Piccoli esperimenti di felicità, scritto da Hendrik Groen (Edizione Tea) è uno di quei libri che non ti aspetti: in fondo e letteralmente, è solo il diario di un ironico ottuagenario che vi racconta la sua vista all'interno di un ospizio di Amsterdam. Un testo da cui scappare, penserete subito: o perché siete vicini a quella fine, o perché ne siate molto lontani. Eppure è da leggere. Per tutti e con spirito libertario. Non fa proclami, non predica, non impartisce lezioni morali. Racconta. E nel raccontare, smonta con eleganza una delle grandi bugie del nostro tempo: l'idea che la felicità sia un prodotto da scaffale, garantito dallo Stato, dal welfare o dall'ennesima app per il benessere interiore.
Groen lo fa attraverso piccoli gesti quotidiani, micro-scelte, esperimenti minimi ma radicali: cambiare abitudine, uscire di casa, dire qualche no in più e qualche sì più autentico. È una filosofia pratica, quasi sovversiva nella
sua semplicità. Perché oggi, in un mondo iper-regolato, iper-protetto, iper-spiegato, la vera rivoluzione è prendersi la responsabilità della propria serenità.E non affidarla ad altri, o meglio non pretenderla dalle Istituzioni. Certo siamo nel microcosmo di un palazzetto per vecchi, con una direttrice elegante e dirigista, ma il sapore è ben più ricco.
Il libro è una difesa implicita della libertà individuale. Non quella urlata, ideologica, ma quella concreta: la libertà di sbagliare, di essere imperfetti, di non ottimizzare ogni istante della propria vita secondo parametri imposti da altri. Groen ci ricorda che la felicità non nasce dal controllo totale, ma dal margine di caos che ciascuno riesce a gestire. La libertà terribile di ammalarsi per continuare a vivere, di bere per divertirsi, di rischiare per non morire.
C'è anche una critica
sottile al paternalismo moderno: l'idea che qualcuno sappia sempre cosa è meglio per noi. Qui no. Qui la felicità non è un diritto esigibile né un bonus statale. È una conquista personale, fragile, reversibile, e proprio per questo vera. Con ironia nordica e lucidità disarmante, Groen racconta che vivere bene non significa vivere sicuri, ma vivere scegliendo. E scegliendo spesso controcorrente. Un messaggio che oggi suona quasi eretico.
Piccoli esperimenti di felicità non è un manuale motivazionale, e meno male.
È un invito gentile ma fermo a smettere di delegare la propria vita. Un libro che non promette nulla, ma restituisce molto: un po' di autonomia, un po' di dignità, e la consapevolezza che la felicità, come la libertà, non si chiede. Si esercita.