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Missili cinesi nel Golfo: così gli affari di Xi spiccano il volo

Il missile Fatah-3 rafforza il ruolo del Pakistan come intermediario di sistemi cinesi. Ma soprattutto amplia l’influenza strategica di Pechino in una regione strategica

Missili cinesi nel Golfo: così gli affari di Xi spiccano il volo
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La presentazione pubblica del missile supersonico Fatah-3 da parte del Pakistan ha aperto nuove prospettive di mercato per l’industria della difesa cinese. Il sistema, mostrato attraverso l’Army Rocket Force Command e dotato di tecnologia Made in China, è descritto come il primo missile da crociera supersonico dichiarato operativo dal Paese. Con velocità comprese tra Mach 2,5 e 4, una testata tra 240 e 400 chilogrammi e una portata stimata tra 290 e 450 chilometri, il Fatah-3 è progettato per missioni sia contro obiettivi terrestri sia navali, con profili di volo a bassa quota che riducono i tempi di intercettazione.

Il missile della svolta (con tecnologia cinese)

Come ha spiegato Asia Times, il Fatah-3 potrebbe essere una derivazione locale del missile cinese HD-1 e rafforza il ruolo del Pakistan come possibile intermediario regionale per tecnologie missilistiche di origine cinese. Il confronto con il sistema BrahMos, sviluppato da India e Russia, evidenzia tra l’altro come il nuovo vettore riduca il vantaggio indiano nei sistemi supersonici di attacco.

L’HD-1, stando alle valutazioni tecniche citate, privilegia costi contenuti e un motore a combustibile solido, mentre il BrahMos si distingue per maggiore potenza d’impatto, versatilità di piattaforma e sofisticati sistemi di guida. In questo contesto, la disponibilità del Fatah-3 amplia le opzioni convenzionali di Islamabad, offrendo una capacità di attacco di precisione contro infrastrutture strategiche, potenzialmente anche in risposta alle dimostrazioni di forza indiane.

Le tensioni in Kashmir e l’impiego del BrahMos contro la base di Nur Khan nel 2025 hanno mostrato quanto i missili convenzionali possano incidere su obiettivi sensibili, rendendo ancora più rilevante l’equilibrio tra deterrenza nucleare e conflitto sotto soglia.

I Paesi del Golfo prendono nota

L’impatto del Fatah-3 non si limita però alla dimensione regionale e alla rivalità tra India e Pakistan. La sua eventuale esportazione verso i Paesi del Golfo potrebbe inserirsi in un quadro di crescente cooperazione militare tra Islamabad e alcune capitali arabe, in particolare dopo accordi di difesa e discussioni su forniture di sistemi d’arma.

Ecco, in un contesto del genere, l’adozione di piattaforme di origine cinese, mediate dal Pakistan, offrirebbe a Pechino una presenza indiretta nei mercati regionali, senza un coinvolgimento operativo diretto. Diversi Stati del Golfo, infatti, stanno modernizzando le proprie capacità missilistiche, anche attraverso infrastrutture sotterranee e programmi di produzione locale. E l’eventuale loro interesse per sistemi come il Fatah-3 risponderebbe a esigenze di deterrenza più che immediate.

Sul fronte della Cina, dunque, il consolidamento della cooperazione tecnico-militare con il Pakistan può trasformarsi in un

moltiplicatore di influenza strategica. La combinazione di esportazioni, co-produzione e trasferimento di know-how rafforzerebbe legami industriali e politici, ampliando la proiezione di Pechino dal Kashmir al Golfo Persico.

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