"Un perdurante orientamento della politica/strategia di impresa di Ceva Logistics Italia all'illecito": non è bastato, secondo la Procura, un anno intero passato sotto il controllo diretto della magistratura, perché il colosso francese Ceva, uno dei marchi più importanti della logistica internazionale, perdesse il "vizietto" che gli contestano i pm. Che è poi il "vizietto" che nella ricostruzione degli inquirenti affligge buona parte del mondo della logistica: l'utilizzo di manodopera sottopagata, arruolata da finte cooperative e girata a sua volta da società-filtro alle grandi aziende. Contro questo fenomeno la Procura in questi anni è scesa in campo con decisione, imponendo l'assunzione diretta di oltre 50mila dipendenti: il più efficace ufficio di collocamento d'Italia. Imponente anche l'importo dei risarcimenti ottenuti a favore del fisco: complessivamente, oltre un miliardo di euro. Dello stesso filone di indagini fanno parte anche le inchieste sullo sfruttamento dei rider, che ieri ha visto la conferma da parte del tribunale milanese del più recente dei provvedimenti di commissariamento giudiziale chiesto dai pm, quello a carico della società di consegne Deliveroo.
Anche il gruppo Ceva, controllato dalla Cma Cgmm del franco libaese Rodolphe Saadé, è rimasto per un anno, tra il 2019 e il 2020, in mano a un commissario nominato dal tribunale per azzerare la pratica del ricorso a società fantasma e cooperative fasulle. Al termine, l'azienda aveva presentato una serie di riforme interne: cambiati i manager, licenziata la società di consulenza, introdotte nuove procedure di controllo. Ma per la Procura non è cambiato quasi niente. Così ieri i pm Paolo Storari e Daniela Bartolucci fanno scattare il sequestro preventivo di oltre 27 milioni di euro che le due società del gruppo, la Ceva Logistics e la Ceva Holding, avrebbero accumulato illegalmente utilizzando la manodopera, in larga parte extracomunitaria, fornita da una serie di piccole società, alcune delle quali con sede in provincia di Napoli. Si tratta di personale assunto con contratti nazionali capestro, firmati da piccole sigle sindacali, con stipendi esigui e spesso senza il pagamento di contributi, visto che le ditte falliscono o chiudono prima di versarli. Costo minore per Ceva, dunque, e soprattutto "maggiore flessibilità", con la possibilità di liberarsi dei lavoratori quando non più necessari.
Il nuovo filone d'inchiesta fa approdare nel registro degli indagati Cristophe Boustouller e altri quattro manager del gruppo.
In una nota, Ceva fa sapere di avere piena fiducia nell'operato degli inquirenti e assicura i clienti che le indagini "non compromettono in alcun modo la regolare prosecuzione delle attività che continueranno ad essere realizzate con la consueta professionalità e puntualità".