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Quello che non si sa sull'attacco di Trump al Papa. E spunta il ruolo di Obama

Le parole furiose del presidente contro il Papa arrivano a poche ore da un’intervista di tre cardinali progressisti che hanno messo nel mirino le politiche dell’amministrazione. E spunta il ruolo di Obama

 Quello che non si sa sull'attacco di Trump al Papa. E spunta il ruolo di Obama
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Il clamoroso attacco del presidente Donald Trump a Leone XVI è maturato quasi una settimana dopo le parole più dure del Papa contro la guerra in Iran, quando a Castel Gandolfo si era spinto a lanciare un appello agli americani a scrivere ai membri del Congresso per chiedere di mettere fine alla guerra. Cosa è successo nel frattempo per scatenare l’ira del tycoon?

Lo zampino di Obama

Nel post su Truth Social in cui ha dichiarato di non essere un grande fan di Leone XIV, Trump ha spiegato di non apprezzare “il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un perdente della sinistra, che è uno di quelli che volevano che i fedeli e il clero fossero arrestati”. Al presidente americano non è andata giù l’udienza concessa giovedì scorso da Leone all’ex stratega elettorale del suo predecessore. “Dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale”, ha sentenziato il tycoon utilizzando toni senza precedenti verso un Papa.

L’intervista dei cardinali

Ma a far saltare completamente i nervi del presidente e a convincerlo a parlare a ruota libera sarebbe stata l’intervista concessa nelle scorse ore al programma televisivo 60 Minutes dai tre cardinali più liberal d’America: Blase Cupich, Robert W. McElroy e Joseph W. Tobin. I prelati, che da tempo fanno il controcanto all’amministrazione repubblicana, hanno attaccato apertamente le politiche di Trump non solo sulla guerra in Iran ma anche sui migranti. McElroy ha accusato la Casa Bianca di aver instaurato la “paura”. Non a caso il presidente americano nel suo clamoroso sfogo ha rimbrottato Leone scrivendo che “parla della ‘paura’ dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno avuto durante il Covid quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto, e stando a circa tre metri o persino sei metri di distanza”. L’intervista, che ieri ha avuto grande risonanza negli States, sarebbe stata decisiva a convincere Trump a non trattenersi e prendersela direttamente con Leone.

Le conseguenze di quest’attacco si faranno sentire soprattutto all’interno del cattolicesimo americano di tendenza conservatrice. Le parole di Trump sono state commentate dall’arcivescovo Paul S.

Coakley, presidente dei vescovi Usa che ha mantenuto una linea prudente dicendosi “affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre” ed ha ricordato, così come aveva fatto il cardinale suo connazionale Raymond Leo Burke a Il Giornale, che “papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico”.

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