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Nazionale

La foto “sbagliata” di Mussari fa riscoppiare il caso David Rossi

Giletti pubblica un’immagine del vicolo dove morì il manager Mps volato dalla finestra il 6 marzo 2013 dopo essere stato aggredito. “Quello è il banchiere”, ma in realtà è un medico senese. I legali dell’ex numero uno Abi querelano la trasmissione ma anche il presidente della commissione Vinci (Fdi) per aver rivelato i verbali di due testi che lo accusano di essere il mandante dell’omicidio su cui indaga la Dda di Firenze

La foto sbagliata di Mussari

Basta una foto a riaccendere il caso David Rossi. È quella mostrata l’altra sera dalla trasmissione di Massimo Giletti Lo Stato delle Cose. Si vedono delle persone nel vicolo di Monte Pio dove verrà ritrovato il cadavere del manager Mps volato dalla finestra del suo ufficio nella sede di Rocca Salimbeni, probabilmente scaraventato giù da un gruppo di persone non ancora identificato dalla magistratura (c’è un fascicolo per omicidio alla Dda di Firenze) che poi avrebbero impedito i soccorsi a Rossi, spirato dopo una lunghissima agonia ripresa dalle telecamere della banca. La foto fa parte di uno stock di quasi 200 foto che la commissione d’inchiesta su Rossi ha affidato ai carabinieri per identificare le persone ritratte. Tra loro ci potrebbero essere gli assassini, è la convinzione del presidente della commissione Gianluca Vinci, corroborato in questo convincimento da autopsie, perizie dei Ris dei carabinieri e altre ricostruzioni oggettive di cui ha parlato il Giornale nelle scorse settimane.

Lunedì sera Giletti ha mostrato questa foto, attribuendo un volto tra la folla a quello di Giuseppe Mussari, ex numero uno di Mps e di Abi, amico intimo di Rossi. Ci sono due verbali pieni di omissis e destinati ad altre due Dda a Brescia e Bologna, in cui Mussari è accusato da due persone in galera con precedenti per calunnia, omicidio e mafia - l’imprenditore calabrese Saverio Giampà e il brasiliano Renan William Vilanova Correa - di essere il mandante di «un’aggressione finita male» a David Rossi, per evitare che parlasse ai magistrati che stavano indagando sull’istituto per le spericolate operazioni finanziarie che ne avrebbero messo a rischio il futuro. Tra i segreti che Rossi custodirebbe ci sono anche quelli che porterebbero alla cosca Grande Aracri, come dimostrerebbe il numero di un conto corrente intestato a un prestanome di questi boss che - secondo le inchieste AEmilia e Grimilde - controllerebbero l’Emilia-Romagna, il Mantovano e persino Brescello, Comune sciolto per mafia. Da qui la competenza delle Dda. A eseguire questo blitz punitivo su ordine di Mussari sarebbe stato un calciante del Calcio storico fiorentino, Gabriele Ceccherelli, che avrebbe dovuto essere audito in commissione ma che ha revocato la sua disponibilità tramite il legale Federico Bagattini finché non verranno desecretati gli omissis. «Ci vorranno almeno altri 30 giorni», ha fatto sapere proprio ieri lo stesso Vinci.

Ma cosa c’entra la foto con Mussari? Nulla, appunto. Mai la commissione ha detto che quello ritratto nella foto era Mussari: c’è un uomo che appare sul lato sinistro mentre telefona vicino all’imbocco del vicolo dove steso a terra c’è Rossi. Somiglia un po’ a Mussari ma non è lui. «Ci sono oltre 200 scatti fatti all’epoca da un fotografo e acquisiti dalla precedente Commissione di inchiesta - ricorda Vinci in un messaggio diffuso dopo la riunione dell’ufficio di presidenza della commissione - abbiamo dato mandato di individuare chi c’era nel vicolo tra le persone nelle foto per togliere ogni dubbio ed evitare eventuali scambi di persona», ha sottolineato.

«Nella trasmissione invece si sarebbe fatto un collegamento diretto con l’ex presidente di Mps Mussari», sottolineano i legali Tullio Padovani, Fabio Pisillo e Francesco Marenghi, ma la sua identità è stata resa nota subito dopo la messa in onda. Si tratta di Luca Anselmi, un medico molto noto a Siena. «I due non si somigliano per niente come si poteva immediatamente verificare da un semplicissimo raffronto fotografico, anche parlare di un sosia è una forzatura che reca onta al diritto di cronaca», ribadiscono i legali di Mussari, pronti a querelare Giletti ma anche lo stesso Vinci, che rivelando i verbali che accusavano il banchiere e il calciante avrebbe «gravemente diffamato» Mussari, come recita la denuncia-querela formalizzata alle procure di Roma e Firenze per calunnia, diffamazione aggravata e rivelazione di segreti d’ufficio. Giletti, accusato di aver anticipato le accuse mosse a verbale contro Mussari il giorno prima della conferenza stampa di Vinci in un video su Instagram del 18 ottobre e nella trasmissione del giorno successivo, si è difeso così dalle accuse dei legali dell’ex numero uno Abi. «Si prende atto che le libertà hanno un prezzo. L’unica cosa che voglio dire, alla luce di quello che ho letto e che hanno detto gli avvocati di Mussari, è che non ho divulgato nessuna carta secretata. Ho solo dato anticipazione sul nome di Mussari che se fosse stato secretato non sarebbe stato riferito il giorno successivo dal presidente Vinci in commissione d’inchiesta».

Interpellato dal Giornale, l’avvocato Marenghi replica così al giornalista Rai: «Il dottor Giletti ha rilasciato una dichiarazione secondo cui la querela ricevuta costituisce il prezzo che deve pagare alla libertà di informazione? Nulla di più falso, perché essa costituisce semmai il prezzo della diffamazione, propalata a un milione di persone in diretta televisiva, disinformando i cittadini e creando la suggestione di un falso alibi - ribadisce il legale - in base all’accostamento della suggerita presenza di Mussari nei pressi della sede di Banca Mps la sera della tragica morte di David Rossi con le dichiarazioni - quelle sì veritiere - rilasciate dall’avvocato Mussari alla commissione di inchiesta. E il paradosso ancor più evidente è che la commissione di inchiesta, il giorno successivo e senza ulteriore verifica, abbia inviato le fotografie di questo cittadino senese a un numero imprecisato di autorità giudiziarie».

Il vero problema è che la magistratura senese (ma non solo) si è sempre limitata a derubricare come suicidio la morte di Rossi, sin dall’inizio. Sono state le Iene con Antonino Monteleone e Marco Occhipinti ad aprire la strada a un’ipotesi che oggi trova conferme scientifiche, lasciando a questa commissione e a quella della precedente legislatura, guidata dall’azzurro Pierantonio Zanettin, il gravoso compito di supplire alle inchieste mancate con il potere giurisdizionale di cui questi organismi sono in possesso, con una evidente compressione della presunzione di innocenza per Mussari e Ceccherelli legata a questi verbali pieni di omissis. Ma adesso che tre procure antimafia finalmente indagano per omicidio, la verità su Rossi, su Mussari e ciò che accadde davvero quella dannata notte del 6 marzo 2013 verrà finalmente fuori.

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