Coronavirus, call center chiusi “per la sicurezza degli operatori”

La società aveva chiesto nei giorni scorsi un controllo sui certificati medici arrivati in azienda, considerati un numero anomalo e poco veritiero. E adesso investe nello smart-working

Tante le aziende che nelle ultime ore hanno deciso di mettere i propri dipendenti in sicurezza a causa dell’emergenza coronavirus. Tra queste anche la società di call center Almaviva, la stessa che pochi giorni fa aveva fatto un esposto all’Ordine dei Medici affinché venisse fatto un controllo sui certificati medici emessi negli ultimi giorni e considerati un numero troppo alto. Su internet i lavoratori avevano definito questo provvedimento come una intimidazione e un atto irresponsabile, moralmente discutibile.

Tutto chiuso

Come riportato da il Giorno, la società in questione ha così deciso di fare marcia indietro, sia per quanto riguarda i 180 operatori nella sede di Milano che temevano di perdere il lavoro, sia per l’esposto che aveva creato una netta spaccatura tra azienda e lavoratori. La società ha così deciso di comunicare che entro le prossime 48 ore tutte le attività nei call center milanesi verranno sospese. Anche se non fosse possibile permettere il lavoro direttamente da casa, con modalità di smart-working. In una nota si legge che “la protezione delle persone, la tutela della loro salute, la sicurezza delle loro famiglie, costituiscono un valore fondamentale e il più prezioso degli anticorpi per contrastare e battere il nemico invisibile e devastante”.

Scelta netta contro il coronavirus

Nella giornata di ieri, la società Almaviva ha comunicato: “Abbiamo condotto ogni sforzo e assunto tutte le misure prescritte per garantire la sicurezza delle persone che lavorano nei nostri call center, impegnate continuamente a dare continuità ai servizi di assistenza. Il pieno rispetto delle regole è condizione indispensabile, ma oggi non basta. La cautela verso chi lavora deve essere assoluta, la prevenzione deve essere radicale, i call center a rischio zero”. L’azienda ha quindi fatto una scelta netta per azzerare i rischi della diffusione da coronavirus, chiudere tutto. Certo gli operatori adesso si fanno qualche domanda, temendo che il proprio posto di lavoro possa essere a rischio, o quantomeno lo stipendio.

Lavoro a distanza

Almaviva ha anche precisato che gli operatori dei call center verranno aiutati nella nuova realtà, quella del lavoro a distanza. A questo sarà infatti rivolto ogni investimento, con tanto di confronto continuo al fine di una collaborazione attiva con i principali committenti. I dipendenti potranno anche contare su un supporto sia per loro che per le proprie famiglie, l’assistenza sarà continuativa e avranno anche “l’anticipazione delle mensilità previste dagli strumenti per il periodo di sospensione, anche attraverso un centro di contatto aziendale dedicato”. Presa di coscienza che l’emergenza coronavirus esiste o paura per le decisioni precedentemente risultate ben poco popolari, poco importa. Quello che davvero è importante è che si sia giunti a questa decisione. Meglio tardi che mai.

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