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Le chat, le foto dei minori e il sospetto di una rete: tutte le novità sul caso di pedofilia che ha sconvolto l'Italia

Emergono nuovi elementi dopo l’arresto dell’ ex vicedirettore di un tg nazionale e della sua compagna, accusati di pedofilia. Gli inquirenti stanno ora analizzando telefoni, computer e tablet sequestrati per capire se i due possano essere collegati a una rete più ampia di scambio di materiale pedopornografico

Le chat, le foto dei minori e il sospetto di una rete: tutte le novità sul caso di pedofilia che ha sconvolto l'Italia

Si allarga l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex vicedirettore di un telegiornale nazionale e della sua compagna, insegnante in un liceo della provincia di Treviso. Gli investigatori stanno analizzando il materiale informatico sequestrato nelle abitazioni dei due per ricostruire nel dettaglio il sistema con cui sarebbero state realizzate e condivise le immagini a sfondo pedopornografico. Al centro degli accertamenti ci sono in particolare le chat e i file archiviati nei dispositivi elettronici, elementi che potrebbero chiarire il ruolo di entrambi e verificare eventuali collegamenti con altri soggetti.

Chi sono i due arrestati

L’uomo, 52 anni, è un giornalista con una carriera di primo piano nel mondo dell’informazione televisiva. Dopo gli inizi come inviato, era arrivato alla vicedirezione di un telegiornale nazionale, per poi passare al settore della comunicazione aziendale. Negli anni successivi aveva ricoperto incarichi ai vertici della comunicazione di una grande società energetica a partecipazione pubblica, prima di approdare più recentemente in una società privata. La compagna, 52 anni, è invece una docente di un liceo della provincia di Treviso. L’arresto della donna ha scosso profondamente il mondo della scuola locale, colleghi e dirigenti scolastici parlano di una notizia "scioccante" e "incredibile". Barbara Sardella, dirigente dell’ufficio scolastico di Treviso, ha commentato: "È una notizia scioccante". In molti istituti della zona la vicenda è stata descritta come "un fulmine a ciel sereno".

Le accuse

Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, la donna avrebbe fotografato e ripreso in pose pedopornografiche la propria figlia adolescente e due nipoti di 5 e 8 anni. Il materiale sarebbe stato poi inviato al compagno tramite chat insieme ad altre immagini e messaggi a sfondo sessuale riguardanti minori. Nel cellulare del giornalista gli investigatori avrebbero trovato anche numerose foto e video di ragazzi e ragazze minorenni in pose sessualmente esplicite. Le accuse contestate dalla magistratura includono violenza sessuale su minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pedopornografico.

Il presunto metodo della coppia

Secondo la ricostruzione investigativa, la donna avrebbe prodotto direttamente il materiale. Quando i nipotini venivano affidati a lei dal fratello, li avrebbe fotografati o filmati mentre subivano attenzioni di natura sessuale. Le immagini venivano poi inviate al compagno attraverso chat private. In quelle conversazioni i due avrebbero commentato le foto in modo esplicito e volgare, soffermandosi sulle parti intime dei minori ritratti. Gli inquirenti ipotizzano che i filmati includessero anche episodi di contatti fisici nelle zone genitali, ripresi con il telefono e successivamente condivisi con il giornalista.

L’inchiesta partita dalla denuncia

L’indagine è partita dalla denuncia dell’ex compagno della donna. A far scattare l’allarme sarebbe stata la figlia della docente, che avrebbe scoperto sul computer della madre alcune chat con immagini sessualmente esplicite di minori, tra cui fotografie che la ritraevano. La ragazza avrebbe quindi avvertito il padre, che si è rivolto agli investigatori. Da quel momento sono scattate le perquisizioni nelle abitazioni dei due indagati a Roma e a Treviso.

Il materiale sequestrato

Durante le perquisizioni i carabinieri hanno sequestrato telefoni cellulari, computer e tablet. Secondo gli investigatori, nei dispositivi sarebbe stata trovata "un’elevatissima mole di dati afferenti foto e video dal contenuto sessualmente esplicito". Gli accertamenti dovranno ora stabilire non solo la provenienza di tutte le immagini ma anche se il materiale venisse condiviso con altre persone, ipotesi che alimenta il sospetto dell’esistenza di un giro più ampio.

Il sospetto di una rete più ampia

Tra gli aspetti più delicati dell’inchiesta c’è il timore degli investigatori che la vicenda non si limiti alla coppia arrestata. La Procura di Roma e i carabinieri stanno infatti cercando di capire se il giornalista e la compagna possano essere inseriti in un circuito più ampio di scambio di materiale pedopornografico. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, l’uomo sarebbe sospettato di poter far parte di un giro più vasto legato alla pedofilia, ipotesi che ha spinto gli inquirenti ad approfondire ulteriormente la rete di contatti digitali presenti nei suoi dispositivi. Per questo motivo gli accertamenti tecnici sui telefoni cellulari, sui computer e sui tablet sequestrati nelle abitazioni dei due indagati rappresentano ora uno dei punti centrali dell’indagine. Gli investigatori stanno analizzando in particolare le chat, i file archiviati e le eventuali condivisioni dei contenuti trovati, per capire se le immagini e i video fossero destinati solo allo scambio tra i due oppure se venissero inviati anche ad altre persone. L’obiettivo è ricostruire l’intera filiera del materiale sequestrato, da chi lo produceva fino alla possibile diffusione.

Solo dall’analisi completa dei dati informatici recuperati potrà emergere se la coppia agiva da sola o se faceva parte di una rete. Nei prossimi giorni la docente e il giornalista compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari di Roma per l’interrogatorio di garanzia.

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