Ogni anno c'era una cena a casa di Arnoldo. Questi chiedeva a Dino: "Hai un libro per me?". Lui rispondeva affermativamente o meno.
Alla fine del '68 ("Poema a fumetti" è del '69) Arnoldo pone a Dino ancora la stessa domanda, e lui dice no. Interviene Almerina, moglie di Dino: "Non è vero, tu il libro ce l'hai". Si riferiva al "Poema a fumetti", la prima graphic novel italiana. Milano, primi anni Settanta, i personaggi intorno a un tavolo sono Arnoldo Mondadori, Dino Buzzati e Almerina Antoniazzi, moglie dello scrittore, libera da stereotipi e conformismi, di lui innamorata. A raccontare la scena è Lorenzo Viganò, presidente della Fondazione Buzzati e curatore della mostra "Milano e le montagne, da Poema a fumetti' al film Orfeo" con Virgilio Villoresi, fino al 6 aprile al Laboratorio FAAM-Fondazione Arnoldo Mondadori, via Marco Formentini 10. La mostra testimonia che Buzzati non ha età: "È da più di 20 anni che curo le opere buzzantiane. Sono presidente della Fondazione. Anni fa sono stato fulminato dal racconto La segretaria, da lì è nata la mia passione, ho conosciuto bene Almerina e ho cominciato a curare i libri" ha raccontato Viganò. Una mostra guidata dalla conoscenza intima dei curatori del lavoro giornalistico e artistico di Buzzati.
Nel cuore di Brera, parte del programma delle Olimpiadi, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, in collaborazione con Fondazione Dino Buzzati, Fantasmagoria, Fondazione Corriere della Sera, Mondadori e Regione Lombardia hanno trasformato il Laboratorio FAAM in una "casa buzzatiana": un ambiente che lascia trapelare il valore avanguardistico dello scrittore, giornalista, pittore. "Dino era consapevole di vivere in anticipo sui tempi - continua Viganò-. Poema a fumetti ripropone in chiave moderna il mito di Orfeo e Euridice"..
Sono esposte tavole originali, disegni preparatori e foto. In fondo alla sala al primo piano una serie di oggetti della vita di Buzzati: si intravede la sua passione per lo sci e l'alpinismo (che definì "lo sport più nobile di tutti"), tracce delle escursioni sul lago d'Averno, ricordi dei viaggi da inviato del Corriere della Sera (è stato anche reporter dei Giochi Olimpici invernali di Innsbruck del 1964). La fiducia e la laboriosità appassionata che traspaiono dalle opere di Buzzati si ritrovano poi nel lavoro di Virgilio Villoresi, regista toscano, di Fiesole, classe 1979, che, con "Orfeo", riporta in chiave moderna l'aldilà visionario della tragica storia d'amore tra il musico e la ninfa, attento a preservare l'autenticità della poetica buzzantiana. Paolo Verri, direttore generale della Fondazione ha commentato: "In periodo di Olimpiadi c'è qualcosa che tiene insieme Milano e le montagne come solo Buzzati ha saputo fare".
Il prossimo 17 marzo, ore 18.30, nella Sala Incontri della Fondazione si approfondirà il tema "Dino Buzzati e la scrittura dello sport" (ingresso libero e gratuito): con Paolo Maggioni, Giacomo Papi e Lorenzo Viganò si parlerà dello stile di Buzzati. I suoi articoli sportivi avevano lo sguardo appassionato ed esperto di chi conosce la neve "come un vecchio compagno di cordata".
Il 28 marzo, ore 16.30, si terrà un percorso di lettura, libero e gratuito sempre nella Sala Incontri, con Veronica Giuffrè, che insegna comunicazione social per l'editoria allo Iulm e tiene vari corsi per Feltrinelli Education.