Non sono americano e non mi interessa cosa pensano gli americani di Trump. Quando non capisco una cosa, mi faccio delle domande e non considero né pazza né peggiore di me la cosa che non capisco. Di una sola cosa sono quasi certo. Come sarà per il delitto di Garlasco tra pochi giorni, quando capiremo che il colpevole non era Alberto Stasi, presto l'Occidente, in ginocchio davanti alla propaganda islamista e agli interessi cinesi e al petrolio di Hormuz, capirà che il colpevole di questo stato di minorità del Vecchio Continente non è certo Donald Trump. Anzi, è l'unico democratico che ha ancora voglia e forza di combattere. Giorgia Meloni fa altrettanto con l'Europa, dicendo dei no che prima erano impronunciabili. Sull'immigrazione, sul Green Deal e presto anche sulle regole dello sforamento di bilancio in situazioni di crisi globale come questa. Nel vuoto dell'Unione Europea nella grande partita globale delle guerre in Medioriente e della falsa trattativa per chiudere quella in Ucraina, che l'Europa non intende chiudere, bisogna dire che proprio l'Italia è la sola (assieme alla Gran Bretagna di Keir Starmer per ragioni storiche) che un qualche ruolo lo sta costruendo. E lo dimostra anche il tempestivo viaggio di Marco Rubio a Roma, dove il Segretario di Stato incontrerà sia Papa Leone sia la premier, definendo per la prima volta dopo decenni un asse bilaterale Usa-Italia che ha valore europeo.
La sinistra dice solo «no» e il Pd si sta sfasciando. Resta loro la Flotilla. E ora capisco perché: fra sesso, droga e danze del ventre, è un bel passatempo da gauche, l'ideale mentre qualcun altro prova a fare la pace.