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Maggiori cadute e mortalità precoce: uno studio individua le conseguenze dell’inattività negli over

Uno studio norvegese mostra come i muscoli “ricordino” i periodi di stop. Tale aspetto, d’aiuto ai giovani adulti, ha effetti negativi per gli anziani. Da qui l’importanza del movimento costante

Maggiori cadute e mortalità precoce: uno studio individua le conseguenze dell’inattività negli over
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I muscoli hanno una memoria molecolare e “ricordano” la loro prolungata inattività. Ma le conseguenze sono diverse a seconda dell’età del soggetto: tra giovani e “over” infatti le differenze sono notevoli.

Il tema è al centro di uno studio, pubblicato di recente su Advanced Science, della Norwegian School of Sport Sciences.

I rischi legati alla perdita muscolare

La premessa dell’opera è la considerazione che la perdita di muscolo scheletrico correlata all'età è una delle principali cause di infortuni da caduta.

I problemi aumentano con l’invecchiamento. Le cadute ripetute negli anziani diventano sempre più comuni, portando ad una perdita ricorrente di muscolo scheletrico e quindi a un aumento del rischio di fragilità, morbilità, ricovero ospedaliero, riduzione della qualità della vita e, infine, ad una mortalità precoce.

I termini della ricerca

I ricercatori hanno studiato l’immobilizzazione ripetuta degli arti inferiori di giovani adulti e dei ratti anziani. Il progetto non ha voluto coinvolgere persone di età avanzata proprio perché il ripetuto mancato utilizzo dei muscoli in tali soggetti è associato a fragilità e maggior rischio di cadute.

Per consentire solidi confronti di età, gli esperti hanno integrato anche dati di ratti giovani precedentemente pubblicati con dati di ratti anziani di recente sviluppo.

I partecipanti, sia uomini sia donne, sono stati sottoposti a due settimane di atrofia da disuso. Dopo un periodo di recupero di circa sette settimane, i muscoli della stessa gamba coinvolta nell’esperimento sono stati nuovamente immobilizzati per altri quattordici giorni.

Le conseguenze del disuso

Che cosa succede dunque quando la muscolatura non lavora? E’ qui che occorre distinguere.

In base alla ricerca effettuata, nel muscolo umano giovane adulto il periodo di inattività ripetuto ha innescato una resilienza molecolare prevalentemente protettiva.

Al contrario, il muscolo invecchiato ha mostrato una memoria dannosa, caratterizzata, tra gli altri aspetti, da una maggiore atrofia e da un'esagerata soppressione dei geni del metabolismo aerobico nonostante il recupero dopo il disuso iniziale. In sostanza, il “ricordo” della precedente inattività non è stato per nulla d’aiuto, anzi, ha avuto un effetto negativo.

Mentre i ratti giovani recuperavano la massa muscolare dopo il disuso iniziale, i ratti anziani non lo facevano.

L’importanza dell’attività fisica

Conoscere dunque tali meccanismi permette di porre in essere le migliori strategie a tutela della salute.

"I nostri studi precedenti hanno dimostrato che l'esercizio fisico regolare lascia una memoria molecolare positiva nei muscoli, qualcosa che potrebbe aiutarli ad adattarsi più efficacemente dopo una pausa", sono le parole di Adam Sharples, primo ricercatore e professore alla NIH, pubblicate sul sito dell’ateneo.

Tre sono le raccomandazioni del ricercatore: iniziare l'allenamento di resistenza o ad alta intensità fin da giovani adulti (in modo da creare una “riserva benefica” per il futuro), interrompere i periodi di inattività, facendo ad esempio anche esercizi molto semplici o camminando, e cercare di muoversi regolarmente.

L’allenamento fisico aiuta i muscoli sia nella

fase di recupero sia a livello preventivo. Con l’avanzare dell’invecchiamento, l’obiettivo è evitare di incorrere in una spirale di continua perdita di massa muscolare che porta ad una sempre maggiore fragilità.

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