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Nel mirino della Michelin i ristoranti da tener d'occhio

Ecco le insegne lombarde che la "rossa" ha scovato in attesa delle nuove stelle che svelerà a novembre

Nel mirino della Michelin i ristoranti da tener d'occhio
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Amata, odiata, incompresa, incomprensibile, la guida Michelin resta comunque il "benchmark" assoluto della gastronomia, lo strumento dal cui giudizio dipende spesso la (s)fortuna di un ristorante. Il giudizio universale è sempre quello di novembre, quando vengono svelate le nuove stelle, ma da qualche tempo la guida rossa ha introdotto online una sorta di aggiornamento mensile online, nel quale inserisce nuovi locali, che spesso sono quelli che, in autunno, entreranno nell'empireo. Ed ecco - più o meno a metà strada tra la revelation di fine 2025 e quella di fine 2026 - alcuni dei ristoranti lombardi "caldi" per i severi francesi. In attesa che, chissà...

Insieme (Milano) In una zona poco foodies di Milano, Pagano, in via Rasori 12, un locale nato dalla passione di una coppia, lo chef Alessandro Garlando e la restaurant manager Federica Caretta, familiare e caldo ma con qualche ambizione, come mostra una carta piuttosto evoluta. Tra i piatti il Risotto Carnaroli riserva con zafferano, lingua, salsa bordolese e prezzemolo. "Un locale - scrive la Michelin - dal carattere autentico, dove l'atmosfera familiare è immediatamente percepibile".

Olio Fishbar (Saronno) La Michelin parla di "un bistrot moderno" dove "gustare piatti generosi, prevalentemente di pesce". Il locale, nato dal know how dei creatori di Olio (e dello Spazio The Box) di Origgio, è un luogo piuttosto elegante ma rilassato e informale che punta forte sulla freschezza della materia prima e sull'invito alla condivisione. Molti crudi, niente primi, il meglio è nei piatti come il Fish and chips con merluzzo carbonaro e il Lobster roll. Notevole il business lunch.

Sakeya (Milano) La casa del sake, si definisce questo locale in via Cesare da Sesto, che però conta anche sulla cucina di chef Masaki Inoguchi che propone molti piatti alla griglia (notevole l'Unagi to Foie Gras, anguilla alla brace con foie gras marinato al sakekasu e miso). "La vera specialità restano però i kushiyaki, spiedini di diverse tipologie cotti sulla griglia", suggerisce la Michelin.

Altatto (Milano) Tra i ristoranti più in crescita di Milano, in odore di stella, c'è questo bistrot vegetariano di Cinzia De Lauri e Sara Nicolosi, che si trova nella periferia sud della città (via Zumbini, 39). Un locale elegante e silenzioso, che compie un percorso contemporaneo e coerente e con, scrive la Michelin, "un gusto che alterna accenti agrumati e decisi a tonalità più morbide e avvolgenti". Da tenere d'occhio, sempre.

Il Frate (Urgnano) Una storica osteria più che secolare, oggi elegante ristorante "che ha conservato intatta la sua anima familiare". Infatti ai fornelli c'è Lorenza, nipote del fondatore, e in sala il di lei figlio Giorgio. Cucina di rito piacentino, tra i piatti Pisarei e fasò e Vitello tonnato. Ma il vero ingrediente è la gentilezza. Ricca la carta dei vini

Sushi Matsu Omakase (Milano) Solo 14 ospiti per questo locale in via Cadamosto 7, in zona Porta Venezia, tutti riuniti attorno a un unico tavolo a ferro di cavallo che circonda la cucina dove lo chef Hirohiko Shimizu prepara in tempo reale i piatti che poi presenta e racconta agli ospiti. Un rituale giapponese, in cui sono fondamentali la fiducia nello chef, la qualità degli ingredienti e l'interazione tra chi cucina e chi mangia. Su tutto vigila il patròn Taka Matsu.

Casa Romano (Alzano Lombardo) Un ristorante di famiglia "da banchetti" trasformato dall'ultima generazione in un luogo "dove il trentenne Luca Adobati - dice la Michelin - propone i suoi piatti

colorati e gustosi seguendo le stagionalità dei prodotti e organizzandoli in un piccolo menù alla carta e in un percorso degustazione a sorpresa". Ottimi i Tagliolini 30 tuorli, spugnole e aglio orsino. Panorama imperdibile.

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