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Genova cuore della nuova logistica. Arriva il modello per la sicurezza

Una regia unisce tecnologia e sistemi esistenti

 Genova cuore della nuova logistica. Arriva il modello per la sicurezza
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Il progetto di potenziamento delle infrastrutture tra il porto di Genova, Milano e il resto d'Europa entra nella sua fase più delicata: la costruzione di un corridoio logistico ad alta capacità destinato a trasformare Genova nello snodo meridionale del corridoio TEN-T Reno-Alpi, asse strategico che collega il Mediterraneo a Rotterdam. In gioco non c'è soltanto un'infrastruttura ferroviaria, ma la creazione di un canale preferenziale per i traffici europei e la ridefinizione degli equilibri logistici del Nord-Ovest.

È in questo contesto che prende forma il progetto nazionale di homeland security lanciato da Connect, la società già impegnata nella gestione dei varchi portuali di Genova e nella progettazione dei buffer retroportuali per fluidificare il traffico pesante verso gli scali. Di cosa si tratta? Il punto di partenza è un'evidenza: le minacce alla sicurezza nei centri storici si sono diversificate. Alla minaccia terroristica (l'auto o il camion usati come armi improprie, con il caso emblematico dei mercatini di Natale) si sommano criticità strutturali come gestione approssimativa dei flussi veicolari, controlli frammentati agli accessi, microcriminalità organizzata, presenze ostili attive h24. La «mutazione» del rischio impone una risposta sistemica. Da qui nasce l'idea di traslare nel cuore delle città l'esperienza maturata nei porti e nell'hinterland logistico, dove i buffer piattaforme di regolazione dei mezzi pesanti - hanno l'obiettivo di cadenzare gli ingressi, ridurre le code e alleggerire la pressione sulle reti autostradali. La stessa logica di orchestrazione dei flussi viene applicata al centro storico, considerato non solo spazio simbolico ma nodo sensibile di sicurezza, mobilità e vivibilità. «Intervenire su un solo fattore di degrado senza agire contestualmente su tutti gli elementi che concorrono a deteriorare la homeland security significa disperdere risorse», sottolinea l'ad di Connect, Rodolfo De Dominicis.

Il modello prevede un «cervello operativo» unico, capace di integrare e coordinare sistemi già esistenti ztl, Port Community System, Buffer Information Systems con nuove tecnologie: controllo dei varchi, regolazione dei transiti, illuminazione intelligente, telecamere, droni, presidio territoriale, intelligenza artificiale predittiva. Tutti componenti che, se isolati, producono effetti limitati ma se messi insieme, generano un ecosistema in grado di apprendere dai dati, individuare anomalie, modificare strategie in tempo reale.

La piattaforma informatica ipotizzata organizza e condivide le informazioni raccolte sul campo secondo un paradigma comune, con l'obiettivo di minimizzare il rischio complessivo gravante sul centro storico.

Tra gli strumenti operativi figurano l'assegnazione dei percorsi e l'autorizzazione alle fermate in fasce orarie prestabilite per carico e scarico, così da ridurre interferenze e congestioni. Un primo banco di prova è stato Matera, all'epoca Capitale europea della cultura.

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