Il rapporto tra politica e occultismo è un tema «classico» della letteratura esoterica. Il mattino dei maghi, il saggio di Louis Pauwels e Jacques Bergier uscito per Mondadori nel 1963, rilanciò l’interesse del grande pubblico. Adolf Hitler e il nazismo erano descritti come il prodotto di una cultura magica. Il libro, per quanto divertente, non è accurato, e mescola informazioni corrette con bufale complottiste. Proprio il complottismo è il male che affligge questo tipo di pubblicazioni. Il lato occulto del potere non cessa però di interessare. Basta pensare cosa è stato costruito intorno al caso Epstein. Una oscena vicenda di finanza e pedofilia, secondo un’opinione diffusa, è deragliata nel satanismo e nella magia a vantaggio dell’establishment democratico (non a caso i personaggi che accendono le peggiori fantasie sono Bill Clinton e il suo sostenitore Bill Gates).
Diverso, e sistematico, l’approccio di Gary Lachman, noto anche come ex bassista della band americana Blondie, che ha scritto un volume esaustivo qualche anno fa (Politics and Occult, 2008). Ora torna sull’argomento con La stella nera. Magia e potere nell’era di Putin e Trump (Tlon, pagg. 324, euro 19).
È una nuova edizione aggiornata perché la materia del libro è in continua evoluzione e proprio nella direzione indicata da Lachman. La stella nera è un saggio da leggere per intero. Inizialmente, si stenta a credere che possa esistere un qualsiasi nesso tra il mondo dell’occulto, Donald Trump e Vladimir Putin. In effetti, non è provato in alcun modo né l’autore ha la pretesa di dimostrare un legame. Il punto però si rivela molto più sottile. Le tecniche di persuasione e intrattenimento, ma anche quelle di governo, riecheggiano, senza rifarsi ad essa direttamente, una gigantesca letteratura che va dall’auto-aiuto (self-help) ai trattati di magia rinascimentali passando per filosofi come Julius Evola e una pletora di pensatori «minori» ma influenti. Immagini, simboli e slogan possono essere «sigilli magici» capaci di modificare la realtà secondo la volontà del «negromante». Ma si capisce fin troppo bene che non c’è bisogno della magia. È più che sufficiente la propaganda aggiornata all’epoca della post-verità e della Rete. Qui Lachman colpisce nel segno. E questo fa anche più paura della magia, come dimostrato dalle ultime, inquietanti cento pagine di La stella nera.
Lachman parte dal New Thought, una miscela esplosiva di radicalismo cristiano e politico, una versione del cristianesimo che sconfina nella letteratura di auto-aiuto. È un cristianesimo che insegna a modificare la realtà attraverso la preghiera e la corretta individuazione degli obiettivi per arrivare al successo. Questa corrente ha un autorevole estimatore: Donald Trump ha frequentato per anni la chiesa del principale esponente del New Thought. Abbondanti tracce di questo atteggiamento culturale sono presenti nei libri dello stesso Trump. Fino a qui, niente di strano. Al massimo si può riscontrare che New Thought e magia hanno lo stesso scopo: intervenire efficacemente sulla realtà, attraverso la meditazione e l’immaginazione, entrambe accompagnate, nella magia, da rituali di varia natura. Altro tassello. La Chaos Magick è una diramazione della magia sessuale di Aleister Crowley. Si distingue per l’atteggiamento irriverente e il rifiuto dell’armamentario tipico della magia, dal tempio alle bacchette. Chaos Magick predica risposte spiazzanti ed eccessive, vere e proprie provocazioni, con uno scarso interesse per la verità. L’adepto della Chaos Magick può sostenere tutto e il suo contrario. Trae la sua forza dalla energia sprigionata dal caos. Fino a qui, niente di strano. La comunicazione sui social non è tanto diversa, specie nel caso, ancora una volta, di Trump. I meme della Rete, le immagini che definiamo “virali”, assumono il valore di sigilli magici. Diventano simboli capaci di suscitare una reazione e di indirizzare lo sviluppo dei fatti. Famoso il caso di Pepe, una sboccata e irriverente rana diventata il testimonial virale della cosiddetta «destra alternativa» americana.
Non dobbiamo però pensare che queste modalità di comunicazione siano una esclusiva dell’Occidente. Vladimir Putin si è avvalso della collaborazione decisiva di Vladislav Surkov, noto come Il mago del Cremlino, a cui è stato dedicato anche l’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli (e relativo film di Olivier Assayas, appena transitato sugli schermi italiani).
Surkov è qualcosa di più di uno spin doctor. Non si limitava a scrivere i discorsi di Putin. Si dava da fare per creare una sorta di realtà artificiale nella quale «recitava» l’intero popolo russo, in ruoli diversi. Surkov poteva finanziare partiti d’opposizione, per controllarli, e movimenti filo-governativi. Tutto e il suo contrario, come la Chaos Magick.
Dopo un periodo di transizione, durante il quale si defilò, Surkov ridivenne centrale nell’orchestrare la propaganda anti-ucraina nel 2014. Proprio la guerra in Ucraina pare aver stimolato l’immaginazione di un altro «mago», il filosofo Alexander Dugin, il quale «annunciò» la guerra con cinque anni di anticipo e descrisse la bandiera della Nuova Russia (il Donbass) prima che i separatisti ne avessero una. Suggestivo.
Segno di grande acume e spirito di osservazione.
Ma Dugin è in effetti un conoscitore dell’occulto a cui ha dedicato saggi notevoli, soprattutto quando si concentrano sulla cultura pop (memorabili i passaggi su David Bowie).
Dugin ha teorizzato lo scontro definitivo tra l’Occidente «marino», materialista, progressista e liberale e la Eurasia «terrestre», religiosa, tradizionalista e collettivista. La definizione di individuo per Dugin non ha senso, e se ne avesse uno sarebbe negativo. L’occidentale alza lo sguardo al cielo e dice «io». Il russo guarda le steppe e dice «noi». Ben prima della crisi, Dugin aveva indicato i confini europei della grande Russia proprio nelle zone filo-russe dell’Ucraina. A dire il vero, ma Lachman non accenna alla questione, un tipo diverso di Eurasia era l’obiettivo di una parte minoritaria della Nuova destra francese ed europea, in particolare di Guillame Faye che in Archeofuturismo immaginava l’alleanza tra la Russia, sede del potere politico, con l’Europa propaggine dell’Asia e sede del potere tecnologico. Dugin invece non pensa all’Europa. La sterminata regione asiatica è più importante. Indubbiamente, Dugin ha visto le sue idee diventare sempre più reali. E Trump? Un momento di vicinanza transitoria... Comunque qualcosa si muove negli Stati Uniti, una singolare miscela di tecnocrazia e teologia apocalittica, è sufficiente pensare al «guru» Peter Thiel.
Complessivamente, il saggio di Lachman presenta una serie di figure, di pagina in pagina sempre più incisive, interessate a modificare la realtà attraverso ogni mezzo, anche e soprattutto i meno convenzionali. La magia non c’entra direttamente.