"Attaccati dalla Dasinia": lo strano war game di Mosca sulla guerra con la Cina

Il Financial Times rivela gli scenari di guerra analizzati dai militari russi che prevedono azioni aggressive da parte della Cina contro la Federazione. L'alleanza tra Mosca e Pechino è davvero "senza limiti"?

"Attaccati dalla Dasinia": lo strano war game di Mosca sulla guerra con la Cina
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Tieniti stretti gli amici ma ancora più stretti i nemici. Così recita il vecchio adagio che trova spesso applicazione anche nelle relazioni internazionali. Se si osserva dal punto di vista del Cremlino non è però chiaro in quale delle due categorie menzionate si possa collocare la Cina. Certo, poche settimane prima dell’aggressione russa all’Ucraina Vladimir Putin si è recato in visita a Pechino e, insieme al suo omologo cinese Xi Jinping, i due leader hanno proclamato una “partnership senza limiti”. Eppure, al di là di roboanti dichiarazioni pubbliche e di un apparente sostegno reciproco, la Russia guarda al gigante asiatico con sentimenti di diffidenza e sospetto più profondi di quanto si possa immaginare.

I war game russi

A far emergere i dubbi della Federazione nei confronti del potente vicino è stato il Financial Times che in questi giorni ha dato conto di documenti russi classificati redatti tra il 2008 e il 2014 in cui viene descritta una soglia per l’impiego di armi nucleari tattiche inferiore a quella ammessa ufficialmente da Mosca. In particolare nei carteggi top secret vengono presentate simulazioni di guerra che prevedono una possibile invasione della Russia orientale da parte dell’esercito popolare di liberazione cinese.

In uno dei war game presi in considerazione la Cina paga finti agitatori nei territori russi per scatenare scontri con le forze di polizia e invia sabotatori oltre confine per colpire in gran segreto centri nevralgici per la sicurezza del nemico. Dopo aver seminato il caos, Pechino accusa il vicino di “genocidio” ai danni della popolazione russa di etnia cinese, aumenta la produzione bellica e dispiega unità dell’esercito alla frontiera. La simulazione si conclude con la decisione della Federazione di usare un’arma nucleare tattica anche in una fase iniziale di conflitto con la grande potenza.

Nel war game in questione, degno di un libro di Tom Clancy e che sembra ripercorrere alcune manovre di Putin nel Donbass, dietro la tanto declamata amicizia tra le due nazioni si nasconde lo sfrenato imperialismo del Paese del dragone. C’è da precisare che nei documenti classificati non si esplicitano i nomi delle nazioni impegnate nel conflitto. Si parla invece di iniziative ostili intraprese “da una nuova generazione di leader nazionalisti” che governa un Paese denominato “Dasinia”, che presenta tutte le caratteristiche della Cina, contrapposto alla “Federazione nordista”, alias la Russia.

La diffidenza russa

Dai documenti visionati dal quotidiano britannico emerge la preoccupazione di Mosca per le regioni orientali che potrebbero finire nel mirino di Pechino con il pretesto della difesa della propria comunità presente in loco, 29mila cittadini secondo i dati del 2010. Un’altra fonte di ansia presa in esame dai militari della Federazione è poi la necessità per la "Dasinia" di aumentare lo “spazio vitale” per la sua popolazione attraverso una politica estera espansionistica.

D'altronde la diffidenza del Cremlino nei confronti del gigante asiatico non sarebbe un fenomeno nuovo né tantomeno del tutto ingiustificato. Per citare alcuni esempi alla base di tali sospetti, nel 1969 gli eserciti dell’Urss e della Repubblica popolare cinese si scontrarono al confine sul fiume Ussuri mentre negli anni Settanta Mao Zedong assecondò il riavvicinamento con gli Stati Uniti proprio in chiave antisovietica.

Alcuni esperti rilevano comunque che le simulazioni dei generali servono soprattutto a mettere alla prova le proprie capacità e "non indicano necessariamente il più probabile o il più realistico scenario”. Altri esperti fanno notare che sebbene i file risalgano a oltre dieci anni fa rimangono rilevanti per l’attuale dottrina militare russa e precisano che anche se Putin “sostiene sempre che la Nato è la minaccia principale e la Cina un partner, molti nuovi sistemi d’armi sono stati posizionati per primi nell’estremo oriente”.

Nel frattempo il portavoce dello zar ha espresso dubbi sull’autenticità dei documenti analizzati e ribadito l’”eterna amicizia” tra Mosca e Pechino.

I test missilistici svolti a novembre dalla Federazione non lontano dal confine sino-russo sembrerebbero però lasciar intendere che l’amicizia proclamata dal Cremlino non sia un concetto da prendere sempre alla lettera.

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