Forhad Hussain, politico laburista di origini bengalesi, è da meno di una settimana il nuovo sindaco di Newham. Newham è uno dei sobborghi di Londra in cui si è registrato il maggiore exploit di candidati di origine bengalese eletti alle amministrative dello scorso 7 maggio. Uno di loro è stato candidato dai Verdi, altri sei sono laburisti, mentre dodici appartengono al New Independents Party che in tutto ha portato a casa ventiquattro seggi. Stessa storia a Birmingham. Il numero di consiglieri «indipendenti» non può essere trascurato. Se ne contano ben tredici. Per capire come sta cambiando il volto della politica locale (ma non solo) del Regno Unito bisogna far liberarsi da un equivoco linguistico. Ovvero: si scrive indipendenti, si legge musulmani.
In questi giorni, a far notizia sui quotidiani inglesi, è soprattutto il numero di consiglieri di origine bengalese eletti. Ottanta se si contano solo i comuni di Tower Hamlets, Newham, Redbridge
e Barking & Dagenham. Circa la metà di loro (ben trentasette) sono concentrati a Tower Hamlets dove dei quarantacinque seggi a disposizione trentatré sono andati ai candidati di Aspire, il partito del sindaco (rieletto) Lutfur Rahman (pure lui di origine bengalese). Risultati importanti sono stati ottenuti anche a Camden, Croydon, Brent, Ealing e, appunto, Birmingham.
Se ci fermassimo alla comunità bengalese faremmo un errore. Infatti, come spiega su The Spectator Andrew Gilligan, che con Paul Stott e Rakib Ehsan ha redatto un report sull'islamopopulismo per il think tank Policy Exchange, «una delle storie sottostimate è la crescita costante degli indipendenti musulmani». La scorsa settimana ne sono stati eletti almeno cento. Che vanno ad aggiungersi a quelli già in carica (diverse decine) e ai quattro parlamentari eletti nel 2024.
Da sempre il voto delle comunità islamiche viene capitalizzato dai «vecchi» partiti di sinistra. I Verdi, per esempio: le loro preferenze alle ultime amministrative, spiega Gilligan, sono aumentate del 14% nelle aree in cui i musulmani sono più del 10% e del 4% dove sono il 2%. Adesso, però, qualcosa sta cambiando. Sta infatti prendendo
piede la strategia di convogliare i voti su «candidati indipendenti» più o meno organizzati tra loro. A Birmingham, per esempio, c'è l'Independent Candidate Alliance. Formalmente non c'è «un controllo centrale». Si tratta, come nota Gilligan, di «un'alleanza sciolta di gruppi indipendenti locali» che però ha «chiari legami» con «due iniziative nazionali, The Muslim Vote e Vote Palestine». In linea generale il sottobosco è quello pro Pal e filo Hamas ma poi c'è anche la componente dell'islam più radicale. The Muslim Vote, in modo particolare, scrive sempre Gilligan su The Spectator, «ha legami con numerosi individui e gruppi estremisti o problematici».
Quello che vediamo accadere oggi in numerosi comuni del Regno Unito, potrebbe verificarsi presto anche in Italia.
A sinistra, infatti, è già iniziata la corsa a mettere in lista candidati musulmani per portare a casa i voti delle loro comunità di riferimento. In alcune città, poi, ha iniziato a muovere i primi passi il partito di Allah. Insomma, è solo questione di tempo.