Il villaggio degli artisti si trovava su una strada tortuosa, su una collina. Era consentito entrare, per vedere come potevano vivere gli israeliani sofisticati, che vendevano le loro opere d'arte.
Non avevano soldi per le opere d'arte, altrimenti si sarebbero ritrovati con una soffice parete tessile di montagne arancioni con un sentiero che si inerpicava fino a un sole viola al tramonto a sua madre sembrava piacere quello in particolare. Che cos'era l'arte? Dovevi sapere dell'arte, dovevi sapere di Paul Klee e del suo dipinto di pallidi quadrati sul muro, o di Mondrian e del suo vezzoso Broadway Boogie-Woogie a scacchi gialli, rossi e neri. Dovevi sapere che là fuori c'era Andy Warhol. Andy Warhol vedeva ciò che era sempre stato lì, cose che non avevi mai notato: una scatola Brillo o una lattina di zuppa Campbell. Ora lo vedevi. L'arte era lì? Si capiva che l'arte significava qualcosa se volevi guardarla ogni volta che passavi di lì, o se non volevi guardarla nemmeno per poco. L'arte era questo. Quella lì, non era arte. Non c'era niente di male in qualcosa se non era arte. Non era un crimine. Solo, non l'avrebbe voluta appesa al muro.
Erano fuori da una gioielleria e stavano guardando gli anelli quando emersero Arthur e Shoshana. Erano lo zio e la zia di suo padre, quindi erano più vecchi di lui. Non li chiamavano Arthur e Shoshana, ma Artie e Shushi. Per un po' tutti baciarono tutti ed emisero suoni striduli di sorpresa. Non sapevano che Artie e Shushi fossero in Israele, non erano stati avvisati erano in una specie di vacanza, in autobus, per vedere la Terra Santa. Era il giorno della loro gita a Ein Hod, e Shushi mostrò loro la collana e gli orecchini che Artie le aveva comprato. Artie e Shushi stavano andando a pranzare in un bel ristorante con gli altri del loro gruppo e suggerirono che anche loro pranzassero lì. La madre di Anne disse che sull'autobus avevano dei panini. Non avevano abbastanza soldi per pranzare in quel ristorante. Quando finirono i panini, trovarono i cancelli esterni per entrare nel ristorante. Era un patio con dei tavoli, circondato da muri di pietra e c'era una statua di una grossa entità, importante. Artie e Shushi stavano ancora pranzando e si unirono a loro, aggiungendo altre sedie. Il cibo sembrava molto più buono dei loro panini al formaggio. Abbiamo visto un bellissimo quadro che torneremo a comprare, disse Shushi. Poi andremo ad Haifa e quindi in Grecia, in Jugoslavia e sulla costa dalmata. Artie era l'amministratore di un ospedale di Bronxville. Amministrare era un lavoro importante, anche se nessuno riusciva a spiegarle che tipo di cose Artie dovesse amministrare. Era strano che non avessero detto loro che sarebbero venuti in Israele. Anne capì che Artie e Shushi, da quando i suoi genitori avevano divorziato, non li consideravano più parenti. Se non fossero stati così poveri, forse Artie e Shushi non si sarebbero vergognati tanto di loro. Apparivano davvero malconci, in confronto a quelle persone ingioiellate, avvolte in una nuvola capricciosa di acqua di colonia, mocassini bianchi, completi in seersucker e vestiti a fiori. I loro figli erano suoi cugini, ma molto diversi. Erano più grandi di lei di dieci o vent'anni, più vicini all'età di suo padre, frequentavano jazz club, suonavano il flauto e allevavano lucertole della specie mostro di Gila in terrari con lampade termiche. Da quando i genitori di Anne avevano divorziato, tutti loro non avevano più alcuna utilità. Lei, sua madre e persino suo fratello erano i semi-cattivi. Potevano contaminarli. La mattina dopo la mamma doveva andare a lezione di ebraico e i bambini a scuola. Al buffet della colazione Anne prese alcune cose che sperava mangiasse il riccio. Forse gli sarebbero piaciuti i cetrioli? Il pane? Un pomodoro, un uovo sodo? Mise le cose su un piatto per terra e tutti rifecero il letto prima che lei e suo fratello iniziassero la loro passeggiata. Arrivarono al parcheggio. Shelby era sul sedile anteriore della bella macchina che i suoi genitori le avevano comprato e Paul stava salendo dal lato del passeggero. Ehi, ragazzi, disse Shelby. Volete che vi diamo un passaggio a scuola? Anne pensò di accettare. Poi Shelby sarebbe dovuta scendere, o Paul, o forse entrambi, in modo che i sedili potessero essere inclinati in avanti e lei e suo fratello potessero stringersi nel minuscolo spazio del sedile posteriore, boccheggiando alla ricerca di aria, mentre i due davanti fumavano le loro sigarette puzzolenti e rimbalzavano per tutto il tempo necessario ad arrivare a destinazione.
Era una passeggiata piacevole. A volte il cane riusciva a scappare e si aggregava a loro, finché non arrivavano a scuola, e allora tornava indietro. Era più divertente camminare sotto lo scricchiolio delle foglie. Era una passeggiata, sì, ma se avessero preso un passaggio sarebbero arrivati troppo presto.
No, grazie, disse Anne. Siamo a posto così. Il fratello sembrava leggermente deluso. Shelby ridacchiava sempre. Anne lo prese per il polso e si avviarono verso la scuola. Uscirono dal parcheggio e si diressero sulla strada mentre Shelby metteva in moto la sua auto. Dietro di loro ci fu un'esplosione. Si gettarono involontariamente a terra. Si voltarono a guardare. L'auto della bella ragazza era saltata in aria. Parti di parafango, vetro, gomma, coprivano il terreno.
Pochi minuti dopo arrivò l'ambulanza per portarli all'ospedale. Probabilmente non sarebbero sopravvissuti. Il braccio di Shelby era sul lato opposto del parcheggio, il delicato braccialetto d'oro ancora intorno al polso carnoso.