Perché il sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap Andrea Delmastro, acerrimo nemico dell'abolizione del 41bis e dichiaratamente antimafioso, è finito a fare affari con un prestanome della cosca di camorra romana dei Senese? «C'è puzza di framing, l'hanno cojonato», ci dice una fonte romana che conosce molti dei commensali presenti a quella fatidica cena immortalata da una foto pubblicata dal Fatto quotidiano. Erano una quarantina a festeggiare la fresca nomina di un altissimo dirigente del Dap presente anche lui ma non fotografato né mai citato fino a ora, in un Dipartimento ancora oggi scosso dalle dimissioni a sorpresa di Giovanni Russo e per le sue deposizioni alla Procura di Perugia per la storiaccia dei dossieraggi contro il ministro della Difesa Guido Crosetto attraverso l'ufficiale Gdf Pasquale Striano, quando da braccio destro di Federico Cafiero de Raho alla Dna si accorse di troppe stranezze.
Mentre la slavina giudiziaria che ha travolto l'esponente Fdi si prepara a sbarcare in commissione Antimafia, (le audizioni inizieranno dopo Pasqua) e ora che la Dna di Roma si è convinta ci fosse il riciclaggio per il clan camorristico Senese tramite Mauro e la figlia Miriam Caroccia dietro la società Le 5 Forchette di cui Andrea Delmastro è stato socio al 25% - dal 16 novembre 2024 al 27 febbraio scorso, come da ultimissima dichiarazione patrimoniale - si stringe il cerchio sull'identikit della persona che ha scattato (e conservato) quella foto. A quanto risulta al Giornale, alcune delle persone identificate nei primi articoli «grazie a un ciuffo o a un orecchio» sono pronte a citare Il Fatto per diffamazione, visto l'improprio accostamento. È escluso che l'autore sia della scorta o della polizia penitenziaria, che mai si sarebbe seduto allo stesso tavolo del sottosegretario, più facile che sia un dirigente, anche se in molti (anche la stessa Procura che indaga anche per intestazione fittizia di beni con l'aggravante mafiosa) si chiedono il perché: perché «rubare» una foto sicuramente non posata in un contesto di cordiale amicizia? Per incastrare chi? Chi l'ha fatta sapeva dell'inopportunità di cenare in un locale in mano a un potenziale prestanome della camorra romana? E perché non li ha avvisati? «Se avesse voluto scudarsi avrebbe messo anche lui un prestanome, chessò il commercialista. Invece Delmastro si è mosso in prima persona». Una sorprendente connivenza taciuta a tutti quelli coinvolti? Anche all'amica Elena Chiorino assessore regionale in Piemonte che ieri si è dimessa e all'assessore ai Lavori pubblici del Comune di Biella Cristiano Franceschini che ha fatto un passo indietro?
Altro indizio che si è trattato di una leggerezza salatissima: in quel locale le forze di polizia sarebbero state spesso di casa, lo avrebbe detto anche uno della scorta a Delmastro secondo la ricostruzione del quotidiano di Marco Travaglio, che ha pubblicato la foto senza farsi troppe domande il mercoledì prima del referendum sulla giustizia, anche se la cena era di molti mesi prima. «Non è che andiamo a fare lo Sdi ogni volta che andiamo in un locale, come lo giustifico? Non siamo mica Striano», ci dice ridendo un vecchio frequentatore del locale Bisteccherie d'Italia che si trova sulla Tuscolana era frequentato anche da agenti e funzionari di Gdf e'Ucis. Quindi era sicuro, questo pensava Delmastro e chi l'ha consigliato a entrare in affari con il proprietario legato ai clan Senese, il cui nome è risuonato spesso in questi giorni per l'inchiesta milanese Hydra e l'asse mafia-camorra-'ndrangheta, oggi strombazzata ma mesi prima piuttosto maltrattata e ridimensionata dagli stessi giornaloni. «Non ci saranno processi sommari», assicura Riccardo De Corato, mentre la sinistra che «chiede chiarezza per fatti di una gravità senza precedenti, sui quali deve esprimersi il premier Giorgia Meloni», è la stessa mandata dal leader anarchico Alfredo Cospito a farsi spiegare dai boss di mafia in cella il 41bis, come aveva scoperto proprio Delmastro, che per questo è stato crocifisso e condannato.
Coincidenze romane? E se fosse un «piattino» molto simile a quello che ha rovinato la carriera a Marco Mancini, immortalato da una professoressa con Matteo Renzi all'Autogrill di Fiano al tramonto del governo di Giuseppe Conte, sponsor di de Raho? Chi (non) tocca il 41bis muore.