Quello che più colpisce di Antonio Civita, fondatore della catena "Panino Giusto" e oggi pronto a impegnarsi nella corsa a sindaco di Milano, è il suo entusiasmo. Specie in un momento in cui dedicarsi alla politica sembra sempre più rischioso e meno conveniente per i grandi manager. Guardando il fatturato della sua azienda, viene quasi da chiedersi: ma chi glielo fa fare? "Nella vita o ti impegni o non ti lamenti" risponde sornione Civita dopo il battesimo della sua associazione "Tu Milano". Dalla prossima settimana cominceranno gli incontri sul territorio, a partire da Rogoredo e dalle periferie. Poi ci saranno diversi tavoli di lavoro finalizzati alla costruzione di un programma che dovrà essere "semplice e comprensibile".
Intanto le inchieste sull'urbanistica hanno bloccato il mondo dell'edilizia: un tema spinoso, su cui Civita prende spunto da uno dei suoi sponsor, Gabriele Albertini. L'ex sindaco che ricorda spesso come durante i suoi mandati vennero investiti ben 6 miliardi di euro che ridisegnarono lo skyline di Milano senza avvisi di garanzia, anche grazie a un legame di trasparenza con la Procura: "È un bene che la magistratura faccia il suo lavoro - assicura Civita -. Ma allo stesso tempo dobbiamo ricreare quel rapporto costante nell'ottica della collaborazione per prevenire situazioni problematiche, ricucendo le tensioni che si sono create con la politica". Paletti sì, ma senza frenare la crescita: "Gli imprenditori o i fondi immobiliari vogliono fare business, ma nessuno vuole farsi male da solo. Lo sviluppo non va demonizzato, soprattutto se ha un impatto positivo sulla città, ma servono regole chiare e che poi vanno rispettate". Per esempio, ragiona Civita, mancano case per i giovani e per il ceto medio: "Le imprese vanno coinvolte, chiedendo loro un impegno nel proporre canoni d'affitto calmierati e compensando con progetti più alto spendenti: si possono fare entrambe le cose". Con i nuovi sviluppi giudiziari, anche la partita sul nuovo San Siro rischia di impantanarsi: "Si parla tanto del fallimento del calcio italiano. Ecco un simbolo: dopo anni di discussioni, ancora non si sa che fine farà". Il progetto, secondo Civita, deve andare avanti: "Non si possono perdere certe occasioni. Dobbiamo uscire dalle logiche ideologiche e pensare a ciò che è meglio, anche per quella zona di Milano".
Mentre il centrosinistra discute sul concetto di discontinuità, Civita difende un modello urbanistico che ha accomunato negli anni le varie giunte milanesi di entrambi gli schieramenti: "Ma questo - puntualizza - non vuol dire che il privato debba avere carta bianca e perseguire solo l'obiettivo economico". In questo momento, come scherza lui stesso, Civita sta prendendo "un master" in politica, cercando di studiare dinamiche che non conosceva, fatte anche di tatticismo. Dopo aver manifestato la sua disponibilità, in pochi si erano esposti pubblicamente. È andata meglio alla presentazione della sua associazione, dove c'erano molti (e di peso) rappresentanti dei partiti del centrodestra. Ora rimane da convincere la coalizione che il suo progetto può essere vincente: "In città c'è una sensazione di delusione e di apatia che spinge verso il cambiamento. Effettivamente, c'è chi pensa che la sfida sia già persa. Il tema è crederci, come ci credo io" lancia l'appello Civita. E visto che non ci vuole una laurea per capire che in città il centrodestra parte in svantaggio, come ha dimostrato anche il referendum, il manager è convinto che la coalizione vada allargata, magari ad Azione e al centro riformista: "Ho incontrato Carlo Calenda - racconta -, di cui ho molta stima. Così come ho conosciuto anche Luigi Marattin. Vedremo se riusciremo a fare sintesi per un percorso comune". Che anche il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ambisca a fare il sindaco, non è un mistero: "Ma ci siamo sentiti anche con lui - spiega Civita - E ci vedremo per un caffè e per parlare di come vediamo Milano. Certo, ho talmente tanto rispetto per Lupi che non gli proporrei mai di fare il vicesindaco".
Oltre all'urbanistica, gli argomenti più caldi rimangono la mobilità e la sicurezza. Nel primo caso "bisogna mettere da parte l'ideologia. Per me - osserva - Area B non ha nessun senso perché non è inserita in un ragionamento complessivo". Mentre sulla sicurezza Civita replica indirettamente al centrosinistra spaccato sul taser alla Polizia locale: "La tecnologia ci deve aiutare a prevenire.
Non solo la pistola elettrica: servono anche telecamere e una strumentazione più innovativa". Gli affondi del Pd sui prezzi dei suoi panini, invece, non lo toccano minimamente: "È giusto - la frecciatina di Civita - che ognuno esprima la critica secondo il proprio stile".