Vorrei scrivere mille righe, ma ne ho solo una cinquantina per recensire l’ultimo libro di Lodovico Festa, Nonsapendo Fare a maglia. Festa, detto Viki, come ricorda nella prefazione Mattia Feltri, è stato il nostro capo agli esordi del Foglio. Il suo ultimo libro è solo un pezzo della sua compulsiva e lunga lettura, da uomo colto che non si prende sul serio. Viki, cit.432, è come una sua citazione: «ho la terribile sensazione che, siccome ho una barba bianca e sono seduto in fondo alla sala, tu ti aspetti che ti dica la verità su qualcosa. Maquesti sono solo i posti a sedere a buon prezzo, non il Monte Sinai».
Per tutta la vita, la sua più grande passione, forse insieme alla politica, è stata la lettura. E come passatempo, o forse anche come dolce ossessione, non sapendo appunto lavorare all’uncinetto, ha collezionato in maniera squisitamente maniacale aforismi e frasi irrinunciabili estratti dalle migliaia di libri letti, ma anche di alcuni film e di qualche articolo di giornale. Ci sono i classici e i moderni, la Bibbia e Wodehouse. Anzi, come un altro mio grande amico e insegnante (Antonio Martino), il libro e Viki sono molto influenzati dall’umorista inglese: «C’è solo una cura per i capelli grigi. È stata inventata da un francese. Si chiama ghigliottina» (cit.200) Da questo materiale sterminato, l’autore ha distillato appunto 555 brevi citazioni che poi ha commentato con la grazia, lo stile e l’ironia degli autori che tanto ha amato. Eccone un esempio, una frase della grande attrice Bette Davis tratta da un’intervista a Playboy: “Non ho mai desiderato essere un uomo. Mi sono sempre sentita una donna e volevo essere una donna. Volevo realizzarmi professionalmente e personalmente come una donna. Qualcuno magari dirà che avevo invidia per il pene, ma io sempre avuto solo ammirazione per il pene.” E a questa frase pazzesca della Davis, che oggi sarebbe considerata improponibile e scorrettissima, Festa aggiunge la sua chiosa «Oh! Tempi beati nei quali si poteva essere orgogliose di essere donne senza la preoccupazione di infastidire qualcuno di diverso “gender”».
Ci sono poi le citazioni coltissime: scopro con piacere che l’ideale della donna bionda e con gli occhi azzurri nasce con l’Atena, Glaucope, dell’Odissea. Ciò che ne viene fuori è una riflessione frammentaria eppure coerente su una vita intera: dalla lunga attività politica nelle fila della sinistra, al suo distacco da essa, dalla sua attività giornalistica, alle sue amicizie fino, ovviamente, a Lidia, sua moglie, sempre presente nel testo, guida e fustigatrice dei suoi gusti e degli spazi nelle sue librerie.
E attraverso la lente della propria vita, vista attraverso i libri e le parole cha ha amato, Festa riflette su ciò che ogniuomoha incomune: le gioie, i dolori, i dubbi, gli amori, le antipatie, la vecchiaia, e tutto ciò che compone il ricco tessuto delle nostre esistenze.Il libro di Festa, tra le molte cose belle che contiene, mi sembra essere innanzitutto questo, ossia un invito a prestare ascolto ai libri, ad aprirli: «vivere leggendo è un bel modo di vivere».