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Turisti, topi e infiltrazioni: la “maledizione” di Buckingham Palace e la scelta di Re Carlo

La royal family “detesta” Buckingham Palace, dicono i tabloid, ma la decisione del Re di non vivere a Palazzo ha destato polemiche e malumori

Turisti, topi e infiltrazioni: la “maledizione” di Buckingham Palace e la scelta di Re Carlo

“Ho sempre voluto vivere a Buckingham Palace”, ha scritto Donald Trump su Truth lo scorso maggio, dopo aver scoperto di essere un lontanissimo cugino di Re Carlo III. Un desiderio condiviso, probabilmente, con buona parte della popolazione mondiale. Molti di noi vorrebbero provare a vivere in un Palazzo reale, capire come si svolge la quotidianità in un luogo permeato dalla Storia e dal lusso. Eppure persino vivere nella residenza simbolo della monarchia britannica comporta degli svantaggi. Lo sa bene Sua Maestà, che ha deciso di non tornare a vivere a Buckingham Palace dopo la fine dei lavori di ristrutturazione da 369 milioni di sterline, attirandosi critiche e polemiche. Lo sa altrettanto bene il resto della royal family che, secondo i tabloid, avrebbe sempre “odiato” il Palazzo per una serie di ragioni tutt’altro che trascurabili.

Mai più a Buckingham Palace

Nel 2027, al termine dei 10 lunghi anni di ristrutturazione, Buckingham Palace sarà un Palazzo reale più moderno, pur conservando tutto il suo antico splendore. Re Carlo III, però, non vi si trasferirà. Sua Maestà ha deciso di rimanere a vivere a Clarence House, riporta la Cnn. La notizia è arrivata in contemporanea con la pubblicazione della dichiarazione dei redditi del sovrano, 12,9 milioni di sterline pagate nell’anno 2024/2025. Dati, questi ultimi, mai condivisi prima da un Re britannico. In tal modo Carlo ha voluto modernizzare un altro aspetto della monarchia in nome della trasparenza, comunicando anche il futuro del Palazzo reale, che rimarrà un luogo di rappresentanza e l’ufficio del monarca, oltre che un museo aperto ai visitatori di tutto il mondo.

“Il quartier generale” della monarchia

Alcuni si sono chiesti se questa decisione non sia deleteria per l’immagine del luogo simbolo per eccellenza della monarchia britannica: non sarebbe da sottovalutare il rischio che questa scelta possa penalizzare e indebolire la reputazione dell’istituzione, privandola di una delle sue colonne portanti o, comunque, allentando il legame secolare tra la royal family e Buckingham Palace. “È e rimarrà il quartier generale della monarchia”, ha assicurato James Chalmers, tesoriere del Re, citato dalla Cnn, “il gioiello della Corona dei nostri edifici nazionali, con lo stendardo del sovrano che sventola fiero sul tetto ogni volta che Sua Maestà è a Londra”. Non tutti la vedono così. Una cosa, però, sembra certa: Buckingham Palace è sempre stato un luogo decisamente impegnativo in cui vivere e, per questo, non molto amato dai suoi regali inquilini.

I grattacapi di una giovane Regina

Dopo l’ascesa al trono, nel 1837, la regina Vittoria scelse Buckingham Palace come residenza reale. Solo che all’epoca l’edificio sembrava tutto fuorché un Palazzo reale. Era “freddo, maleodorante, disorganizzato”, scrive il sito History Extra. Vittoria e suo marito, il principe Alberto, dovettero fare appello a tutta la loro pazienza per rendere confortevole la nuova casa. In precedenza Buckingham Palace era stata la residenza privata della nonna della sovrana, cioè la regina Carlotta, moglie di Giorgio III, che lì diede alla luce 14 dei suoi 15 figli. Quando Vittoria vi mise piede trovò, come ha spiegato ancora il sito, riprendendo le parole della storica Kate Williams a History Extra Academy Series: Royal Residences: Secrets and Scandals, “un labirinto…con molte stanze poco illuminate e corridoi dalle funzioni non meglio chiarite. Di conseguenza la sicurezza era scarsa e ciò rendeva facile, per gli intrusi, entrare a Palazzo”.

Fumo, sporcizia e stalker

Non è finita qui: secondo la ricostruzione storica i camini non funzionavano bene. Facevano molto fumo, rendendo difficile accendere e mantenere il fuoco, puntualizza ancora History Extra. Le finestre venivano tenute chiuse, le stanze erano sporche e in disordine. Sembra perfino che vi fossero avanzi di cibo lasciati in giro a marcire. In più lo staff era indisciplinato e, pare, piuttosto pigro. Kate Williams ha raccontato un aneddoto interessante a proposito della mancanza di cura e di sicurezza a Buckingham Palace: “Non sorprende che uno dei fan e stalker di Vittoria, conosciuto come ‘il ragazzo Jones’ sia riuscito a vivere a Palazzo per tanto tempo, nutrendosi di briciole di pane e bevendo vino, finché non venne trovato sotto la sedia della Regina dall’ostetrica reale”.

Un vecchio problema ancora attuale

Buckingham Palace avrebbe ancora alcuni dei problemi che la regina Vittoria dovette fronteggiare per anni prima di renderlo un luogo accettabile in cui vivere. Questioni mai completamente risolte che avrebbero contribuito a rendere il Palazzo inviso alla royal family ancora oggi. Per esempio quella relativa alle falle nella sicurezza e agli intrusi. Il più famoso tra questi ultimi rimane Michael Fagan, che entrò nel Palazzo il 9 luglio 1982 e riuscì ad arrivare fino agli appartamenti reali, trovando la regina Elisabetta nella sua camera da letto. Buckingham Palace vanta una lista piuttosto lunga, addirittura secolare, di intrusioni o tentativi di intrusione. Le ultime risalgono addirittura al maggio 2021, al dicembre dello stesso anno e al maggio 2023, come riporta la Bbc.

Nuovi problemi

I tabloid, però, ha individuato anche altri motivi di fastidio, chiamiamolo così, per i reali britannici: il considerevole numero di turisti che ogni anno si accalcano nelle sale di Buckingham Palace, mette in evidenza l’Express, gli impianti non a norma, puntualizza il Telegraph. Nel 2017, ricorda quest’ultimo quotidiano, sarebbero stati rimossi 3mila metri di cavi di gomma considerati “non sicuri”. Nel 2007 si sarebbe staccato un frammento della facciata dell’edificio che avrebbe rischiato di colpire in pieno la principessa Anna. Ci sarebbero, poi, infiltrazioni d’acqua dal tetto e per giunta nel Palazzo dimorerebbe indisturbata una piccola colonia di roditori. A tal proposito, ricorda Town & Country Magazine, nel 2001 un portavoce di Palazzo tentò di minimizzare la faccenda, sottolineando che “il rapporto tra topi e persone è molto basso”. Una dichiarazione che il sito definisce, comprensibilmente, “tutt’altro che rassicurante”.

Il concetto di “casa”

A questo punto sono d’obbligo due obiezioni: i dieci anni di lavori di ristrutturazione non dovrebbero aver risolto tutti questi problemi una volta per tutte? Inoltre la regina Elisabetta non visse a Buckingham Palace fino al marzo 2020, cioè allo scoppio della pandemia, senza mai lamentarsi? Il restauro dovrebbe mettere la parola fine a molti dei difetti vecchi e nuovi del Palazzo. Il problema più grande, però, che raccoglie in sé tutte le questioni citate, è molto più profondo: la royal family non percepirebbe Buckingham Palace come una casa, un luogo in cui far vivere e crescere una famiglia. Troppo grande, troppo dispersivo, troppo impersonale per esserlo. Non ci sarebbe privacy, né l’atmosfera accogliente e, appunto, familiare. Non dimentichiamo che i Windsor sono delle persone, oltre che dei reali. Una fonte ha dichiarato al Sunday Times: “[Re Carlo] non ama molto Buckingham Palace. Non la vede come una valida, futura casa, né come un’abitazione adatta alle esigenze del mondo moderno. Ritiene insostenibile la sua manutenzione sia dal punto di vista economico, sia da quello ambientale”.

Un dovere

Per quanto riguarda la seconda obiezione, nel giugno 2022, poco prima della morte di Elisabetta II Darren McGrady, chef della royal family per 15 anni, ha affermato a Coffee Friend, citato dall’Express: “[La regina Elisabetta] non ha mai amato davvero il Palazzo reale, è sempre stato il [suo] ufficio”, aggiungendo che la sovrana voleva “sempre andare al Castello di Windsor” e “non vede[va] l’ora di tornarci”. Per la defunta Regina vivere a Buckingham Palace sarebbe stato un dovere, non una scelta personale.

Dopo Carlo

Re Carlo III, però, non sentirebbe più la pressione derivata dall’obbligo regale e persino morale di vivere a Buckingham Palace. Lo stesso varrebbe per il figlio William. I tabloid sono d’accordo sull’ipotesi che neppure i principi di Galles sceglieranno il Palazzo reale come dimora quando saliranno al trono. Vi sarebbe un indizio concreto in tal senso: secondo le fonti William e Kate considererebbero il Forest Lodge, la residenza situata nel Windsor Great Park (Berkshire), in cui si trasferirono nel novembre 2025, la loro “casa per sempre”.

Spreco di denaro?

“Il Palazzo reale continuerà a essere, come da tradizione, il cuore pulsante della monarchia, ma non la sua sede”, ha insistito un portavoce della royal family, citato dall’Express. Il giornalista reale Phil Dampier, però, non sarebbe d’accordo con la scelta di Sua Maestà. Soprattutto non condividerebbe l’ingente spesa per i restauri di una residenza in cui nessuno avrebbe intenzione di vivere e sull’Express scrive: “…Sarebbe un grande errore per Re Carlo non vivere a Buckingham Palace quando la ristrutturazione sarà finita. Ci si chiederà perché siano stati spesi così tanti soldi per quello che diventerà un ufficio e un’attrazione turistica con l’atmosfera da museo”.

“Una casa più grande”

Dampier potrebbe dar voce al pensiero di molti tra esperti reali e cittadini britannici. La polemica pone su fronti opposti la libertà personale del sovrano e il dovere, ciò che Carlo è e sente e ciò che il regno (o, almeno, parte di esso), si aspetterebbe da lui. In ogni caso la decisione sembra ormai presa.

“La storia di Buckingham Palace”, scrive il sito History Extra, “serve a ricordarci di non essere troppo gelosi delle persone che hanno una casa più grande della nostra. Più grande è la casa, più grandi sono i potenziali problemi che ne conseguono”.

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