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"Anche Scalfaro nel '95 voleva questa riforma"

L'ex presidente del Consiglio Lamberto Dini voterà Sì. "Però non mi lasciò agire: Il tuo governo durerà poco"

"Anche Scalfaro nel '95 voleva questa riforma"
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Lamberto Dini oggi ha 95 anni. Almeno dalla fine degli anni 7'0 è stato un personaggio al vertice dello Stato. Prima come direttore di Bankitalia per quindici anni, poi come ministro del Tesoro e degli Esteri e come presidente del Consiglio, come deputato e senatore. Un uomo moderato, laico, piuttosto bipartisan. Ha fatto il ministro sia con Berlusconi che con D'Alema.

Presidente, per chi voterà al referendum?

"Voterò Sì con determinazione".

Perché?

"Il mio convincimento sulla necessità di una riforma del Csm e di una separazione delle carriere dei magistrati risale a molti anni fa".

È sempre stato a favore?

"Nella mia qualità di presidente del consiglio, nell'agosto del 1995, posi la questione al presidente della Repubblica Scalfaro. Gli spiegai perché. Lui mi rispose: Sì, bisogna rimettere mano a questa materia. Ma il tuo è un governo tecnico, probabilmente non di lunga durata, e quindi non è il caso che tu affronti una riforma così complessa. Nel frattempo, mi disse, potremmo pensare alla separazione delle funzioni".

Beh, la separazione delle funzioni si è fatta

"Si, fu fatta dalla Cartabia nel 2020. Cioè un quarto di secolo dopo quel colloquio".

Cosa dice a chi le chiede un consiglio sul voto?

"Senza entrare nelle tecnicalità della riforma, chiedo: Quanti sono i paesi democratici che non hanno la separazione delle carriere?. In Europa tutti ce l'hanno, al di fuori della Grecia".

La carriera unica è un'eredità del passato?

"Si, del partito fascista e del codice Rocco".

Quali sono i pregi di questa riforma?

"In primo luogo tende a eliminare le correnti. Il sistema delle nomine a sorte rende impossibile la spartizione politica".

Le correnti non sono una cosa positiva?

"No, le correnti sono state la causa di tanti problemi per tante persone...".

Cosa pensa lei dell'Associazione nazionale magistrati (Anm)?

"L'Anm è diventata un organo politico. Non è più un sindacato".

E questo è un danno per il sistema giustizia?

"Credo di sì. Credo che, ad esempio, questa sia una delle cause dei 30 processi subiti da Silvio Berlusconi".

Da innocente?

"Forse Berlusconi ha commesso qualche irregolarità. Ma trenta processi sono un vero e proprio accanimento".

Perché questo accanimento?

"Perché Berlusconi era una persona che stava cambiando il panorama politico italiano".

Lei di giustizia discusse solo con Scalfaro?

"Dopo la mia esperienza di premier ho avuto rapporti di cordialità con persone come Marcello Pera, Cesare Salvi, e tanti altri".

Qualcuno l'ha stupito?

"Sono sorpreso che Massimo D'Alema si sia dichiarato per il No. Ma ho notato che la persona che era più vicino a lui nella politica, che è Minniti, vota e per il Sì. E poi votano per il Sì tante altre personalità, come Barbera, Baldassarre, Manzella, Di Pietro, Pisapia...".

A che serve la separazione delle carriere?

"Ad allontanare definitivamente i procuratori e i giudici. I giudici devono stare lontani dai Pm. Non nella stanza accanto. Non devono essere amici, come succede adesso".

Il periodo di Tangentopoli ha insegnato qualcosa?

"Un giudizio su quella stagione tocca agli storici. Fu la stagione delle grandi accuse alla politica. Spazzò via tutto il sistema della Democrazia cristiana, e poi ci fu la vicenda di Craxi, sulla quale c'è molto da ripensare".

Lei ha conosciuto bene Craxi?

"Sì, e sono convinto che non fosse personalmente coinvolto in questioni di illegalità. Ci fu finanziamento illecito dei partiti? Certo, ma il finanziamento illecito è una cosa diversa dalla corruzione".

Ha visto che toni aspri in campagna elettorale?. Il procuratore Gratteri ha detto che votano per il Sì i mafiosi...

"Sì, c'è un clima esasperato. Gratteri è un procuratore. Grande rispetto, ma credo che abbia sbagliato a fare quella dichiarazione".

La sinistra sbaglia ad opporsi a questa riforma?

"Sì. Ne ha fatto una azione contro il governo. Credo che sia veramente un errore. La sinistra se fosse stata al governo avrebbe fatto la stessa riforma".

Molta gente dice che voterà contro la riforma per colpire il governo Meloni...

"Sì, dicono che se vince il No cade il governo. Ma perché dovrebbe cadere? È una stupidaggine".

Il non voto danneggia il fronte del Sì?

"Credo di si"

Che Italia sarà se vince il Sì?

"Ci sarà un rafforzamento dell'immagine del governo. Un punto a favore del governo aver realizzato una riforma costituzionale che tanti governi avrebbero voluto fare nel passato"

Le sarebbe piaciuto farla lei questa riforma, nel secolo scorso?

"Già. Ma gliel'ho detto, Scalfaro mi disse: tanto duri poco".

E lei come reagì?

"Riformai le pensioni, e credo che salvai l'Italia".

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