Politica estera

Dai topi alla guerra al Tour: così l'ambientalismo estremista dilaga in Francia

Dal sindaco di Bordeaux che non eradica i ratti a quello di Lione contro il Tour "inquinante", viaggio nell'ambientalismo radicale e di come sta prendendo piede in Francia

Dai topi alla guerra al Tour: così l'ambientalismo estremista dilaga in Francia

La scelta della Commissione Ue di dare il via libera alla fine delle tratte interne tra Orly, secondo aeroporto di Parigi, e le città di Bruxelles, Nantes e Lione è un nuovo punto a favore dell'ambientalismo radicale francese a cui più volte anche Emmanuel Macron ha dovuto cedere. Non importa se, ad esempio, sarà possibile fare scalo da Lione al primo aeroporto di Parigi, Charles de Gaulle, per volare a New York. O se anche prima di promuovere nuovi investimenti le ferrovie francesi dovranno garantire i posti a 800mila persone che volano sulle tratte soppresse. L'ambientalismo francese esonda, travolge ogni argine.

Bordeaux, tra topi e stop ai voli

A gennaio tra i sostenitori della "castrazione" dei collegamenti della città da lui amministrata c'era lo stesso sindaco di Bordeaux, Pierre Hurmic. 67 anni, ecologista convinto, membro dei Verdi francesi (Eelv), Hurmic ha vinto nel 2020 le elezioni municipali in una città governata dal 1947 dalla destra puntando proprio sull'emergenza ambientale. A gennaio ha ricordato che, in considerazione dell'emergenza climatica, i viaggi che emettono meno carbonio devono essere privilegiati e si è detto a favore della soppressione del volo Bordeaux-Parigi.

Immaginate, in Italia, il sindaco di Pescara, per citare un esempio di città di provincia dotata di aeroporto, fare campagna per cancellare il volo per Bergamo. Impossibile! Eppure Hurmic ha insistito. E la furia ecologista della sua amministrazione non si è fermata a un ragionamento che compete scelte di grande politica infrastrutturale e dei trasporti, altroche. Piuttosto, è arrivata a livelli comici a fine 2020, quando Hurmic si è opposto all'installazione del tradizionale albero di Natale per ragioni ecologiche.

Ed ha toccato delle sfumature grottesche nelle scorse settimane, quando Bordeaux si è trovata invasa da orde di topi, due per abitante nel capoluogo della Francia del Sud-Ovest. Mezzo milione di roditori che, come documentato in un video su TikTok diventato virale, scorrazzano indisturbati per la città, si nutrono dei rifiuti nei cassonetti, possono diventare vettori di malattie e contagio.

A Bordeaux i rifiuti di cibo vicini ai ristoranti, complice il rallentamento della gestione del ciclo integrato da parte dell'amministrazione ecologista, attirano orde di topi, ma per il comune guidato da Hurmic il problema non sussiste. Per il comune, a guida ambientalista, non è necessaria alcuna campagna di eradicazione. Jean-Baptiste Thony, consigliere comunale responsabile della salubrità e delle pulizie urbane, ha dichiarato che i topi "sono essenziali" e in loro assenza "le fogne si ostruirebbero", creando un problema di salute pubblica. Ogni ulteriore commento appare superfluo.

A Lione: guerra al Tour e luce spenta di notte

Nelle ultime elezioni comunali,i Verdi francesi hanno vinto sette città con più di 100.000 abitanti: Strasburgo, Bordeaux, Besançon, Tours, Annecy e Grenoble hanno rappresentato successi importanti in Francia, ma la più fragorosa delle conquiste è stata Lione, terza città e secondo polo economico del Paese.

Lione è da tempo sotto stress per un aumento della criminalità localizzato principalmente nel quartiere di Duchere; tra rapine e violenze, anche il ministro dell'Interno macroniano Gerard Darmanin a settembre ha denunciato l'aumento dell'insicurezza nella città governata dal 2020 dal giovane sindaco Grégory Doucet. Il quale in nome della sobrietà energetica ha pensato bene di imporre due ore di stop totale all'illuminazione pubblica notturna, dalle 2.30 alle 4.30 di notte, per dimostrare di andare oltre il governo sulla sobrietà energetica. Inutili le critiche delle opposizioni: Doucet ha risposto che in città come Lorient (Morbihan), Francheville (Rodano) o nelle Deux-Sèvres l'esperimento non ha prodotto l'aumento della criminalità. Problema: nessuna città in questione ha la complessità di Lione, centro di quasi 520mila abitanti che salgono a oltre 2 milioni con l'area urbana.

Da quest'estate, nota ActuLyon, "il sindaco di Lione e il ministro dell'Interno sono in disaccordo sul trattamento della delinquenza a Lione. Il primo accusa il membro del governo di rendere la città "un parco giochi" per la campagna presidenziale del 2027 e il secondo denuncia l'angelismo del sindaco. Quest'ultimo chiede più telecamere a circuito chiuso e più agenti di polizia municipale". Ricevendo in cambio l'oscuramento in nome dell'ecologismo più radicale. Che in inverno può pesare sul fronte securitario.

Doucet del resto in materia si era già superato. Appena eletto sindaco aveva individuato un bersaglio in un simbolo dell'identità nazionale francese in campo sportivo, il Tour de France. La Grande Boucle è stata definita "maschilista" e "poco ambientalista" da Doucet, che ha criticato il fatto che i campioni del ciclismo che si sfidano ogni estate in Francia siano seguiti dalla tradizionale carovana di auto. E ha dichiarato di sperare che il Tour non facesse più ritorno città che nel 1903 ospitò l’arrivo della prima storica tappa della Grand Boucle. La cui organizzazione, tralaltro, come abbiamo ricordato su InsideOver, "combatte da anni una battaglia per sensibilizzare all’uso della bici in Francia, sottolineando che il 60% degli spostamenti nell’Esagono avviene su distanze inferiori a 5 km e che solo il 4% di essi è compiuto pedalando sulle due ruote".

La guerra totale dell'ambientalismo francese

Lione e Bordeaux sono le capitali di un ambientalismo spesso "salottiero" da cui Emmanuel Macron ha provato, senza successo, a distaccarsi completamente, pur avendo fatto mea culpa per scelte come l'ecotassa sul diesel che nel 2019 fece esplodere la rabbia dei Gillet Gialli.

Ma anche a livello di attivismo ambientalista proliferano, da tempo, in Francia i movimenti radicali ormai alla guerra totale sul clima. Da Les dégonfleurs de Suv, gruppo di attivisti che a Parigi taglia le gomme alle auto, a On The Spot, che ha dichiarato guerra all'illuminazione pubblica dei negozi che danneggia o spegne la notte, molti esempi indubbiamente creativi sono la forma benigna dell'ambientalismo radicale. Quella più estrema è rappresentata da "Dernière rénovation" (ultimo rinnovamento), che a fine ottobre ha bloccato un'autostrada in uscita da Parigi intasata di auto e fatto irruzione all'Opera Bastille.

Francesco De Remigis ha ricordato poi la lotta di diversi collettivi conntro la "costruzione dei maxi-bacini idrici a Sainte-Soline (Nuova-Aquitania), ultimo fronte dell'eterogenea protesta ultrà écolo-gauchista che ha causato una sessantina di feriti tra i gendarmi" quando, a fine ottobre, "in 7mila hanno invaso un terreno provando a smantellare il sistema di tubature per fermare la costruzione" e l'Eliseo ha schierato l'esercito in difesa dell'opera. Si parte dalle politiche e si arriva agli scontri di piazza: l'ecologismo radicale in Francia appare anti-sociale e fonte di divisione, non di coesione, nella collettività. Che passa per un rapporto armonioso tra società e ambiente, e non sulla distruzione della prima in nome del presunto benessere del secondo.

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