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No Tav, Bologna, l’assalto a La Stampa: l'escalation violenta di Askatasuna

È il centro sociale più noto di Torino ad aver assaltato la redazione durante la manifestazione, eppure il Comune ha avviato le pratiche per renderlo bene comune

No Tav, Bologna, l’assalto a La Stampa: l'escalation violenta di Askatasuna
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Gli antagonisti alzano il tiro e sembra iniziata una escalation senza possibilità di ritorno. Dopo le violenze contro le forze dell'ordine sono iniziate quelle contro i giornalisti e i primi a farne le spese sono stati i colleghi de La Stampa. Ieri, un centinaio di antagonisti hanno fatto irruzione nella redazione torinese del quotidiano durante lo sciopero dei giornalisti. Hanno imbrattato le pareti, rovesciato carte e documenti, intimorito i presenti, non prima di aver riversato chili di letame davanti all'ingresso. Il Viminale ha già avviato le indagini per verificare come siano andate le cose e per capire come sia stata possibile l'irruzione.

A lanciare l'assalto è stato il Cua di Torino, come si evince dalle storie pubblicate sui social dal collettivo di sinistra universitario, che è legato a doppio filo con il centro sociale Askatasuna. Una vera e propria rivendicazione di un atto che nemmeno negli Anni di Piombo c'era stato il coraggio di compiere. I quotidiani sono i guardiani della democrazia, sono posti a tutela della società e attaccarli significa sferrare un attacco allo Stato e ai suoi difensori. "Giornalista terrorista sei il primo della lista", hanno scandito gli antagonisti mentre mettevano a soqquadro la redazione, un coro che richiama gli anni più cupi dell'Italia, che si pensavano ormai archiviati. Askatasuna continua a compiere impunemente le proprie scorribande, perché ieri è stato l'assalto alla redazione de La Stampa, la settimana scorsa è stata la guerriglia di Bologna. Ma l'elenco delle violenze compiute dal centro sociale torinese è molto lungo e comprende, tra le altre, anche quelle in Val di Susa dei No Tav. Ogni qual volta ci sia una manifestazione a Torino, ma anche in altre città, soprattutto nel nord Italia, gli antagonisti di Askatasuna sono in prima linea negli spezzoni violenti. Sono i reponsabili di devastazioni e vandalismi, di intimidazioni e violenze contro gli agenti, eppure continuano a imperterriti.

Eppure, il Comune di Torino è intenzionato a portare avanti il progetto di trasformarlo in bene comune, legittimandone la presenza nello stabile occupato da ormai 29 anni. Quello intrapreso dal sindaco Stefano Lo Russo sembra un braccio di ferro politico contro la Regione Piemonte, che con una legge apposita ha reso il progetto inapplicabile, perché esclude dalla procedura di bene comune tutti gli stabili che sono stati occupati negli ultimi cinque anni. Ora si ricorrerà al Tar ma resta il fatto che il Comune voglia procedere in questa sorta di legittimazione nonostante la violenza dimostrata negli anni da Askatasuna. "L’attacco a La Stampa è stato rivendicato dal Collettivo di Askatasuna.

Cosa aspetta il Sindaco, dopo gli assalti alle redazioni? Le gambizzazioni?", ha dichiarato l'assessore della Regione Piemonte, Maurizio Marrone. Una domanda che resta aperta, in attesa di una risposta da parte di Lo Russo.

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