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La Cina pronta a spegnere l'auto europea

I costruttori del Dragone verso il 10% del mercato nel 2026. E Bruxelles tentenna

La Cina pronta a spegnere l'auto europea
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Mentre a Bruxelles si continua a prendere tempo e a non decidere dopo le deludenti proposte di revisione del pacchetto green per l'automotive, i big cinesi guadagnano sempre più terreno sul mercato europeo. «Alcune proiezioni indicano che quest'anno la quota di auto di origine cinese importate in Europa potrebbe avvicinarsi al 10% delle vendite totali», avverte Andrea Taschini, advisor e manager automotive, sottolineando che si tratta di «un livello che, alla luce delle recenti trovate della Commissione Ue, in particolare la sostituzione dei dazi sulle auto elettriche di Pechino con l'introduzione di un meccanismo di prezzo minimo di difficile applicazione, rischia concretamente di essere superato». In mancanza di una regola chiara per contingentare i quantitativi, conclude, «l'aumento delle vetture cinesi importate continuerà a erodere la base industriale e occupazionale europea».

Da Bruxelles, dunque, stando così le cose, porte sempre più spalancate ai costruttori cinesi, gli stessi all'inizio temuti per il loro predominio sulle tecnologie elettriche (da qui l'introduzione dei dazi ora messi in discussione) ma che, astutamente considerate le indicazioni dei mercati, si sono via via affermati puntando sulle alimentazioni ibride, in generale, ma anche su quelle tradizionali. Alcuni dati relativi agli ultimi mesi del 2025: le vetture ibride ricaricabili sono salite dal 3% del 2024 a quasi il 30% dell'offerta, mentre i veicoli elettrici sono scesi dal 48% al 32 percento.

A questo punto una domanda è d'obbligo: come l'Europa intende salvaguardare il proprio sistema automotive, ovvero la capacità di produrre, innovare e decidere sul suo futuro? Un recente report di Ubs rileva come a partire dal 2019 la maggior parte dei guadagni dei big cinesi, al di fuori dai confini asiatici, sia stata fatta a spese dei costruttori del Vecchio continente.

Mg (Saic Motor), Omoda e Jaecoo (Chery) e Byd sono già una realtà consolidata. Tocca ora a Geely e Changan, da poco protagoniste attive sul mercato continentale, insieme a Dongfeng, per citare solo alcuni degli altri big cinesi, scatenare il loro potenziale. Intanto, in attesa dei primi insediamenti produttivi in Europa, alcuni costruttori hanno già scelto l'Italia come sede dei rispettivi centri stile: Milano è la base voluta da Byd (ne ha affidato la guida all'ex Alfa Romeo, Wolfgang Egger) e anche Geely ha puntato sulle metropoli lombarda, mentre Changan è da diversi anni presente a Rivoli (Torino). Nei prossimi giorni, l'Acea (l'associazione dei costruttori europei) comunicherà i dati ufficiali riguardanti le immatricolazioni nel 2025. Tra gennaio e novembre, Saic Motor, che commercializza il marchio Mg, ha venduto 273.

991 vetture (+26,1%) con una quota mercato passata dall'1,8% al 2,3%. Byd, rappresentata in Europa dall'italiano Alfredo Altavilla, ha visto la sua penetrazione salire all'1,4% dal precedente 0,4% (159.869 auto immatricolate, +276%).

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