L'inchiesta sulla sparatoria di Rogoredo si allarga ed emergono nuovi elementi. Da oggi Osvaldo Rocchi non è più il dirigente del commissariato Mecenate di Milano, quello in cui prestavano servizio Carmelo Cinturrino, l'assistente capo arrestato per l'omicidio del pusher Abderrahim Mansouri, e gli altri quattro colleghi indagati con l'accusa di favoreggiamento e omissione di soccorso. Il dirigente è stato messo a disposizione della Questura di Milano. Già avviato l'iter per la nomina del successore che avverrà nei prossimi giorni.
Trasferiti anche gli agenti indagati
Nei giorni scorsi i quattro poliziotti indagati sono stati trasferiti ad incarichi non operativi in sedi diverse dal Commissariato in cui prestavano servizio.
Si allarga l'inchiesta: indagini su un'intera zona di Milano
Nel frattempo, l'indagine si allarga: dal boschetto di Rogoredo a una intera zona di Milano che abbraccia via Mecenate, piazza Corvetto e si spinge fino a Calvairate. L'inchiesta coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, partendo dalla necessità di far luce sul movente che ha spinto il poliziotto a sparare al 28enne, sta passando in rassegna parecchie testimonianze.
Si stanno convocando a tappeto persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con il poliziotto. Non solo tossicodipendenti e spacciatori da lui arrestati, ma anche chi lo ha "incrociato" durante le sue dubbie operazioni antidroga su cui ora si sta scavando. Per rendere l'idea dell'attività investigativa in corso, quattro persone sono state convocate in Procura in meno di due giorni. Dopo le "confessioni" dei colleghi di Cinturrino, sono stati raccolti e si proseguirà con un ritmo serrato a raccogliere elementi, a cui poi si dovranno trovare i riscontri. Si è a caccia, per esempio, di immagini come un video del pestaggio di un disabile, di cui si è parlato, o di una presunto indebito sequestro di soldi.
E poi ci saranno da incrociare i racconti, magari alcuni da "cristallizzare" con un incidente probatorio, e valutarli anche alla luce di verifiche tecnico-scientifiche. Inoltre si vuole appurare se, eventualmente, abbia avuto complici o coperture al commissariato Mecenate dove era in servizio e dove è stato fermato. Intanto il 9 marzo, il Tribunale del Riesame ha fissato l'udienza in cui i nuovi difensori dell'assistenza capo, Marco Bianucci e Davide Giugno, discuteranno la richiesta degli arresti domiciliari per Cinturrino che ancora, pur ammettendo la messinscena della pistola e di aver alterato la scena del delitto, dice di aver sparato per paura e nega di aver mai chiesto il pizzo, soldi e droga, agli spacciatori per lasciarli lavorare indisturbati.
Cinturrino: "Su di me fango per screditarmi"
Carmelo Cinturrino, dunque, "serenamente respinge ogni accusa", compresa quella di omicidio volontario, "affermando" che i racconti su di lui e sulle sue operazioni antidroga è "fango per screditarmi". Racconti che sarebbero frutto di "atteggiamenti vendicativi, certamente connessi all'attività di repressione dell'odioso fenomeno criminale dello spaccio di stupefacenti". Lo ha ribadito il poliziotto ai suoi due nuovi difensori, gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, oggi durante un incontro in carcere per mettere punto la strategia processuale.
I due legali, in una nota, riguardo alla morte del 28enne, affermano che "si è trattato, all'evidenza, di una tragedia che coinvolge tutti", in quanto il loro assistito non aveva alcuna intenzione di uccidere. "Quanto al Riesame, stiamo valutando le scelte tecniche da adottare".
"Invitiamo tutti alla prudenza e alla cautela", hanno aggiunto poiché stanno "acquisendo elementi difensivi utili a dimostrare l'infondatezza di certe ipotesi di illecito, unicamente deducibili dalle informazioni apprese dai media e ad oggi non contestate al Cinturrino".