La Merkel scopre le carte: dopo il voto alleanza a destra

A meno di un mese dalle elezioni legislative, e alla vigilia dell’importante test elettorale in Sassonia, Turingia e Saar, Angela Merkel ha chiarito definitivamente ieri l’intenzione di abbandonare l’Spd a favore dei liberali dopo il voto del 27 settembre. La cancelliera tedesca non ha dubbi: per uscire dalla crisi economica più profonda del dopoguerra la Germania ha bisogno di un nuovo governo di coalizione, ha detto al quotidiano Die Welt. La priorità dopo le elezioni, ha detto, è concentrarsi sulla ripresa: «Quindi, la migliore possibilità è lavorare con l’Fdp». A giudicare dai sondaggi, la Merkel potrebbe riuscire nel suo obiettivo. Secondo il centro studi Forsa, infatti, un’eventuale coalizione tra Unione e liberali otterrebbe il 50% dei consensi, sei punti percentuali in più rispetto a un’eventuale alleanza Spd-Linke-Verdi (44%). Da parte sua, il numero uno dei liberali Guido Westerwelle ha già escluso una possibile coalizione sia con i Verdi, sia con la Spd, sottolineando che i socialdemocratici sono «consumati, divisi e non idonei a governare».
Il principale ostacolo alla marcia della Merkel potrebbe però essere la vicenda Opel. La gestione dell’operazione da parte della cancelliera le ha provocato critiche non trascurabili e l’accusa di aver contribuito allo stallo che si va delineando. Ieri la numero uno della Cdu ha alzato i toni con la General Motors per una decisione rapida sulla vendita di Opel, confermando la sua preferenza per l’offerta targata Magna: anche se non è nell’interesse della Germania fare pressioni sui tempi, ha detto in un’intervista al quotidiano Handelsblatt, «la Gm deve capire che ogni rallentamento danneggia la Opel ed i suoi dipendenti».
A protestare negli ultimi giorni sono stati anche i suoi possibili futuri alleati di governo, i liberali. Già sabato scorso, il leader della Fdp aveva messo in guardia Berlino contro un trattamento preferenziale del gruppo austro-canadese Magna. Ieri il partito ha rincarato la dose: è stato un errore «puntare su un unico potenziale acquirente della societa», ha detto l’esperto di finanza e deputato della Fdp, Hermann Otto Solms, riferendosi alla Magna. «Il governo avrebbe dovuto essere completamente neutrale e avrebbe dovuto accettare il partner migliore», ha proseguito. «Un secondo grande errore - ha aggiunto riferendosi ai previsti aiuti di Stato - è stato fare promesse finanziarie senza avere contratti pronti alla firma». Secondo Solms, con la sua promessa di credito alla Magna, il governo si è reso «ricattabile» proprio nelle settimane precedenti alle elezioni. Intanto, l’Spd cerca di sfruttare a suo vantaggio la situazione: il ministro dell’Economia, Karl Theodor zu Guttenberg (Csu), «non è innocente per l’atteggiamento temporeggiante degli americani» nelle trattative per la vendita della Opel, ha commentato ieri il ministro dell’Ambiente, il socialdemocratico Sigmar Gabriel.
Quanto alle elezioni regionali di domani nei Laender di Turingia, Sassonia e Saar (6,2 milioni gli elettori chiamati alle urne, un decimo di quelli per le elezioni federali), si preannunciano ad alta tensione. La Cdu, al governo nei tre Laender, rischia di perdere diversi punti e forse anche il potere.

Soprattutto nella Saar, il Land più a ovest, al confine con la Francia, e in Turingia, a est, dove la Cdu governa ora da sola, si profila un testa a testa. L’incognita è il risultato che conseguirà Die Linke (La sinistra), il partito nato due anni fa dalla fusione dell’ex partito comunista dell’ex Ddr e dell’ultrasinistra dell’Ovest.

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