Leggi il settimanale

Famiglia nel bosco, nuove rivelazioni dopo il ricovero della bimba: "I genitori informati solo il giorno successivo", "Per la madre solo visite di un'ora con l'educatrice"

Lo psichiatra Tonino Cantelmi e la Garante nazionale per l’Infanzia Marina Terragni intervengono sul caso della bambina della famiglia nel bosco ricoverata in ospedale, criticando duramente la gestione della vicenda

Famiglia nel bosco, nuove rivelazioni dopo il ricovero della bimba: "I genitori informati solo il giorno successivo", "Per la madre solo visite di un'ora con l'educatrice"

Continua a far discutere il caso della cosiddetta “famiglia del bosco”, la coppia composta da Nathan Trevaillon e Catherine Birmingham che da mesi si trova al centro di una complessa vicenda giudiziaria e sociale dopo il ritrovamento della famiglia in un’area boschiva dell’Abruzzo. Al centro delle nuove polemiche c’è ora il ricovero in ospedale di una delle bambine della coppia e soprattutto la gestione dei rapporti tra la piccola e i genitori durante la degenza. A sollevare il caso sono stati nelle ultime ore lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente incaricato dai legali della famiglia, e la Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Marina Terragni, che parlano apertamente di una situazione “preoccupante” e contestano il fatto che alla madre non sia consentito restare accanto alla figlia ricoverata.

Il ricovero d’urgenza della bambina

La bambina sarebbe stata ricoverata d’urgenza domenica sera dopo una crisi respiratoria. La piccola si trova attualmente in un reparto pediatrico e, secondo quanto riferito dai medici, sarebbe affetta da una patologia preesistente all’origine del malore. Le sue condizioni non sarebbero gravi, ma la prognosi prevista sarebbe di circa una settimana. A far esplodere la polemica non è però soltanto il ricovero in sé, quanto piuttosto il modo in cui sarebbe stata gestita la comunicazione con i genitori e l’organizzazione delle visite durante la degenza.

Cantelmi: “I genitori hanno saputo del ricovero solo il giorno dopo”

A denunciare la situazione è stato lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia Trevaillon-Birmingham, che ha parlato di una gestione “insensibile” della vicenda. “Si continua a gestire questa triste faccenda della famiglia smembrata con una sostanziale insensibilità”, ha dichiarato. Secondo la ricostruzione fornita dallo psichiatra, domenica sera sarebbe stato cercato il padre Nathan intorno alle 22, ma il suo cellulare risultava spento. Nessuno però avrebbe pensato di contattare la madre Catherine, che invece era raggiungibile telefonicamente. “Nessuno, e ribadisco nessuno, ha pensato di chiamare Catherine”, ha affermato Cantelmi. “Solo il giorno dopo i genitori hanno saputo che la bimba era stata ricoverata”.

“Alla madre solo visite controllate”

La situazione sarebbe ulteriormente aggravata dalle limitazioni imposte ai genitori durante il ricovero della bambina. Secondo quanto riferito da Cantelmi e confermato anche dalla Garante per l’Infanzia Marina Terragni, alla madre sarebbe consentito vedere la figlia soltanto per un’ora e sempre alla presenza di un’educatrice della casa famiglia. “Viene loro concesso di visitarla, ma alla presenza di un’operatrice della casa famiglia, senza alcuna intimità”, ha spiegato Cantelmi. Lo psichiatra ha sottolineato anche che da tre notti la bambina ricoverata starebbe affrontando la degenza senza la presenza accanto dei genitori.

L’intervento della Garante per l’Infanzia

Sul caso è intervenuta con forza anche Marina Terragni, Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha espresso “tutta la preoccupazione” dell’Autorità per quanto sta accadendo. “È falso che la bambina sia assistita in ospedale dalla madre. Per lei solo visite di un’ora e sempre in presenza di un’educatrice”, ha scritto Terragni. La Garante ha ricordato che il diritto del bambino ricoverato a mantenere una relazione continua con i genitori è sancito da numerosi documenti nazionali e internazionali. Tra questi ha citato anche un documento del Ministero della Salute approvato nel 2021 dal Comitato di Bioetica dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui “nel caso di ricovero del bambino il team pediatrico dovrebbe garantire la continuità della relazione e della vicinanza genitore-bambino per tutta la durata della degenza”.

“La vicinanza materna è parte integrante delle cure”

Secondo Terragni, la presenza dei genitori accanto a un figlio malato non rappresenta soltanto un diritto umano e affettivo, ma anche un elemento fondamentale dal punto di vista medico e psicologico. “La vicinanza materna è un importantissimo presidio a tutela della serenità dei bambini ricoverati e favorisce una risposta efficace alle cure”, ha spiegato. La Garante ha inoltre ricordato come già dalla Carta europea dei bambini in ospedale del 1988 venga ribadito il principio della continuità relazionale tra il minore ricoverato e la famiglia. “Impedire che il genitore stia assieme al figlio ammalato complica la gestione dell’assistenza nei confronti di un bambino ospedalizzato”, ha sottolineato.

Il nodo della “famiglia nel bosco”

I genitori dei tre bambini erano finiti al centro dell’attenzione nazionale dopo il ritrovamento dei figli in condizioni considerate problematiche all’interno di una zona boschiva nel territorio abruzzese. Da allora i bambini sono stati collocati in una struttura protetta e la situazione familiare è diventata oggetto di valutazioni sociali, sanitarie e giudiziarie. Cantelmi, però, insiste nel sottolineare che i genitori non sarebbero soggetti pericolosi. “Non sono delinquenti né abusatori e sono perfino sani di mente secondo la perizia della Ctu”, ha dichiarato. Lo psichiatra sostiene che proprio per questo motivo la coppia dovrebbe poter assistere direttamente la figlia durante il ricovero ospedaliero.

Il silenzio sulle richieste dei legali

Cantelmi ha inoltre spiegato di aver chiesto, tramite gli avvocati della famiglia, l’autorizzazione a parlare con la primaria del reparto in qualità di medico incaricato dai genitori. “Ieri ho fatto chiedere dagli avvocati l’autorizzazione alla tutrice per parlare da medico con la primaria. Nessuna risposta, ad ora”, ha raccontato. Una situazione che, secondo lui, rischia di aumentare ulteriormente la tensione e il senso di isolamento vissuto dalla famiglia. Il nuovo capitolo della vicenda sta alimentando un acceso dibattito tra chi ritiene necessarie le misure di protezione adottate nei confronti dei minori e chi invece considera eccessive le limitazioni imposte ai genitori, soprattutto in un momento delicato come quello di un ricovero ospedaliero.

Al centro della discussione resta soprattutto una domanda: fino a che punto è giusto limitare il rapporto tra un bambino malato e i suoi genitori? Una questione che ora, dopo l’intervento della Garante per l’Infanzia, rischia di aprire un nuovo fronte polemico sulla gestione dell’intero caso della “famiglia nel bosco”.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica