Erdogan torna a minacciare l'Europa sui migranti

A nemmeno 24 ore dal colloquio tenuto a Bruxelles con i vertici dell'Ue, Erdogan è tornato a dettare precise condizioni al Vecchio continente per chiudere i confini ai migranti

Le promesse per un sereno dialogo e per un comune sforzo verso la modifica dell’accordo sottoscritto nel 2016, sono svanite nell’arco di appena 24 ore.

Se a Bruxelles il presidente turco Erdogan si è mostrato pronto al confronto con i rappresentanti dell’Ue incontrati nella capitale belga, ossia il presidente della commissione Ursula Von Der Layen ed il presidente del consiglio Charles Michel, una volta tornato ad Ankara il “sultano” ha assunto nuovamente un atteggiamento rigido verso il vecchio continente.

Così come riportato da Anadolu, Erdogan ha ancora una volta tuonato sulla questione migratoria: “I confini resteranno aperti – ha dichiarato il presidente turco – Finché tutte le aspettative della Turchia, compresa la libera circolazione, l'aggiornamento dell'unione doganale e l'assistenza finanziaria, non saranno concretamente soddisfatte, continueremo la pratica sui nostri confini”.

Condizioni precise dunque, dettate senza mezze misure e con toni ritornati ad essere quelli della vigilia dell’incontro tenuto martedì a Bruxelles. In quest’ultima occasione, Erdogan ha dovuto annotare l’atteggiamento di un’Europa stavolta non disposta ad assecondare i suoi ricatti proprio sul fronte migratorio.

A fine febbraio, come si ricorderà, il presidente turco ha dichiarato aperti i confini verso la Grecia e dunque verso l’Ue per tutti quei migranti ospitati nel suo paese che avessero intenzione di andare in Europa. Il tutto come ritorsione per il mancato appoggio di Bruxelles alla Turchia in occasione degli scontri avvenuti nella provincia siriana di Idlib tra militari di Ankara ed esercito di Damasco.

Con l’afflusso massiccio di migranti verso l’Ue, Erdogan è quindi tornato a dettare le proprie condizioni per limitare gli effetti di un nuovo esodo di profughi. Tra queste, la revisione totale dell’accordo del 2016, il quale prevede l’erogazione da parte europea di tre miliardi di Euro all’anno ad Ankara in cambio del trattenimento dei profughi nel proprio territorio. Tuttavia la reazione greca, il cui governo ha respinto i migranti ed ha blindato i confini, ha parzialmente fatto ridimensionare i piani del sultano.

Grazie all’azione di Atene ed al pressing politico di diversi Stati comunitari, tra cui l’Austria del cancelliere Sebastian Kurz, l’Europa ha deciso di appoggiare la strategia volta alla difesa delle frontiere esterne. Una posizione che martedì è stata ribadita da Ursula Von Der Layen ad Erdogan, con l’Ue a quel punto disposta soltanto ad intavolare una discussione su alcune modifiche da attuare al trattato del 2016.

Il presidente turco è sembrato dunque “accontentarsi” di questa promessa, lo stesso presidente del consiglio europeo Michel ha parlato di “primi passi in avanti” pur ammettendo una strada ancora in salita. Il dietrofront di Erdogan, certificato dalle parole riportate in precedenza, adesso sembra precludere nuovamente la via del dialogo.

Da Ankara si è tornati a chiedere garanzie immediate e condizioni ben precise prima di prendere in considerazione l’idea di fermare il flusso. Nelle scorse ore, Erdogan è tornato anche ad accusare la Grecia, rea secondo il sultano di mettere in campo un atteggiamento definito “nazista” nei confronti dei migranti respinti.

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