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I compagni senza memoria

Non c'è differenza fra quella piazza nel Minnesota e la nostra qui in Italia. Dove la sinistra scatena la violenza e cerca la reazione dello Stato

I compagni senza memoria
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Oggi sarebbe stato il giorno della Memoria, se la sinistra non l'avesse persa rincorrendo l'ossessione della Meloni e di Trump. Invece l'ha persa. L'ha persa di fronte all'Olocausto, nelle piazze rosse riempite di islamisti radicali, autonomi ed extraparlamentari dei centri sociali a dirci che Israele e gli ebrei sono i nuovi nazisti. A dirci che nelle scuole non si può ricordare la Shoah ma bisogna mandarci i pro Pal. E, per non farsi mancare niente, dare qualche cittadinanza onoraria in più a Francesca Albanese. L'ha persa perfino di fronte all'Iran dove un popolo di giovani, di donne, di gay e intellettuali muoiono sotto i colpi degli ayatollah che finanziano Hamas e utilizzano il dramma di Gaza per riscaldare le nostre piazze. L'ha persa di fronte al dramma di Minneapolis, perché l'ossessione per Trump l'ha accecata al punto da non riconoscere la realtà. Basti pensare che la ormai famigerata Ice ha sempre operato, osannata dal premio Nobel per la pace Barack Obama, impiegata da Joe Biden, nel silenzio della sinistra che, adesso che la Casa Bianca la ritira, ci racconta che il problema sarebbe Donald. Sono balle a cui non credono perfino loro. Che strumentalizzano quelle morti. E il motivo è semplice: non c'è differenza fra quella piazza nel Minnesota e la nostra qui in Italia.

Dove la sinistra scatena la violenza e cerca la reazione dello Stato. Per poi accusarlo, chiamarlo fascista, odiarlo. Ne sappiamo qualcosa. Noi che il giorno della Memoria lo celebriamo ancora. Perché non l'abbiamo mai davvero persa.

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