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Addio "deriva ungherese". L’ossessione della sinistra svanita in una notte elettorale

Da Schlein ai grillini: "Roma come Budapest". Uno spauracchio propagandistico fin dal 2022

Addio "deriva ungherese". L’ossessione della sinistra svanita in una notte elettorale
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La «deriva ungherese» non era una deriva, insomma, o forse non era ungherese. È svanita in una notte l'ossessione propagandistica della sinistra. Svanita con le proiezioni elettorali, una telefonata del leader ungherese sconfitto e propenso a compiere quello che oggi appare un ordinato passo indietro. «Né un dettaglio, e neppure una cosa scontata» osserva con onestà intellettuale, merce rara, l'ormai ex ministro ulivista Arturo Parisi. E conviene che quella ungherese, dopo 16 anni di Viktor, era «illiberale ma tuttavia ancora democrazia. Altrimenti lo sconfitto avrebbe lasciato il Paese». Constatazione elementare.

Poteva infatti piacere o meno, il premier uscente. E non era un campione di liberalismo, probabilmente, ma neanche un dittatore.

Magari la deriva era iraniana, o cinese, o venezuelana ma di queste la sinistra non si è occupata, negli ultimi anni. Non ne ha parlato affatto.

La «deriva orbaniana» era la fissazione degli aspiranti «antifascisti» senza fascismo. Uno spettro strumentalmente agitato fin dall'autunno del 2022, quando Pd e compagni, dopo la batosta elettorale cercavano uno spauracchio da far balenare di fronte al loro elettorato, piuttosto svogliato in quella fase.

La «deriva orbaniana» era l'unità di misura dello spauracchio fascio-sovranista che il Pd prospettava - a dire il vero - già in campagna elettorale, con Enrico Letta. E da allora non l'ha mai mollato, questo spauracchio, con la sua riconosciuta capacità di mobilitare militanti, associazioni e «vip». «Quando parliamo di una deriva ungherese, intendiamo esattamente questo» ammoniva ancora due anni fa Elly Schlein, di fronte una «vicenda molto grave», una presunta «censura» dello scrittore Antonio Scurati. Eccola, dunque, la deriva. «Dal governo deriva orbaniana» strillava anche Francesco Boccia (foto a destra) per un proposito di «pura eversione» che si manifestava in non si sa bene quale vicenda, a Bari o sulla par condicio. «Deriva» anche per qualche renziano. E nemmeno + Europa con Benedetto Della Vedova si sottraeva al coro, figurarsi Riccardo Magi.

Poteva mancare Massimo Giannini (foto a sinistra)? E infatti due anni fa paventava anch'esso la «deriva», e ancora la paventa, riflettendone spesso in studi televisivi in cui si «confronta» con colleghi dello stessa opinione - e con scarso contraddittorio - sui pericoli che corre la democrazia italiana con l'odiata destra. E deriva» c'era anche per gli influencer.

Una deriva ha avuto il suo bel peso nella campagna del No un mese fa. Di «svolta autoritaria e illiberale» ha parlato anche ieri Giuseppe Conte, tanto da farsi rispondere dal profilo parodia di «Osho»: «Ma perché ce l'hai tanto con Orbàn che è putiniano e trumpiano come te?».

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