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Madre e figlia avvelenate con ricina: cos'è e come agisce questo veleno letale

A causare il decesso delle due sarebbe stata una sostanza letale per la quale non esiste antidoto. È stata un'arma impiegata dal Kbg

Madre e figlia avvelenate con ricina: cos'è e come agisce questo veleno letale
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Non è stata un'intossicazione alimentare ad uccidere Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, bensì una sostanza letale chiamata ricina. Quella che sembrava una tragica fatalità legata al cibo è stata ufficialmente riqualificata come duplice omicidio premeditato, e adesso gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire le dinamiche della vicenda e risalire al responsabile.

Ci si concentra dunque sul mezzo utilizzato per uccidere le due vittime. Si tratta della ricina, una sostanza che non lascia scampo. Ma cosa sappiamo di questo veleno? Gli amanti delle serie crime ne avranno già sentito parlare, perché non è infrequente che questo nome salti fuori nei casi di omicidio. La ricina è stata menzionata in Breaking Bad, ma anche in Law & Order. Si tratta di un veleno molto potente che, ad oggi, non ha ancora un antidoto.

In passato, la ricina veniva utilizzata dal Kgb per uccidere i nemici, tanto da essere considerata alla stregua di un'arma biologica di massa.

La ricina è una fitotossina, ossia una proteina altamente tossica di origine vegetale che viene estratta dalla pianta di ricino. Tale pianta è ben presente nella macchia mediterranea, dato che cresce bene nel nostro clima. Qualcuno ricorderà l'olio di ricino, impiegato come tassativo, che al contrario della ricina non è tossico, perché idrosolubile. La ricina, invece, si estrae dai semi, altamente velenosi (la proteina si trova nella polpa dei semi). Una particolarità di questo veleno è che non è facilmente individuabile nel sangue, cosa che chiaramente favorisce l'assassino.

La ricina agisce a livello cellulare bloccando la sintesi proteica; ciò comporta il danneggiamento dei ribosomi – produttori di proteine – e la morte delle cellule. Se somministrata per ingestione, può causare gravi sintomi gastrointestinali, come vomito e dolore addominale, fino a sanguinamento gastrico. In pochi giorni sopraggiunge l'insufficienza d'organo e la morte. Trattandosi di una sostanza letale, basta una dose esigua per uccidere un essere umano.

"La ricina è letale già a bassissime dosi. Si estrae dai semi della pianta di ricino e la procedura di estrazione può avvenire pestando i semi con un mortaio. Non è un'operazione semplice da effettuare, ma per le istruzioni basta consultare il web o interrogare l'intelligenza artificiale", ha detto a LaPresse il dottor Enrico Maria Pagnotta, tossicologo forense.

Ad oggi, purtroppo, non esiste un antidoto in grado di contrastare l'avvelenamento da ricina, pertanto si può solo procedere con un trattamento di supporto, con la speranza che l'organismo della vittima reagisca.

Come abbiamo detto, la ricina è una proteina, quindi il corpo tende a degradarla in fretta, cosa che rende molto difficile individuare le tracce.

Per fortuna le analisi di laboratorio svolte su Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono riuscite a individuare la pericolosa sostanza. Il resto starà al lavoro degli investigatori. Al momento, non risultano persone iscritte sul registro degli indagati.

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