Manca una settimana al referendum sulla giustizia. Questa votazione, che a molti può apparire tecnica, è in realtà una riforma essenziale, che ci riguarda da vicino. L’amministrazione della giustizia, infatti, non è semplicemente qualcosa per «i criminali»”, riguarda invece tutti i cittadini, soprattutto quelli innocenti.
Perché essere anche solo sfiorati da un’indagine giudiziaria spesso comporta conseguenze incalcolabili sulla vita delle persone, spesso indipendentemente da quello che è poi l’esito di quel procedimento. Riformare il meccanismo che governa la magistratura, e che la valuta, e separare le carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri (come accade in tutti i Paesi democratici e liberali) potrebbe rendere la giustizia un poco più giusta.
Per farsi un’idea di come la riforma della giustizia riguardi da vicino tutti i cittadini, voglio consigliarvi di leggere il libro che Ermes Antonucci ha scritto sul caso di Stefano Esposito intitolato, in maniera quanto mai chiara, Massacro giudiziario. Come un’indagine ingiusta di devasta la vita (Liberilibri). E direi che non poteva esserci titolo diverso per descrivere quello a cui Stefano Esposito è stato sottoposto. Ex senatore del PD, grande supporter della TAV, a partire dal 2017 è entrato in un tunnel di tormenti giudiziari che giustamente Giuliano Ferrara, che ha scritto la prefazione al libro, definisce kafkiana. Sette anni sotto indagine con accuse devastanti per chi si occupa della cosa pubblica, senza essere arrestato, ma tenuto in una situazione di sospensione assoluta, che rendeva impossibile persino difendersi. E, nel frattempo, una vita distrutta da un’indagine infinita, che già in sé costituiva la pena insieme a una indicibile gogna mediatica che disfa tutto ciò che si è creato in una vita. E non solo la carriera, ma anche la propria dignità, i rapporti con gli altri e la famiglia. La sconvolgente vicenda di Esposito ci dimostra che quello che è successo a lui potrebbe accadere a tutti noi. Ecco il motivo per cui leggerlo nella settimana che conduce al referendum potrebbe essere una guida utile per capire meglio il bivio storico a cui ci troviamo. E come potremmo aiutare a migliorare la situazione della giustizia in Italia.
Scrive Ermes Antonucci: «I casi di malagiustizia in Italia sono all’ordine del giorno.
Tra il 1992 e il 2023 sono stati stimati circa 31mila casi di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari. Praticamente mille ogni anno.
Con un costo complessivo di 900 milioni di euro per le casse dello Stato.
Tra queste persone c’è anche Stefano Esposito, vittima di una vicenda davvero clamo rosa».