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Flotilla, si uniscono alla missione solo 39 barche. E mancano i comandanti

Le imbarcazioni non sono 100, come era stato annunciato. È possibile che dalla Sicilia ora facciano rotta per la Grecia

Flotilla, si uniscono alla missione solo 39 barche. E mancano i comandanti
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Nelle prossime ore la Flotilla lascerà i porti italiani e inizierà la nuova missione per raggiungere Gaza. Una missione strutturata esattamente come la precedente, con aiuti umanitari in quantità ridotte visto lo spazio fisico a disposizione nelle imbarcazioni, che punterà a disturbare Israele nella zona di interdizione alla navigazione. Pensare che riusciranno a rompere il blocco navale è un esercizio di fantasia impegnativo, ma trattandosi di una missione politica, come ha dichiarato un esponente della Flotilla italiana, l’obiettivo è più che altro fare rumore e attirare l’attenzione. E questo è ben più fattibile.

La maggior parte delle barche si trova ora a Siracusa, sulla costa orientale della Sicilia, il porto di partenza logisticamente più adeguato per fare rotta verso il Medioriente, al pari di Augusta. Altre, invece, si trovano ancora a Porto Empedocle e probabilmente raggiungeranno la Flotilla a breve. Tuttavia, non quadrano i conti: nei mesi scorsi il battage pubblicitario per la Flotilla si basava sulla narrazione della missione più grande di sempre, con oltre cento barche e più di mille persone di equipaggio. Andando però a vedere il tracker ufficiale della Flotilla, che è stato riattivato per questa nuova missione, le navi elencate sono 39, meno della metà di quelle annunciate. Dove sono le altre? Probabilmente ci sono stati problemi nel reperire chi volesse sacrificare la propria imbarcazione ma anche chi volesse partire per la missione, perché la Global Sumud Flotilla continua a pubblicizzare le candidature per ruoli a bordo delle barche.

“Abbiamo le barche, ci mancano i comandanti”, si legge nell’annuncio che rimanda a una pagina per le candidature per la missione a pochi giorni dalla partenza. E, infatti, nel lungo elenco di ruoli scoperti e ricercati risultano esserci proprio i capitani, ma anche equipaggi, tecnici e medici di bordo, fotografi e osservatori legali. Dopo l’incontro alla Camera, la partenza da Siracusa è prevista per domani ma difficilmente le barche punteranno direttamente su Gaza: è più probabile che facciano un altro scalo tecnico in Grecia, sia per spezzare il viaggio verso la destinazione finale, che dalla Sicilia risulterebbe eccessivamente lungo, sia per avere la possibilità di imbarcare nuovi membri di equipaggio prima di entrare nel vivo della missione, ossia “rompere l'assedio e creare un canale umanitario permanente”.

È probabile che ci siano barche in attesa anche in Grecia e che si uniranno da lì alla missione della Flotilla, anche perché è davvero tanta la differenza tra le barche tracciate da Gsf e quelle annunciate: non ci sono nemmeno le imbarcazioni di Open Arms e di Greenpeace nell’elenco ufficiale delle barche in movimento che vengono tracciate dall’organizzazione.

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