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Eutanasia, malata di tumore compie l'ultimo viaggio verso la Svizzera accompagnata da Cappato

La donna si era rivolta all'associazione Luca Coscioni per porre fine alle sue sofferenze, non avendo infatti più alcuna speranza di guarigione. Domani il fratello, Marco Cappato e la rappresentante di Soccorso Civile si autodenunceranno

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La sua malattia era ormai fuori controllo e così la 74enne Margherita Botto ha deciso di porre fine alle proprie sofferenze, scegliendo di compiere il suo ultimo viaggio verso la Svizzera, dove le è stata praticata l'eutanasia. A riferire l'accaduto è l'Associazione Luca Coscioni, che ha spiegato come si sono svolte le ultime ore della donna.

Professoressa universitaria di lingue e letteratura francese, stimata traduttrice letteraria, la signora Botto era ormai arrivata al limite, tanto da scegliere la più dura difficile delle alternative. Sono stati il fratello, Paolo Botto e la guardaparco Cinzia Fornero, appartenente all'associazione Soccorso Civile, a occuparsi del trasporto del 74enne in Svizzera. I due, insieme a Marco Cappato, presidente e responsabile legale dell'associazione, provvederanno ad autodenunciarsi domani, mercoledì 29 novembre, alle ore 11.15, presso la caserma dei carabinieri della compagnia Duomo (Milano).

Si torna pertanto a parlare di suicidio assistito, dopo la triste storia dell'attrice Sibilla Barbieri, morta all'inizio di questo mese dopo aver scelto l'eutanasia. Prima di andarsene, l'artista aveva registrato un video-messaggio nel quale spiegava le proprie ragioni e poi esprimeva preoccupazione per la difficoltà nell'accedere a certi trattamenti in Italia. Non tutti, osservava l'attrice, hanno la facoltà economica per potersi avvalere di una clinica in Svizzera.

Quanto alla signora Margherita, la donna lottava da tempo contro una forma tumorale. Per la precisione, si trattava di un adenocarcinoma al terzo stadio. Dopo aver perso le speranze, la donna aveva chiesto di poter almeno scegliere il momento in cui andarsene, ponendo fine a una condizione atroce sia dal punto di vista fisico che psicologico.

L'Associazione Luca Coscioni ha voluto riportare sul proprio sito alcune parti di una lettera che la signora Botto aveva scritto. "L'oncologo mi ha chiaramente spiegato che il protocollo di cura ha lo scopo di ottenere un 'contenimento del tumore' (citazione testuale). Quindi non una guarigione. Le mie speranze di giungere alla guarigione e di poter ritornare ad una qualità della vita non dico soddisfacente, ma almeno accettabile sono molto ridotte o nulle", aveva scritto la donna, come si legge nella nota dell'associazione. "Il proseguimento del protocollo di cura mi esporrebbe a ulteriori sofferenze per almeno un anno o più, senza molte probabilità di successo. In questa situazione intendo liberamente ed autonomamente porre fine al protocollo di cure, affrontandone consapevolmente le infauste conseguenze. A seguito di questa decisione, mi rivolgo quindi alla vostra Organizzazione affinché mi aiuti a porre fine alla mia vita in modo dignitoso e senza ulteriori sofferenze fisiche e psicologiche".

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