Le ragioni del «no» tirano in ballo i rischi di una deriva autoritaria. Al potere, sostengono, c’è un governo di cui non ci si può fidare. La magistratura diventa così l’ultimo baluardo della democrazia. Si invoca Montesquieu e l’equilibrio dei poteri. Si agita lo spettro di un esecutivo senza freni, di gente eletta per sbaglio da elettori sciagurati. Salviamo, dicono, la democrazia dall’ignoranza del popolo. Questo racconto nasconde
un principio di intolleranza. È il rigurgito viscerale dei nemici della società aperta. Non è solo l’ossessione per il fascismo eterno, che scatta ogni volta che vince chi non dovrebbe. È la stramba idea di snaturare il potere giudiziario, di trasformarlo in una trincea politica. Eccolo allora l’errore: non tocca ai magistrati fare opposizione. Non è questo il loro mandato costituzionale. Il giudice applica la legge, non la indirizza. Non la piega a un progetto di società. È il Parlamento e non il tribunale il cuore della democrazia.
È lì che si dà forma alla volontà popolare, con tutti i
suoi limiti e le sue imperfezioni. È per questo che voto sì. Non voglio sostituire il potere legislativo con quello giudiziario. Mi fido dell’opposizione e non di giudici in missione per conto di Dio o di chi ne fa le veci.