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Adesso Conte ci attacca ma non chiarisce. Il generale Mori punge il grillino Scarpinato

L'inventore del Ros: "Le azioni dell'ex toga di Palermo? Hanno già parlato quattro magistrati di Caltanissetta"

Adesso Conte ci attacca ma non chiarisce. Il generale Mori punge il grillino Scarpinato
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C'è gente che straparla e gente che non parla. Tra questi c'è Giuseppe Conte, il quale, attaccando i quotidiani del Gruppo Angelucci, dice: "Roberto Scarpinato è attaccato da tre giornali di destra, il cui proprietario è un parlamentare di maggioranza, è un dato oggettivo. Stanno facendo una campagna contro Scarpinato". Qui c'è del vero, anche se "attaccare" equivale a pubblicare carte inedite della Procura di Caltanissetta. Poi: "Queste intercettazioni sono lì da tempo, non c'è nulla di nuovo". Qui c'è del falso, praticamente tutto, perché alcuni stralci sono stati pubblicati per la prima volta dal Giornale del 16 aprile 2026 (ore 11:36) mentre altre dure parole su Scarpinato, sempre provenienti da Caltanissetta, sono uscite per la prima volta ieri su questo giornale. Ancora Conte: "Emerge che quando Scarpinato parlava con Natoli, che doveva essere audito dall'Antimafia, lo sollecitava a dire tutta la verità Scarpinato non invita Natoli a tacere un dato di realtà, o a dire una verità distorta, quindi non infamiamo Scarpinato". Anche qui non è esatto: molti quotidiani cartacei od online, non solo i tre "di destra", hanno scritto, e citiamo per esempio e a caso Open, che "la quasi totalità delle conversazioni" tra Natoli e Scarpinato riguardava "gli accordi presi dagli stessi circa l'attività da svolgere da parte di ciascuno di loro nell'ambito della commissione Antimafia", insomma "preparare l'attività". Punto. È reato? No, non almeno secondo Caltanissetta. È inopportuno? Questo sì, eccome. Senza contare le intercettazioni familiari di Natoli (non con Scarpinato, in questo caso) in cui il nome di Paolo Borsellino viene associato alla parola "coglione", mentre il figlio di Borsellino, Manfredi, "ha il vantaggio che suo padre è morto". Questioni di rinomanza professionale, cose sgradevoli. Ma concludiamo su Giuseppe Conte, che ha dimenticato che il suo senatore Scarpinato, secondo le carte di Caltanissetta, circa l'inchiesta Mafia-appalti (che mandò a morte Borsellino e Falcone) fece indagini "apparenti", mosse da "malcelata premura" di archiviare e che talune ricostruzioni sempre di Scarpinato sono state giudicate "inattendibili".

Poi c'è chi invece non parla, o quasi. Dopo aver spento il telefono per tutto il giorno, il generale Mario Mori ha fatto sapere al Giornale: "Le considerazioni sull'attività del senatore Scarpinato non le ho fatte io, bensì quattro magistrati della Procura di Caltanissetta". Appunto. L'ha detto dopo che un grillino della Commissione Antimafia aveva riferito che "la maggioranza, insieme al generale Mori, sta cercando di scrivere una verità di comodo, farlocca e semplicistica per spiegare la Strage di via D'Amelio, dando la colpa solo a un brutto giro di interessi sugli appalti". Non citiamo questo deputato per tenerezza: ignora che l'inchiesta Mafia-appalti del 1992 è già passata alla storia come concausa delle stragi di Capaci e via D'Amelio, e ignora, pure, che i Ros del generale Mori recapitarono il dossier Mafia-appalti a Giovanni Falcone quando Giorgia Meloni aveva solo 14 anni. Se i grillini ignorano, chiaro che Mori ignori loro. Il generale ha sempre fatto parlare le carte. Mario Mori fu processato nel 2005 con l'accusa aveva tardato nel perquisire il covo di Totò Riina che pure aveva contribuito a catturare. Morale: assolto. Poi fu processato per il mancato blitz di Mezzojuso col quale, secondo l'accusa, avrebbero potuto arrestare Bernardo Provenzano.

E chi fece capolino, anche lì? Roberto Scarpinato, che già allora provò a caricare il generale di un armamentario para-cospirativo: lo accusò da procuratore generale per storie di servizi segreti, carabinieri deviati, massoneria e destra eversiva, sullo sfondo le stragi del '92-'93 con Berlusconi e Dell'Utri a far da eterne comparse. Morale: Mori ancora assolto. Parlarono le carte. L'articolo è finito, la persecuzione no.

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