece, il direttore ha ragionato sul fatto che "se il mondo ci ama e noi no, finisce che l'Italia si salva, ma senza di noi. Perché la domanda non è se l'Italia uscirà da questa crisi, certo che uscirà, è il Paese più bello del mondo. Il problema è si salverà con noi o senza di noi? Perché noi dobbiamo pretendere che si salvi con noi. Ma vogliono farla uscire migliore questi signori della sinistra con altri, visto le persone che portano in piazza, visto le battaglie che difendono. Mentre questo governo in qualche maniera un po' di orgoglio di finircela insieme sta partita ce l'ha messo, anche con i suoi svarioni".
Sull'intelligenza artificiale, il direttore ha ammesso di avere "molta più dimestichezza con la stupidità umana che con l'intelligenza artificiale, quindi ammetto di non essere il massimo esperto" ma "sento dire due cose: prima cosa, l'intelligenza artificiale è un processo incredibile, ovviamente, che viaggia a velocità che l'uomo non può viaggiare di cose già conosciute. Ma l'uomo è scopritore di cose ancora non conosciute". Secondo, "esisterà un computer che farà questo. E allora la mia domanda è: detto che credo a questa a queste due cose, il computer chi lo farà prima? O chi l'ha fatto prima? Chi ce l'ha quel computer quantico lì, questo computer generativo, l'intelligenza generativa? Perché se ce l'hanno gli americani, la Groenlandia è spacciata. Se ce l'hanno i cinesi, siamo spacciati noi". E, tra le due cose, "preferisco ce l'abbiano gli americani, ma sento dire che gli americani non piacciono a molta gente perché Trump fa paura, perché non si capisce che cosa dice. Mentre io, sapete cosa penso? A parte quello che ho scritto oggi, che da quando c'è Trump finalmente non sento parlare della Groenlandia, di quanto deve essere lungo il pesce rosso nella vasca. Ma penso che la sinistra usi la scusa di Trump che con quel ciuffo, quel modo si presta per portare in Europa finalmente l'anti americanismo filo comunista che non era riuscita a portare fino adesso".
La sinistra "è confusa perché pur di dire che ha ragione ammette e accetta tutto quello che è antitetico a quello che ha lei detto. L'islamismo è la forma più perfetta di tutto questo. Cioè l'islamismo ai tempi di Ronald Reagan, che non era un compagno sovietico, era Kareem Abdul-Jabbar, era era Mohamed Alì. Quella roba lì è uscita da quelle parti. Oggi l'Islam si è radicalizzato, mette le donne nei recinti, ma non a Teheran, sarebbe già gravissimo, ma a Roma, a Milano durante la preghiera pubblica del Ramadan. E la Boldrini, l'Albanese e tutte queste che rompono il cazzo dalla mattina alla sera per ogni cosa che dici appena usi un plurale, un femminile, ti tagliano le mani, non dicono niente. E il femminismo degli anni 70-80, le grandi donne che si hanno lottato, che hanno detto o qui le famiglie le teniamo avanti noi, i nostri mariti sono dei baluba, sono zitti". Chi parla "è la Meloni a rappresentare le donne e cosa dicono? Che è un uomo. La chiamano uoma con questo gergo, no?". Vogliono "cancellare l'Islam della Divina Commedia e mettercelo nella scuola. Cioè lo togli dalla Divina Commedia e lo metti a scuola, ma toglilo dalla scuola e lascialo dalla Divina Commedia. Hai fatto togliere il crocefisso a me e togli anche quello, no? Cioè, questa inversione della realtà. E noi stiamo cercando di raccontare anche questa inversione della realtà, quindi iniziamo il Giornale 2.0".
Su input dei lettori, Cerno ha parlato del centrodestra sottolineando che "Salvini ha subito un'aggressione da parte dei sistemi di questo stato che noi stiamo tra l'altro raccontando l'altro giorno abbiamo fatto due pagine solo su di lui. Ci è venuto a trovare al Giornale, abbiamo fatto un'intervista, abbiamo tirato fuori proprio il dossier su di lui e sulla Lega. Quando lui diventa Salvini al 34%, gli italiani gli dicono: "Vai avanti tu". Lo Stato decide di farlo fuori e aveva tutti i contro, compresi molti dei suoi colonnelli, eppure è ancora in piedi e non ha detto una parola contro nessuno. Quindi è un leader politico gigantesco, perché Renzi, che ha avuto un'aggressione minima in rispetto alla sua, è crollato al 1%. Salvini, ha il 10%, grazie anche alla Lega, e al modello di governo della Lega: non esiste una città in Italia governata come è governato il nord-est". Giorgia Meloni "è un leader contemporaneo, anche perché è una donna potente, cosa che la sinistra non ha saputo esprimere. Grazie a lei, anche in Francia la destra torna a parlare". Salvini e Tajani "hanno però un compito fondamentale: portare queste diverse culture di governo, il post berlusconismo, quindi una certa visione del Paese e un certo modello privatistico virtuoso del Paese che oggi, per esempio è quello che salva la sanità. Questo approccio è quello che oggi salva la sanità: senza di esso, saremmo tutti come le regioni rosse.
E poi c'è il modello leghista, cioè il modello territoriale localista virtuoso, dove il bene di un luogo piccolo diventa il bene di un modello di un luogo grande, dove la storia di un paese è la storia del Paese, sono due visioni diverse, servono totalmente".