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Il pm del caso Ruby? È la toga che ha brindato per la vittoria del No

Luca Poniz condurrà la pubblica accusa nell’ultimo processo che riguarda Berlusconi e le olgettine

Il pm del caso Ruby? È la toga che ha brindato per la vittoria del No
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In passato Luca Poniz è stato un leader di Magistratura democratica, poi è diventato presidente dell'Associazione nazionale magistrati. Lunedì scorso, ha officiato i festeggiamenti e i brindisi per la vittoria del No al referendum. Qualche ora dopo ha diramato una dichiarazione chiedendo la testa dei vertici dell'avvocatura, colpevoli di essersi impegnati in una irresponsabile campagna di violenta delegittimazione dei magistrati, ovvero la campagna in favore della riforma della giustizia: una dichiarazione talmente dura da suscitare non solo l'indignazione dell'Ordine degli avvocati ma anche la presa di distanza dell'Anm milanese, che ha subito precisato Poniz ha parlato a titolo personale. Ebbene: sarà proprio Poniz a rappresentare la pubblica accusa nel nuovo processo dell'interminabile filone Ruby, che si aprirà a Milano il prossimo 28 maggio. Un processo dove formalmente sul banco degli imputati siederanno le cosiddette Olgettine, le ragazze (ormai divenute donne) che frequentavano le feste di Silvio Berlusconi ad Arcore. Ma dove il vero Grande Accusato sarà lui, Berlusconi, imputato anche dopo la morte. Perchè fu lui, nella ricostruzione dell'accusa, a comprare il silenzio delle fanciulle su quanto accadeva davvero nelle serate del Bunga Bunga. Ed è in concorso con Berlusconi Silvio che le ex ragazze sono imputate.

E non è tutto. Accanto a Poniz, esponente di punta della corrente che considerava Berlusconi un traditore della Costituzione, secondo fonti attendibili,a sostenere in udienza la pubblica accusa dovrebbe essere il pm Luca Gaglio, in forza alla Procura della Repubblica, che verrebbe distaccato in Corte d'appello solo per questo processo. Gaglio è certamente un conoscitore del caso Ruby, avendo sostenuto l'accusa nel primo processo alle Olgettine. Ma è anche il magistrato ritratto abbracciato a Poniz lunedì scorso nella tavolata che in un bar milanese festeggiava la vittoria del No. Uniti nelle celebrazioni, uniti nel processo alle ospiti di Berlusconi.

Come sia possibile che a sedici anni di distanza dai fatti si tenga ancora un processo per le feste di Arcore si spiega solo con gli andirivieni dei fascicoli e l'ostinazione della Procura milanese. All'assoluzione con formula piena del Cavaliere nel filone principale, dove era accusato di concussione e utilizzo della prostituzione minorile, la Procura aveva reagito aprendo un'inchiesta a carico di quasi tutti i testimoni che erano sfilati in aula negando di avere assistito nelle feste ad alcunchè di peccaminoso nelle feste. Alcuni se l'erano cavati con l'accusa di falsa testimonianza, per le ragazze - compresa la più nota, Kharima el Mahroug detta Ruby - era scattata l'accusa di corruzione in atti giudiziari: gli aiuti economici versati loro - alla luce del sole, spesso con bonifici bancari - non erano sostegni a giovani donne con la carriera rovinata dall'inchiesta, come spiegava Berlusconi, ma il prezzo delle loro bugie. E nel registro degli indagati, con la stessa accusa di corruzione giudiziaria, finì anche l'ex presidente del Consiglio.

Quattro mesi prima di morire Berlusconi venne assolto anche da questa accusa: le Olgettine erano state interrogate irregolarmente, senza difensore e senza diritto al silenzio, anche se di fatto erano già indagate. Ma la Cassazione ha ordinato un nuovo processo.

Sul banco dell'accusa, i festeggiatori del No: e il nome di Berlusconi, si può starne certi, in aula risuonerà spesso. Per lui, nel primo processo, Gaglio aveva chiesto sei anni di carcere: per la Procura il Cavaliere era il sultano dell'harem. Useranno gli stessi termini, verso un accusato che non può più difendersi?

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