Moschee, stop alla sanatoria. Ora guerra Comune-Regione

Il Pirellone vota per fermare il piano varato a Milano Palazzo Marino va avanti. Verso un braccio di ferro

Moschee, stop alla sanatoria. Ora guerra Comune-Regione

Via al braccio di ferro istituzionale sulle moschee di Milano. Sui futuri minareti, fra Comune e Regione si è aperto ufficialmente ieri un confronto a tutti i livelli. E si è aperto con il Consiglio regionale che ha detto no alle sanatorie sui luoghi di culto (votando un ordine del giorno di Fabio Altitonante) mentre la giunta Sala ha confermato l'idea di andare avanti imperterrita.

La sostanza delle due posizioni è questa: la maggioranza regionale di centrodestra non vuol sentir parlare di luoghi di culto islamici; al contrario il centrosinistra in Comune vuole consentire l'edificazione delle moschee per le comunità islamiche cittadine. Da queste premesse parte un conflitto di posizione che ieri ha trovato istituzionalmente la sua rappresentazione più plateale. A Palazzo Marino si discuteva del Piano delle attrezzature religiose, che prevede sei moschee in città (probabilmente due nuove e quattro giù esistenti e oggi classificate come sedi di associazioni islamiche). Questo Piano della attrezzature religiose, previsto dalla legge regionale del 2015, serve a inserire negli strumenti urbanistici comunali una previsione edilizia adeguata ai luoghi di culto, luoghi che possano ospitare cerimonie pubbliche. Contro questo piano il centrodestra, per iniziativa di Matteo Forte, ha scelto di giocare la carta dell'ostruzionismo. La sola consigliera Silvia Sardone ha ricordato di aver presentato 22 emendamenti al «Piano-moschee». Mentre il Consiglio comunale era impegnato in questa discussione, il Consiglio regionale ha approvato l'ordine del giorno del sottosegretario Altitonante (Forza Italia), firmato anche dal capogruppo azzurro Gianluca Comazzi e dai leghisti Roberto Anelli (capogruppo) e Max Bastoni. Il Pd si è astenuto, mentre i 5 Stelle non hanno partecipato al voto. Il centrodestra ha votato sì per stoppare almeno la parte di Piano che riguarda la «sanatoria». Altitonante la chiama «regolarizzazione di moschee abusive». E dopo l'ok alla sua proposta rivendica: «Abbiamo messo un nuovo paletto per impedire questa follia. Un cittadino o un'impresa che vogliano fare un qualsiasi intervento in casa, ufficio o negozio devono chiedere una serie infinita di autorizzazioni, a chi apre moschee abusive si vuole consentire tutto, regolarizzando luoghi di culto che non dovrebbero esistere». Stessa linea per Bastoni: «Con l'Ordine del giorno - ha detto il leghista - abbiamo impedito che vengano sanate tutte quelle moschee abusive che sono proliferate sul territorio, in spregio alle leggi regionali e alle continue e pressanti richieste dei cittadini».

Quando il Pgt milanese, dopo l'adozione, andrà in Regione, nella maggioranza si aspettano che la giunta dia un parere condizionato alla non-sanatoria dei quattro luoghi di culto e che il Comune si adegui. L'assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato promette addirittura un ricorso alla giustizia amministrativa se le cose in Comune dovessero andare diversamente. Si dice «pronto ad impugnare davanti al Tar il Pgt del Comune qualora venisse disattesa o aggirata la legge regionale sui luoghi di culto e la volontà del Consiglio Regionale o concedendo sanatorie o permettendo la realizzazione di nuove moschee». Il Comune però non sembra intenzionato ad adeguarsi, e in assessorato ritengono che quella in corso non sia una sanatoria edilizia. Il ragionamento è che la legge viene rispettata e che eventuali abusi edilizi sarebbero sanzionati normalmente, mentre resterebbe in piedi un solo profilo di regolarizzazione, che consiste nel prevedere dentro gli strumenti urbanistici una destinazione al culto che prima non c'era e non poteva esserci, non essendo prevista o imposta da alcuna legge, prima del 2015.

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