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“Mie parole strumentalizzate”. Di Matteo risponde a Nordio sul Csm “para mafioso”

Il Sostituto alla Procura nazionale antimafia replica al ministro della Giustizia: “Questa riforma non risolve la degenerazione del sistema di autogoverno”

“Mie parole strumentalizzate”. Di Matteo risponde a Nordio sul Csm “para mafioso”
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È sempre più countdown verso il referendum sulla giustizia: mancano appena 34 giorni alla consultazione popolare sul disegno di legge costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati e il sorteggio dei componenti dei nuovi Consigli Superiori della Magistratura e fioccano sempre di più le polemiche tra i fronti opposti. Il finesettimana che abbiamo appena lasciato alle spalle ha visto finire nel mirino direttamente Carlo Nordio. Sul ministro della Giustizia, infatti, è piovuta una valanga di polemiche dopo che il Guardasigilli aveva paragonato le correnti Csm a un “meccanismo para mafioso”, spiegando successivamente che quelle sue parole, rilasciate in un’intervista al “Mattino” di Padova, sarebbero state pronunciate nel 2019 dall’ex pm antimafia di Palermo Nino Di Matteo quando presentò la sua candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura.

E questa mattina è proprio lo stesso Di Matteo, tirato in ballo nella questione, a voler replicare al discorso di Nordio. “A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate - sottolinea il sostituto alla Procura nazionale antimafia - oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull'intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino”.

Nelle scorse ore Nordio aveva per l’appunto specificato, sollecitato dal Corriere della Sera, che il termine “incriminato” sul Csm non fosse propriamente farina del suo sacco: “Non è mica mio quel giudizio. Fossi matto. Io in questi casi ormai cito gli altri. Perché io non sono nessuno. Queste parole le aveva detto Nino Di Matteo, nel 2019, a un quotidiano - aveva aggiunto il ministro -. “L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso“, furono le parole di Di Matteo in quell’occasione. “Ne ho altre. Anche peggiori. Ogni giorno ne tirerò fuori una. Possiamo andare avanti fino al referendum”, era stata poi la conclusione sarcastica dell’esponente del governo Meloni. In un comunicato ufficiale, infine, lo stesso Nordio si era detto “sconcertato” per le reazioni “di una sinistra che in questa campagna referendaria sta facendo scorrettezze uniche”.

Il riferimento è a quei cartelli che invitano a votare “No” i prossimi 22 e 23 marzo per non avere giudici controllati dal governo. “Neanche i pm sotto l’esecutivo, ipotesi che non è mai esistita. Ma addirittura i giudici sotto l’esecutivo: cose da far rizzare i capelli”.

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