Andrò a votare. È l'ultima occasione per l'Italia. Possiamo attuare la Costituzione e introdurre anche nel nostro Paese il processo moderno, dove accusa e difesa sono sullo stesso piano e un giudice terzo decide su innocenza o colpevolezza. Emettendo una sentenza indipendente, come succede da decenni in tutte le democrazie del mondo.
Noi ci abbiamo messo quasi ottant'anni ad arrivare qui. Nel 1988 il partigiano e giurista Giuliano Vassalli cercò di cancellare dai nostri codici l'ultimo residuato fascista rimasto in vigore dopo che i padri costituenti avevano costruito il perimetro della nascente Repubblica italiana. E oggi spetta a noi dire l'ultima parola: vogliamo un modello in cui accusa e difesa sono sullo stesso piano e il giudice è una figura terza e indipendente? O vogliamo continuare con un sistema dove chi chiede di processare un cittadino è un collega di chi dovrà decidere se è colpevole o no?
La domanda è seria, eppure la campagna referendaria non lo è stata altrettanto, perché ha parlato di altro. Ha trasformato questa riforma, attesa dalla nascita della Repubblica e impedita prima da Tangentopoli e poi dall'assedio giudiziario a Silvio Berlusconi, in un referendum pro o contro il governo di Giorgia Meloni.
Perché noi siamo fatti così. Nel momenti cruciali ci dividiamo e torniamo un Paese ossessionato dal leader. Invece che dalle scelte che dobbiamo fare.
La sinistra ha sostenuto e incoraggiato per decenni questa riforma.
Salvo poi rinnegarla perché oggi a proporla è una maggioranza di centrodestra. Ma le elezioni politiche ci saranno. E sarà quello il giorno per giudicare il governo. Oggi e domani è l'occasione per rispondere a un'altra domanda: la giustizia vi piace così? O è il momento di renderla più giusta?