Politica estera

Scoppia la "guerra" Michel-von der Leyen: cosa c'è dietro allo scontro in Ue

Michel contesta von der Leyen: sugli accordi con Washington sulle materie prime è andata troppo oltre. E a suo avviso rischia di inimicare Europa e Cina

Scoppia la "guerra" Michel-von der Leyen: cosa c'è dietro allo scontro in Ue

Ursula von der Leyen ha mandato su tutte le furie Charles Michel con la sua visita oltre Atlantico alla corte di Joe Biden in cui ha provato a cercare un'intesa sull'Inflation Reduction Act e il futuro del rapporto economico Usa-Europa. Al centro della polemica l'Inflation Reduction Act e le risposte poste in essere dalla Commissione Europea, che secondo Michel si sono sostanziate in una fuga in avanti della von der Leyen durante la riunione vis a vis con il capo di Stato americano alla Casa Bianca.

La presidente tedesca della Commissione europea e il capo di Stato Usa, in un comunicato congiunto, hanno dichiarato venerdì di voler trattare sul fatto che si potrà negli anni a venire "rendere possibile che le materie prime estratte o lavorate nell’Unione Europea possano essere utilizzate negli Usa" contribuendo alla comune transizione energetica. E, in prospettiva, alla sfida a tutto campo con la Cina. Fumo negli occhi per il presidente belga del Consiglio Europeo che avrebbe chiesto al proprio apparato giuridico se quella di von der Leyen non sia stata una fuga in avanti.

"L'argomento del Consiglio è che la Commissione – i cui burocrati indipendenti hanno il ruolo principale nel guidare la politica commerciale del blocco – dovrebbe consultarsi di più con le capitali nazionali prima di correre verso misure che potrebbero irritare Pechino", nota Politico.eu. Michel intende ricordare che è il Consiglio, e non la Commissione, a rappresentare l'anima profonda dell'Europa e gli interessi degli Stati, oltre ovviamente ad essere l'autorità formalmente più alta in grado dell'Unione Europea, la cui ultima parola passa per il consenso delle capitali nazionali. Tutt'altro che desiderose di un braccio di ferro con Pechino.

I rumors hanno pervaso l'intera Bruxelles il 13 marzo. Tanto che la Commissione è dovuta intervenire per bocca della portavoce Dana Spinant: "Nelle diverse riunioni del Consiglio europeo nelle quali abbiamo discusso della Cina la presidente von der Leyen è stata chiara sulla necessità di evitare di cadere o ricadere in situazioni di dipendenza su settori importanti come le materie prime", ha precisato la Spinant in conferenza stampa, richiamando l'accordo Usa-Ue di venerdì come parte dell'agenda del G7 a guida giapponese per una spinta alla sicurezza economica.

Michel ritiene in sostanza che appiattirsi sugli Usa e rinunciare all'autonomia strategica europea sulla tecnologia e la transizione green significhi cedere un terreno decisivo per la competitività comunitaria a Washington. Michel fa riferimento a settori europei più legati all'asse franco-tedesco, alla visione di Thierry Breton, Commissario all'Industria, e dell'ex cancelliera Angela Merkel fondata su un'Europa autonoma nelle filiere e nei settori critici indipendente sia dalla Cina che dagli Stati Uniti.

Ursula von der Leyen, invece, su molti temi, dai vaccini per il Covid-19 alle armi all'Ucraina, si è dimostrata un'atlantista di ferro. Anche contro gli interessi della sua stessa Germania. "Il suo capo di gabinetto Bjoern Seibert ha agito come principale canale tra Bruxelles e Washington nell'ultimo anno circa, negoziando direttamente con figure di alto livello dell'amministrazione statunitense come il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e l'ex vice consigliere per la sicurezza nazionale per l'economia internazionale Daleep Singh", aggiunge Politico.

Michel vuole che la libera volontà degli Stati e la loro negoziazione continua apra al mandato alla Commissione per definire le linee guida dei rapporti con gli Usa. Per von der Leyen la necessità è invece quella della sicurezza nei confronti del garante di oltre Atlantico in una fase in cui la guerra in Ucraina riavvicina sul fronte geopolitico le due sponde dell'oceano. La realtà parla di un'Europa divisa in cui la Commissione opera fughe in avanti cui non si erano mai spinti i predecessori di von der Leyen, come Juan Manuel Barroso e Jean-Claude Juncker, nemmeno ai tempi dell'austerità in cui il Consiglio era spesso contropotere al rigorismo estremo del potere della Commissione. E di fronte alla divisione europea, chi prospera è Washington. Sempre più decisiva nel campo occidentale anche grazie al divide et impera nel campo comunitario.

Si conferma inoltre la natura disfunzionale della coppia di vertice dell'Europa. Dal durissimo caso del Sofagate di Istanbul di inizio 2021, in cui Recep Tayyip Erdogan impose lo "schiaffo della sedia" alla von der Leyen, che non si sentì tutelata da Michel durante la visita comunitaria in Turchia, i rapporti tra i due si sono gradualmente incrinati. E negli ultimi anni hanno proseguito su una china sempre più in discesa. Mettendo a rischio la capacità di agire rapidamente dell'Ue davanti alle crisi e rendendo, giorno dopo giorno, ancora più decisivo il ruolo degli Stati che mantengono il pallino del gioco sul futuro dell'Europa. Anche su temi come la risposta ai sussidi industriali Usa e la complessa relazione economica e tecnologica con la Cina.

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