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Ecco perché gli antagonisti sono riusciti a entrare a La Stampa: la spiegazione dei poliziotti

I poliziotti hanno spento le polemiche e spiegato quanto accaduto davanti alla redazione torinese: "Si decida quanto spazio lasciare a questi violenti e che valga per tutti"

Ecco perché gli antagonisti sono riusciti a entrare a La Stampa: la spiegazione dei poliziotti
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L’assalto alla redazione de La Stampa è un atto disdicevole e meritevole di condanna bipartisan, come infatti è avvenuto. A invadere la sede dello storico giornale torinese sono stati gli antagonisti di Askatasuna, che hanno rivendicato il tutto via social. Sul caso è intervenuta a più riprese anche Giorgia Meloni, la quale, replicando a Francesca Albanese in tutela dei giornalisti, ha sottolineato come sia molto "grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia - anche solo in parte - della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge". Chiunque, è il monito di Meloni, "cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità" In queste ore è caldo il dibattito su come sia stato possibile, per gli antagonisti, entrare all’interno di un obiettivo sensibile e sono stati i poliziotti a spiegare come è accaduto, spegnendo ogni polemica.

"Sotto la redazione de La Stampa era già presente la Digos e l’intervento, pur tempestivo, non poteva prevenire un’azione fulminea e organizzata come questa. Non si possono mettere presidi a ogni angolo di strada in ogni città d’Italia: gli uomini non bastano, questo è un problema atavico", ha dichiarato Domenico Pianese, segretario del sindacato Coisp. "E la verità è che certi soggetti non guardano né al colore politico né all’obiettivo simbolico: colpiscono ciò che è scoperto e facilmente raggiungibile a prescindere dalla sua funzione. Quando chiediamo una condanna trasversale da ogni parte politica è perché sappiamo che questa violenza può abbattersi ovunque: su una redazione giornalistica, una banca o un centro commerciale", ha proseguito Pianese. Questa, ha sottolineato il segretario, "è l’ennesima conferma della pericolosità di chi si muove al di fuori di ogni regola democratica. Il centro sociale Askatasuna ha persino rivendicato l’assalto: un fatto gravissimo che non può essere ignorato. Il Comune di Torino non può continuare a tollerare la presenza di realtà che da anni alimentano violenza e disordine: è arrivato il momento di fare fronte comune per liberare lo stabile e dire chiaramente da che parte si sta".

Lo stesso monito è stato lanciato dal segretario generale del Sap, Stefano Paoloni, il quale ha voluto mettere l'accento sul profondo dispiacere "per il vile attacco e l’aggressione alla redazione del quotidiano La Stampa". Anche in questa occasione, ha aggiunto il sindacalista, "le forze dell'ordine hanno tenuto un comportamento in linea con quanto sta accadendo durante le recenti manifestazioni: l'intervento avviene solo in casi estremi e quando viene messa a rischio l’incolumità delle persone. Più volte abbiamo denunciato di essere stati noi stessi dei veri e propri bersagli, oggetto di cariche e di lanci degli oggetti più svariati, finanche di bombe carta, e senza che ci sia stata data la possibilità di tutelare la nostra incolumità. Purtroppo, quanto accaduto alla redazione de La Stampa è quello che accade durante le manifestazioni a vetrine, negozi, banche e auto in sosta di semplici cittadini". Al fine di evitare strumentalizzazioni, ci ha tenuto a specificare Pianese, "il contatto con i manifestanti violenti viene tardato sino all’estremo anche e soprattutto a scapito di beni mobili e immobili.

Basti pensare a quanto accaduto alla stazione ferroviaria di Milano o alle vetrine dei negozi e alle auto a Roma. Si decida definitivamente quanto spazio lasciare a questi violenti e che valga per tutti".

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