"Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto". Lo ha detto l'agente di polizia Carmelo Cinturrino durante un colloquio in carcere con il suo avvocato, Piero Porciani. L'assistente capo di Polizia, fermato stamani per l'omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, ha ammesso le proprie responsabilità. "Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino" al commissariato, "sapeva cosa c'era dentro". L'agente, che domani risponderà al gip, ha spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che "quello che aveva in mano la vittima era un sasso".
Il poliziotto, dunque, ha sparato "coscientemente e volontariamente" verso Mansouri mentre questi "cercava una via di fuga" e "riparo tra i cespugli" del "boschetto della droga" di Rogoredo (Milano). Lo ha colpito "alla testa" con un proiettile, esploso dalla Beretta d'ordinanza calibro 9X19, che ha fatto cadere il 28enne "in posizione prona". In seguito si è avvicinato al corpo e lo ha "girato". Ha aspettato 22 minuti prima di "allertare i soccorsi" per "modificare la scena del delitto", piazzare la finta pistola accanto all'uomo steso fra le sterpaglie per inscenare una "situazione compatibile con la falsa versione" della legittima difesa".
L'arresto di Cinturrino è arrivato 28 giorni dopo i fatti del 26 gennaio. Senza fare "sconti a nessuno", ha detto il procuratore di Milano, Marcello Viola, motivando il fermo con il pericolo di fuga dell'indagato che prima di questa vicenda veniva narrato come un brillante appartenente alla polizia di stato, con numeri da record come i 50 arresti che ogni anno portava a casa. Il rischio di fuga sarebbe motivato dal fatto che oltre all'alloggio di servizio dispone di abitazioni in Sicilia, a Milano e Carpiano.
Per il 41enne il pm Giovanni Tarzia ha chiesto la custodia cautelare in carcere perché ci sarebbe un pesante rischio di inquinamento probatorio, di reiterazione e la pericolosità sociale che, secondo fonti inquirenti, sarebbe emersa in modo "inquietante" dalle indagini sui "metodi di intervento" durante le "operazioni di contrasto allo spaccio" di stupefacenti. I colleghi co-indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso hanno dichiarato di aver mentito inizialmente per "paura" che "potesse" anche "sparargli" perché è" una persona pericolosa, aggressiva e violenta" ed è solito "percuotere" i frequentatori del "bosco di Rogoredo" con l'utilizzo di un "martello".
"Un ex" poliziotto "anzi un delinquente" lo definisce in serata il capo della polizia - direttore generale della Pubblica sicurezza, Vittorio Pisani, che annuncia "provvedimenti disciplinari" contro i 4 complici coinvolti nelle indagini.La premier Giorgia Meloni parla di "tradimento nei confronti della Nazione" e prova a chiudere le polemiche delle scorse ore: "Non esiste alcuno 'scudo penale".