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Olimpiadi estive del 2036: la nuova sfida. Milano ci riprova (con Torino e Genova)

I tre sindaci del Pd e i tre governatori di centrodestra fanno squadra. Si lavora al dossier ma c'è il nodo stadio. Verso un derby con Roma

Olimpiadi estive del 2036: la nuova sfida. Milano ci riprova (con Torino e Genova)

Neanche è stato smaltito il successo dei Giochi invernali 2026 e parte una nuova sfida. Spunta la candidatura Milano-Torino-Genova alle Olimpiadi estive del 2036, la "candidatura del Nord-Ovest", in campo i tre sindaci di centrosinistra Beppe Sala, Stefano Lo Russo e Silvia Salis e i tre governatori del centrodestra Attilio Fontana (Lombardia), Alberto Cirio (Piemonte) e Marco Bucci (Liguria).

Dopo una riunione on line ieri mattina hanno annunciato con una nota a sei firme l'avvio di un "percorso congiunto volto a valutare la possibilità di presentare una candidatura unitaria del Nord Ovest italiano per ospitare una futura edizione dei Giochi olimpici e paralimpici estivi". L'iniziativa nasce, sottolineano, "dalla volontà di valorizzare la vocazione sportiva, infrastrutturale internazionale di tre territori fortemente connessi tra loro, capaci di mettere a sistema competenze, impianti sportivi, infrastutture di mobilità e" soprattutto "una consolidata esperienza nell'organizzazione di grandi eventi". Milano e la Lombardia hanno appena chiuso i Giochi invernali promossi con i massimi voti dalla presidente del Cio Kirsty Coventry, e il capoluogo ha raddoppiato i turisti dopo il successo di Expo 2015. Torino ha ospitato le Olimpiadi invernali 2006, nel curriculum ha (tra l'altro) le Apt Finals. E Milano e Torino, come ha ricordato ieri il sindaco Sala, si raggiungono in 40 minuti con l'Alta velocità e tra un paio di anni sarà lo stesso viaggio in treno tra Milano-Genova. L'obiettivo è "valorizzare in larga parte impianti già esistenti limitando al minimo nuove costruzioni e privilegiando il riuso di strutture sportive, universitarie e fieristiche già presenti nei territori con il coinvolgimento anche delle imprese". Un "modello diffuso che riduca l'impatto ambientale, ottimizzi le risorse pubbliche, generi benefici duraturi e concreti per le comunità locali". Le istituzioni avvieranno una fase di confronto preliminare di confronto e approfondimento con Coni e governo, mondo dello sport, università per verificare la fattibilità del dossier, verrà creato un primo gruppo interistituzionale composto dai 6 Capi di Gabinetto e un team di lavoro per l'istruttoria preliminare, l'esame degli impianti diffusi. Primo obiettivo: l'edizione estiva 2036 o "in alternativa, da quelle del 2040".

"Viva il triangolo olimpico" commenta Sala. La candidatura "è una cosa seria e riteniamo anche di avere un po' in credito di stima nei confronti del Cio, molto soddisfatto del modello diffuso italiano. Vediamo delle buone possibilità". Rivela che è un'idea nata "da qualche mese, ne ho parlato un po' con Fontana durante i Giochi, qualche settimana fa con Lo Russo. Sono sempre stato dell'idea di fare qualcosa con Torino, ora c'è anche Genova". L'asse Milano-Torino con la sindaca M5S Chiara Appendino era saltato. Sottolinea (anche) il vantaggio di un "bel progetto bipartisan", come i Giochi 2026. Precisa che "siamo ancora molto lontani dal sapere come sarà il progetto, chi farà cosa, quali impianti useremo, ma crediamo che abbia molto senso e la partita del 2036 è ancora aperta, poi ci sarebbe ancora il 2040. Ma per il 2036 non ci sono candidature europee ufficializzate. Ovviamente bisognerà verificare se ci sono altre città italiane in corsa". Uno dei nodi, non irrilevante: "Uno stadio olimpico oggi non c'è, potrebbe essere il principale vincolo". Nessun colloquio ancora, dice, con governo e Coni e "anche per l'edizione 2026 il Coni scelse tra due alternative, Milano-Cortina e Torino. Noi faremo la nostra parte e il Coni farà la propria scelta". Da mesi si discute del dossier Roma, anche il ministro per lo Sport Andrea Abodi si era espresso a favore e i consiglieri romani di Azione che hanno depositato una mozione ieri sono tornati alla carica. "Un derby con Roma? Non lo temiamo, se vorrà provarci vedremo quale sarà il dossier migliore". Esclude l'ipotesi di agganciare anche Venezia. Mentre nei mesi scorsi il leader Iv Matteo Renzi aveva lanciato Firenze, con un modello diffuso. Per l'edizione 2036 il Cio deciderà probabilmente nel 2029. "Va tutto oltre il mio mandato, che scade nel 2027" ricorda Sala, ed esclude incarichi "olimpici".

Per il governatore Fontana i Giochi diffusi "hanno saputo conquistare il mondo perché fondati sulla capacità dei territori di lavorare insieme e mettere a sistema competenze, infrastrutture e identità locali. È da qui che partiamo: la collaborazione tra territori è una leva strategica per costruire grandi progetti internazionali sostenibili, innovativi e capaci di generare benefici duraturi. Proponiamo di replicare e rafforzare questa impostazione che ha permesso di vendere 1,3 milioni di biglietti". La sindaca Salis, ex campionessa olimpica e vicepresidente del Coni, assicura: "Siamo determinati, è una grande opportunità". Cirio conferma che "è una strada che possiamo percorrere con buone opportunitò". La sfida può essere affollata. Tra le favorite, prima della crisi in Medioriente, c'erano Doha o Ryiadh.

In campo l'India, con Ahmedabad, forti anche le ipotesi Istanbul e Budapest, Santiago del Cile soffre la crisi di impianti e finanziaria. La Germania non ha ancora deciso, divide l'ipotesi di ospitare i Giochi nel centenario dall'edizione di Berlino durante il regime di Adolf Hitler.

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