Alla fine della Seconda guerra mondiale, dopo quegli indicibili orrori, l'Occidente capì che bisognava costruire un nuovo ordine, capace di impedire il ritorno delle ideologie assassine e delle guerre totali. Da lì nasce il mondo in cui abbiamo vissuto per ottant'anni fatto di pace, commercio, libertà, mercati aperti, democrazia, diritti, benessere. E diciamolo, questo ordine ha funzionato creando la civiltà più libera, più ricca, più prospera e più capace di migliorare la vita degli uomini che sia mai esistita. L'Occidente ha prodotto sviluppo, scienza, tecnologia, impresa, ricchezza diffusa, mobilità sociale, per sé e per la stragrande maggioranza del mondo togliendo dalla miseria masse enormi di persone. E questo è il primo punto che va sempre ricordato, ossia che l'Occidente non è perfetto, ma non c'è niente di meglio. Ora, però, tutto ciò sembra essersi spezzato. Ed è questo l'oggetto del gran libro di Russell R. Reno, Il ritorno degli dèi forti (Liberilibri). Reno chiama questo ordine «consenso
postbellico», incentrato sull'idea che il mondo, giustamente, dovesse essere aperto: nei commerci, nelle idee, nei confini, nelle culture. Il problema è che, a un certo punto, «l'apertura» è diventata una specie di dogma. L'Occidente ha cominciato a diffidare di ogni verità forte, di ogni appartenenza. E questo relativismo, questa totale liquidità di ogni valore e di ogni verità sono diventate il nuovo dogmatismo. Pensate a tutti gli slogan anti- che sono diventati le pietre angolari della nostra società corretta. Se non ti dichiari di continuo anti-fascista, anti-razzista, anti-omofobo, etc. istantaneamente diventi una specie di mostro morale. Gli «dèi forti» del titolo di Reno non sono qualcosa di strano, ma sono, in realtà, la cosa più importante, ossia quei valori che sono in grado di reggere, di fondare, di dare senso a una civiltà. Reno sembra dirci che quella che oggi viene chiamata destra, se vuole essere all'altezza della sfida di questa epoca, deve tenere insieme due cose. Da una parte il conservatorismo, perché senza radici, senza continuità, senza istituzioni, senza appartenenza, una società si disfa. Dall'altra il liberalismo, perché senza libertà economica, iniziativa individuale, proprietà, impresa e mercato, una società si impoverisce e si spegne. Gli dèi forti servono a tenere insieme la casa. Il mercato serve a renderla libera, ricca, dinamica. Questi due aspetti non possono essere separati, perché ciascuno da solo non basta a se stesso, mentre insieme costituiscono l'architrave della forza dell'Occidente.
Il libro di Reno, su cui per alcune cose un liberale può tranquillamente dissentire, è importante perché ci obbliga a guardare a questo momento storico complicatissimo senza ipocrisie. Richiamando l'attenzione anche su quei beni spirituali che certo sono fondamentali per tenere insieme la nostra civiltà.